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Emergenza Coronavirus. Nelle Residenze Sanitarie Assistite sono morti oltre 7000 nonni e nonne. Con loro tanti Infermieri, OSS e altri operatori. Quella strage silenziosa che oggi fa gridare allo scandalo, di cui però tutti sapevano.

Dalla Lombardia all’Emilia Romagna, Passando per Piemonte, Sicilia, Campania, Toscana e Sardegna non si placano le polemiche relative alle stragi nelle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA), dove ad oggi risulterebbero deceduti oltre 7000 Pazienti. A questi vanno aggiunti miglia di contagiati e altri decessi e infezioni tra Infermieri, OSS e altre figure di supporto all’attività residenziale/assistenziale.

I casi più gravi si registrano ad oggi in Lombardia, in Piemonte, in Emilia Romagna, in Toscana e in Puglia, ma stanno emergendo storie sommerse che stanno facendo disperare i familiari, costituitisi in comitato organizzati per conoscere la verità. Inchieste sono parti un po’ in tutte le regioni, anche in Emilia Romagna, dove la politica sta soffocando l’informazione e nascondendo quello che sta accadendo in realtà in molte RSA, case di riposo, case residenziali per anziani e case protette.

Oltre 7000 nonni e nonne deceduti da febbraio ad oggi sono tanti, spesso i decessi non sono tutti correlati al Coronavirus, ma senza tamponi è difficile capire come siano trapassati a miglior vita e se le loro polmoniti fossero legate o meno al Covid-19.

“Lo stato dell’arte sull’emergenza Coronavirus in Italia ci racconta di persone con i sintomi che stanno riducendosi e una curva di positività decrescente a livello nazionale. L’adozione delle misure restrittive del lockdown in tutto il Paese ha consentito di limitare la circolazione in molte aree” – ha riferito ieri il presidente dell’Istituto superiore di Sanità, Silvio Brusaferro.

“La Lombardia – ha spiegato ad Askanews – resta la regione più colpita, ma anche qui la curva mostra un decremento”.

“C’è una forte reattività in tutto il Paese nell’andare a intercettare i focolai, adottando misure di contenimento della diffusione del virus”.

Qualcosa che diventerà fondamentale fare ancora di più nella fase due. Che comunque andrà affrontata con tutte le cautele. “Qualsiasi azione di apertura va fatta con grande cautela: lo scenario di capacità di intercettare rapidamente e monitorare spostamenti o crescite tempestivamente sono i due strumenti che ci dicono che rotta dobbiamo seguire”.

“La regola generale – ha ribadito Brusaferro – è il distanziamento, protezioni o barriere dove non si può garantire. Va ripensata la nostra organizzazione di vita, dai trasporti al lavoro, dalla fase commerciale alle attività quotidiana”.

Sulla nuova app per il tracciamento dei contagi, Brusaferro ha detto che “è uno strumento che velocizza o dà una mappa più completa, ma il contact tracing già avviene, ed è il punto chiave. Il contatto stretto, comunque, deve stare in isolamento”.

Inoltre, sul tema vacanze estive, l’ISS ha chiarito: “In questa fase è troppo presto per poter rispondere. Il rischio in alcune condizione è più legato alle attività che si fanno ma dobbiamo pensarci: abbiamo detto di fare un passo alla volta, vediamo se stiamo sulla strada giusta, poi cercheremo di capire. Pensiamoci, ma facciamo un passo alla volta”.

Infine, il direttore del Dipartimento di Malattie Cardiovascolari, endocrino-metaboliche e invecchiamento dell’Istituto superiore di Sanita, Graziano Onder, ha spiegato che dal primo febbraio al 15 aprile si sono contati “fra i 6000 e i 7000 decessi nelle strutture Rsa di ricovero per anziani. Di questi una minoranza, neanche un migliaio, presentavano un tampone positivo. Ma oltre il 40% del totale dei deceduti aveva sintomi influenzali riconducibili a sindromi influenzali o tampone positivo”.

Stragi silenziose per cui qualcuno dovrà rispondere. Si spera solo in processi rapidi e giusti e nel licenziamento di chi ha provocato direttamente o indirettamente (per manifesta incapacità) questi decessi.