Infermiera madre di bimba con autismo: colleghi e amici mi feriscono!

Cristina: infermiera e mamma di una bimba con autismo
Cristina: infermiera e mamma di una bimba con autismo

Infermiera, madre, guerriera

Infermiera di terapia intensiva e madre di una splendida bimba affetta da autismo: c’è troppa ignoranza, colleghi e amici mi feriscono spesso!

Cristina: collega di terapia intensiva, madre di una splendida bimba di 4 anni.. ma anche guerriera: ogni giorno difende la dignità della figlia e del suo ruolo di madre dall’ignoranza dilagante. La sua vita purtroppo riceve colpi anche dalle persone vicine: amici, colleghi, conoscenti tutti contribuiscono a tentare di indebolire la sua forza, alimentata dall’amore verso una figlia meravigliosa e sorprendente. Ce lo racconta in questa intervista.

Cristina, cosa vuol dire essere mamma della piccola Barbara?

Significa un’infinità di cose: essere madre è qualcosa di indescrivibile. Ogni giorno impari a leggere il mondo secondo nuove regole e impari molto più di quanto insegni. 

Come cerchi di affrontare, ogni giorno, la malattia di tua figlia?

Quando senti per la prima volta la diagnosi di autismo ti crolla il mondo addosso e cominci ad avere paura. Paura per la piccola, ovviamente. La paura del “come riusciremo”? Come riusciremo a darle una vita bella?

Come riusciremo a proteggerla?

Come riusciremo a farle vivere quello che ogni bambino dovrebbe vivere?

Riuscire è molto complesso e sono determinanti molti elementi che ci circondano: la presenza positiva delle famiglie, la possibilità di approfondire e confrontarsi, il dialogo. Noi ce l’abbiamo messa tutta e per il momento posso dirmi soddisfatta tutto sommato. Anche se la paura del “come riusciremo” è presente e cresce a fasi alterne.

E nel tuo ruolo di donna e madre come ti trovi?

La bambina mi da tantissima forza e riesco a tenere una sorta di equilibrio che mi permette di non crollare mai veramente. Certo si piange e si hanno pensieri negativi ed emozioni stanche e vischiose. Personalmente mi aiuta molto parlare con altre madri come me, frequento dei gruppi facebook che per quanto non siano la bibbia, ti mettono in contatto con tante di quelle persone che qualcuna giusta la trovi. L’altro mese ci siamo ritrovate in cinque, tutte della mia città e provincia.

Quanto è difficile confrontarsi con le altre persone che circondano la tua vita?

Molto difficile e le ferite non si contano. Esiste un’ignoranza che si taglia a fette e nel tempo ho capito che questo comporta due tipi di momenti dolorosi: quelli diretti e quelli indiretti. Quelli diretti derivano dalle cattiverie dette per fare male. Nel mio reparto ad esempio, una collega si è permessa durante un acceso scambio di opinioni cliniche, che “nemmeno una figlia sono riuscita a fare”. Ovviamente siamo andate in direzione per questo. Quelli indiretti invece sono sottili e ti fanno male anche se all’inizio non capisci il motivo. Sono quelle frasi di imbarazzante circostanza che ti vengono rivolte. Del tipo “Ma tua figlia come sta? Ha possibilità di crescere per bene? Speriamo di sì piccola”. Frasi che tutto sommato nascono da un’ingenua ignoranza che si veste di reale interesse. Fanno male anche se vorrebbero essere gentili. 

Questo secondo tipo sono quelle più diffuse e oltre a ferirti ti fanno sentire isolata e incompresa dal mondo. Mio marito, uomo stupendo, affronta lo stesso con i suoi amici e colleghi e ne parliamo spesso.

Ringraziamo Cristina per l’intervista. Speriamo di diffondere un’ottica diversa di realtà, utile a farci fare la nostra piccola parte nella lotta all’ignoranza.

 

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