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Emergenza Coronavirus. L’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Rovigo scende in campo a sostegno del personale sanitario della Geriatria. Servono DPI, non si devono ripetere.

“I Dispositivi di protezione individuali devono essere una priorità oltre che quantitativamente e qualitativamente adeguati affinché una situazione come quella drammatica e inqualificabile riscontrata nel reparto di Geriatria dell’Ospedale di Rovigo non si ripeta mai più”.

Marco Contro, presidente OPI Rovigo.
Marco Contro, presidente OPI Rovigo.

Con questo messaggio chiaro, coinciso e diretto, l’Ordine delle Professioni Infermieristiche della provincia di Rovigo esprime la propria posizione circa il focolaio che ha recentemente colpito 26 pazienti, 10 infermieri e 8 operatori socio-sanitari creando non poca preoccupazione in tutta la cittadinanza e in tutta la professione.

“Da mesi ormai – spiega Marco Contro, Presidente dell’OPI – parliamo di questa grave carenza. Quanto accaduto nel Reparto di Geriatria dell’Azienda Ulss 5 Polesana dimostra e conferma che al personale deve essere garantito il diritto alla sicurezza. Giusto applaudire gli infermieri per il proprio impegno e la propria dedizione, ingiusto lasciarli in prima linea senza gli strumenti necessari a ridurre il rischio di contagio da COVID-19 o ammonendoli di usarli con parsimonia. Occorre comprendere che agire su un’efficace attività preventiva diviene essenziale, per arginare la diffusività del virus. Gli infermieri devono essere dotati delle protezioni adeguate. Parlare di parsimonia ora può avere conseguenze devastanti, in un contesto sanitario già duramente provato”.

“Come Ente che rappresenta circa 2mila iscritti – precisa nella nota l’OPI – esprimiamo tutta la nostra solidarietà e vicinanza ai tanti, troppi colleghi contagiati, agli operatori socio-sanitari, ai pazienti, a tutti i familiari interessati. Allo stesso tempo va il nostro totale sostegno al resto del personale fortunatamente non contagiato. Spesso ci si dimentica che dietro un singolo contagio da Coronavirus ci sono dei familiari a rischio con tutte le conseguenze che possono insorgere. E pure gli infermieri hanno dei propri cari che li aspettano a casa, ebbene sì. Il rischio zero non esiste. Lo sanno bene i tanti professionisti contagiati e lo sanno bene i colleghi che hanno lavorato negli ultimi giorni con responsabilità e senza indugi, in situazioni precarie di emergenza con i pazienti della Geriatria risparmiati dal contagio. Esistono strumenti però per ridurre il rischio”.

“Come in tutti i sistemi organizzati – conclude l’Ordine degli Infermieri – quando si presenta una criticità deve essere analizzato il problema che l’ha causata. Ci sono responsabilità che vanno chiarite a livello organizzativo. Domande a cui devono seguire delle risposte. Per esempio, perché mancavano i DPI adeguati prima e addirittura dopo la notifica delle positività? Come Ordine riteniamo encomiabile l’impegno professionale profuso da tutto il personale sanitario in prima linea in Geriatria. O meglio, l’unica linea”.