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Le competenze degli Infermieri esperti e/o specialisti in Wound Care vanno al di là del semplice Master e del conoscere cos’è una lesione. Occorre saperle gestire e serve tanta esperienza e studio perenne, oltre che tanta passione.

Nell’ambito professionale essere competenti significa saper risolvere dei problemi, vale a dire avere la capacità di identificare lo scarto tra osservato e atteso di un fenomeno, pensare ad una strategia di soluzione, attuarla e valutarne i risultati.

La competenza è qualcosa di più della conoscenza. Essa include le abilità ragionative, le esperienze degli infermieri, le loro intuizioni, le loro capacità pratiche, oltre ovviamente alle conoscenze. Un infermiere bravo non è solo colui che sa, ma è colui che è competente, cioè che sa usare ciò che sa in modo conveniente al fine di raggiungere una buona performance, nell’interesse del paziente.

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Il concetto di competenza riguarda:

  • un sistema di comportamenti potenziali;
  • un mix integrato di risorse (conoscenze, abilità, tratti, motivazioni) dinamicamente combinate per l’esercizio di un’attività lavorativa.

Il “comportamento competente” viene determinato da cinque caratteristiche fondamentali:

  1. le conoscenze;
  2. le abilità personali (skill);
  3. l’immagine di sé;
  4. i tratti;
  5. le motivazioni.

La competenza è costituita quindi da un mix di elementi, alcuni dei quali hanno a che fare con la natura del lavoro e si possono quindi individuare analizzando i compiti e le attività svolte (es. conoscenze, tecniche operative); altri invece (es. motivazione, capacità di comunicazione, capacità di problem solving) hanno a che fare con le caratteristiche “personali” del soggetto-lavoratore e si possono individuare solo facendo ricorso ad un’analisi del comportamento lavorativo dell’individuo e delle sue modalità di “funzionamento”.

Si identificano tre tipologie di competenze:

  1. di base;
  2. tecnico-professionali;
  3. trasversali/avanzate.

Le competenze di base o competenze soglia (Laureato triennale) sono le competenze che costituiscono il fondamento di conoscenza e di capacità di un individuo, non solo per quanto riguarda l’accesso al mondo del lavoro, ma anche per lo sviluppo del proprio percorso individuale, la propria formazione generale. Costituiscono il campo da cui deve svilupparsi la flessibilità del singolo, la sua capacità di adattarsi alle mutazioni del mercato del lavoro, di rientrare in formazione al momento dovuto, di aspirare ad un miglioramento progressivo della sua collocazione sociale.

Le competenze tecnico-professionali sono l’insieme dei saperi specifici, delle tecniche operative e delle conoscenze procedurali relative a determinati ambiti lavorativi. Possono variare rapidamente nel tempo, e l’individuo deve essere in grado di acquisire progressivamente, in funzione delle proprie necessità, delle trasformazioni del mercato del lavoro e della propria collocazione al suo interno.

Le competenze trasversali ( avanzate) più complesse da definire perché nascono dall’intreccio con le altre competenze. Si delineano nel tempo e, costituiscono l’insieme delle capacità individuali di affrontare il compito, di diagnosticare una situazione, di risolvere un problema (problem solving), di comunicare, di prendere una decisione, di lavorare in gruppo.

Ne deriva che:

  • la competenza, pur stigmatizzando una professione, non è un concetto “operativo”, in quanto intrinseca all’individuo;
  • ciò che è visibile della competenza di un individuo sono le relative performance professionali, ad essa casualmente collegate;
  • i descrittori delle performance attese sono le attività professionali che diventano, quindi, l’interfaccia tra le competenze, le attese di ruolo e i comportamenti professionali;
  • le attività professionali, quindi, in quanto indicative della competenza e tipizzanti il comportamento atteso, rappresentano gli elementi oggettivamente utili ai fini di un percorso formativo post-base.

Nel corso degli anni gli infermieri si sono evoluti professionalmente.

La nuova realtà infermieristica è stata disegnata dalla Legge 42/1999, la quale disciplina l’autonomia e la responsabilità della professione infermieristica, e dalla Legge 251/2000, in cui viene attribuita alla dirigenza infermieristica a diretta responsabilità clinico-organizzativa e gestionale delle attività di assistenza infermieristica;

Il processo di cambiamento relativo alle professioni sanitarie era già iniziato con la legge 19 novembre 1990, n. 341“Riforma degli ordinamenti didattici universitari ”. L’art. 1 descrive i titoli che le università rilasciano: diploma universitario; diploma di laurea; diploma di specializzazione; dottorato di ricerca. L’art. 7 prevede, in prospettiva, la soppressione delle scuole dirette a fini speciali e/o la loro la trasformazione in corsi di diploma universitario. Il primo ordinamento di corso di diploma universitario è quello in Scienze infermieristiche, Coesistono tuttavia le tradizionali scuole per infermieri professionali, che operano in ambito regionale, rilasciando diplomi che conservano integro il loro valore abilitante ai fini dell’esercizio professionale.

Le scuole regionali sono una sorta di canale formativo parallelo a un corso di diploma universitario.

Gli ordinamenti delle altre professioni sanitarie sono riportati nel decreto del ministero dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica [MURST] 24 luglio 1996.

Il D.Lgs. n. 502/1992 e successive modificazioni sancisce il passaggio esclusivamente alla formazione universitaria. Tra il 1994 e il 1998 le Regioni stipulano i protocolli d’intesa con le Università, che diventano così l’unico canale di accesso per la formazione delle professioni sanitarie ausiliarie.

Il decreto MURST 3 novembre 1999, n. 509 “Regolamento recante norme concernenti l’autonomia didattica degli atenei”determina , fra l’altro, la tipologia dei titoli di studio rilasciati dalle università, ai sensi dell’articolo 17, comma 95°, della legge 15 maggio 1997, n. 127 e successive modificazioni e integrazioni.

In base all’art. 3 del D.M.n. 509/1999 le università rilasciano, al termine dei rispettivi corsi, titoli di primo e di secondo livello: laurea e laurea specialistica. Il corso di laurea ha l’obiettivo di fornire adeguata padronanza di metodi e contenuti scientifici generali, nonché acquisizione di specifiche conoscenze professionali. Il corso di laurea specialistica punta ad una formazione di livello avanzato per l’esercizio di attività di elevata qualificazione in ambiti specifici. Nascono così le lauree, cosiddette triennali, delle professioni sanitarie.

Il percorso della laurea specialistica prosegue con il decreto MURST del 2 aprile 2001, che definisce le competenze dei laureati specialisti, i quali possiedono «una formazione professionale avanzata per intervenire con elevate competenze nei processi assistenziali, gestionali, formativi e di ricerca» e «sono in grado di esprimere competenze avanzate di tipo assistenziale, organizzativo, gestionale, di ricerca in risposta ai problemi prioritari di salute della popolazione e ai problemi di qualità dei servizi».

Queste competenze sono il riconoscimento dell’evoluzione del processo di crescita del ruolo e delle funzioni delle professioni sanitarie maturato negli anni.

Nel 2003 il Consiglio universitario nazionale elabora uno schema di ordinamento didattico per le singole classi specialistiche anche delle professioni sanitarie per garantire uniformità nella formazione specialistica sul territorio nazionale.. Nell’anno accademico 2004/05, sono attivati i primi corsi di laurea specialistica delle scienze delle professioni sanitarie in varie università italiane. Il decreto MIUR 22 ottobre 2004, n. 270, art. 3, modifica la denominazione da corso di laurea specialistica in «corso di laurea magistrale» (comma 1°) e introduce una indicazione profondamente innovativa rispetto al decreto MURST del 2 aprile 2001, cioè che «il corso di laurea magistrale ha l’obiettivo di fornire allo studente una formazione di livello avanzato per l’esercizio di attività di elevata qualificazione in ambiti specifici» (comma 6°).

La legge 1 Febbraio 2006 n.43 impone a tutti gli infermieri l’ obbligo di iscrizione all’ albo. Vengono definite le professioni sanitarie come quelle professioni che in forza di un titolo abilitante rilasciato dallo Stato svolgono attività di prevenzione , assistenza, cura e riabilitazione.

Definisce l’ iter formativo , l’ aggiornamento professionale ,istituisce l’ ordine delle professioni sanitarie, la suddivisione dei professionisti in:

  • Professionista laureato;
  • Professionista specialista( con master);
  • Professionista coordinatore ( con master in coordinamento o management e tre anni come dipendente)
  • Professionista dirigente ( con laurea specialistica /magistrale e cinque anni come dipendente) e i requisiti minimi per i futuri coordinatori infermieristici.

L’assetto legislativo italiano attualmente ancora non riconosce , sia a livello professionale che contrattuale, la figura dell’ infermiere esperto o specialista clinico. Infatti contrariamente a ciò che già avviene in altri paesi come Londra, attualmente in Italia , per il professionista sanitario specialista che abbia concluso un percorso formativo di Master di I livello non è previsto un inquadramento professionale e contrattuale all’ interno dei contratti collettivi di sanità pubblica a privata del Sistema Sanitario Nazionale.

Il riconoscimento professionale e contrattuale delle competenze acquisite viene a quindi esplicitato solamente a carattere locale di ASL, Azienda Ospedaliera, struttura sanitaria accreditata o privata oppure a livello di libera professione sia in forma individuale che associata.

L’infermiere specialista in Wound Care è un professionista in possesso del Master Universitario di I livello per le funzioni specialistiche, che esercita una competenza specifica nell’area assistenziale clinica, nell’ambito della prevenzione e cura delle lesioni cutanee, oltre che nell’utilizzo delle medicazioni cosiddette “avanzate”; egli presta la propria opera nei settori assistenziali, organizzativi e gestionali per realizzare un’assistenza orientata al paziente e impegnata nello sviluppo delle strutture e delle tecnologie, agita con autonomia professionale, assumendosi la diretta responsabilità del processo di cura.

L’infermiere specialista nella cura delle ferite è responsabile di accertare i rischi e di valutare le lesioni difficili che non presentano segni di infezione generale, segni di ipoperfusione secondaria a patologia arteriosa e da segni di patologia venosa.

Il campo di azione di questa figura professionale prevede la cura delle lesioni:

  • da pressione;
  • diabetiche;
  • vascolari;
  • oncologiche (neoplastiche e iatrogene);
  • post-chirurgiche;
  • post-traumatiche.

L’infermiere specialista in Wound Care si occupa di:

  • effettuare una valutazione complessiva del rischio di sviluppo di lesioni cutanee nei pazienti, in tutte le situazioni clinico-assistenziali e a domicilio;
  • individuare ed elaborare gli strumenti infermieristici per la pianificazione assistenziale nel wound care;
  • individuare, selezionare e utilizzare gli strumenti e i dispositivi idonei per la prevenzione delle lesioni da pressione;
  • effettuare una valutazione delle diverse tipologie di lesioni cutanee croniche patologiche (lesioni da pressione, vascolari, diabetiche, da ustione, traumatiche e neoplastiche);
  • impostare il trattamento di lesioni cutanee croniche correlate nella situazione specifica, in collaborazione con le altre figure professionali componenti l’équipe;
  • eseguire il bendaggio compressivo degli arti inferiori previa misurazione dell’Indice ABPI (misurazione indice caviglia-braccio);
  • contribuire al miglioramento continuo della qualità assistenziale, attraverso l’utilizzo nella pratica clinica di conoscenze validate secondo i criteri dell’evidenza scientifica e la revisione periodica degli strumenti operativi in uso nelle Unità Operative;
  • fornire consulenza per la valutazione e il trattamento delle lesioni cutanee croniche;
  • partecipare ad attività di ricerca infermieristica nella situazione specifica;
  • realizzare attività di tutorato clinico nei confronti di studenti o di altri operatori in formazione;
  • conoscere e progettare forme di attività professionale innovative nell’ambito del Wound Care;
  • conoscere i principi dell’Evidence Based Nursing e sviluppare la capacità di utilizzare la metodologia della ricerca nell’ambito specifico.

Nell’ASL di Taranto purtroppo, nonostante sia presente l’ambulatorio di wound care , il professionista autonomo e competente non viene riconosciuto come tale, in questo modo la professionalità del personale non viene sfruttata in maniera adeguata a svantaggio dei cittadini.

Si spera che molto presto venga riconosciuta a livello Nazionale l’ importanza della professionalità e della competenza del personale infermieristico in quanto tale professionista ha saputo dimostrare come per l’ emergenza covid 19 di essere stato capace di gestire una situazione “più grande”di lui mettendo da parte la propria famiglia e mettendo a rischio il proprio stato di salute.

Leggi anche:

Wound Care. “Quella piaga di lesione”. Ecco l’e-book di Ivan Santoro sulle lesioni cutanee.

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