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Coronavirus: ospite RSA ha contratto il virus nel Pronto Soccorso per poi essere rimandato in struttura a contagiare tutti. Infermiera racconta la scomoda verità.

Coronavirus: la strage nelle RSA non è casuale ma è frutto di dinamiche inappropriate organizzate dal Sistema Sanitario stesso.

Mentre in alcune illuminate realtà si è provveduto a organizzare spazi e periodi di quarantena per gli ospiti che erano stati fuori dal contesto residenziale, la maggior parte delle organizzazioni non ci ha pensato proprio.

Barbara è infermiera in una delle RSA nell’hinterland milanese che sono diventate famose per essere focolai infettivi.

“Il paziente zero della nostra struttura ha iniziato i sintomi dopo circa 6 ore dal ritorno dal Pronto Soccorso dove era stato inviato per una caduta. A catena si sono ammalati tutti: sia i vicini di stanza che il personale in turno al suo rientro. Anche il figlio ha manifestato forma leggera ed è positivo al tampone. Adesso siamo a circa venti positivi tra il personale mentre tra gli ospiti sono una quarantina, con già quattro deceduti. Di cui il nostro paziente zero” la storia che racconta Barbara ha qualcosa di più di una catena di semplici coincidenze. Sembra proprio una catena di contagio come conferma lei.

“Ci si voglia credere o no, io c’ero e spero apriranno un’indagine. Abbiamo una collega intubata, madre di due ragazzi che vanno alle medie e superiori. L’ospite della stanza 7 è stato il primo e indovinate chi ha iniziato a star male? Quelli della 5, della 6 e della 2. La 2 è la stanza di fronte. Per ultimi quelli del corridoio al piano di sopra”.

Non sembra l’unica realtà di coincidenze così meticolose. Le storie di altre RSA dove i pazienti sono usciti per esami, visite o brevissimi accessi al PS e poi tornati positivi sono diverse.

Ma erano eventi ampiamente prevedibili: come è stato possibile che nessuno abbia organizzato uno spazio utile alla quarantena al momento del ritorno in struttura?