Pubblicità

Riforma 118 Toscana: si poteva fare qualcosa di più? La nuova legge appena approvata in Consiglio Regionale risponde davvero alle esigenze di Salute dei cittadini?

Intervista al presidente della Società Italiana Infermieri di Emergenza Territoriale (SIIET), Roberto Romano. Sul tavolo la nuova legge appena approvata che va a ritoccare, più che riformare, il sistema 118 toscana.

La riforma della 25/2001 era nell’aria da qualche tempo e, a detto di alcuni, ormai non più procrastinabile. Quale sono a suo avviso i punti ormai superati?

La riforma era nell’aria da anni e, per la verità, sembrava quasi che mancasse il coraggio di portarla a termine. Era senz’altro necessario un riordino, anche se anche questo testo presenta inevitabilmente luci ed ombre.

Preoccupano, ad esempio, i richiami all’utilizzo di regolamenti per la gestione dell’attività formativa per soccorritori e formatori, così come per le dotazioni dei mezzi e per la guida degli stessi.

I regolamenti si scrivono rapidamente, a volte fin troppo rapidamente, e nel testo non è specificato chi li debba scrivere e cosa si voglia ottenere.

Il regolamento è un atto tecnico ma questi ambiti dovrebbero tenere conto anche di altri aspetti, meno tecnici e più politici.

Ottima la presenza di un rappresentante dell’area infermieristica nel nucleo tecnico permanente.

Non sarebbe stato male vedere una rappresentanza anche nella commissione di vigilanza, dato che questa tocca con mano le dotazioni che gli infermieri utilizzano ogni giorno.

La nuova legge, appena approvata, quali novità porta?

La Legge nasce essenzialmente per regolamentare l’attività del terzo settore nell’area del trasporto ordinario e di emergenza.

Guardandola dal punto di vista di un operatore professionista sanitario del 118 colpisce la riduzione, nella composizione minima di legge, di una unità formata al secondo livello per gli equipaggi dei mezzi ALS.

Questo rischia di portare a conseguenze operative negative, con un ricorso maggiore all’utilizzo contemporaneo di più mezzi delle stesso livello assistenziale sullo stesso evento, con le ovvie perdite di tempo del caso e con un aumento dei costi che sarà da quantificare.

A volte nel soccorso servono braccia e diminuirle non è necessariamente una buona idea, specie se si vuole garantire la sicurezza di pazienti ed operatori.

Interessante anche, nell’articolo 5, il fatto che si metta nero su bianco che il personale infermieristico possa essere solo dipendente USL.

Questo auspicabilmente chiude all’inopportuna acquisizione, in questo specifico setting, di personale da enti terzi per i quali sarebbe complesso certificare una formazione standardizzata che, invece, è alla base dell’agire in sicurezza.

Nello stesso articolo, però, si sancisce come le USL possano integrare con mezzi propri il sistema di trasporto sanitario regionale. Il pubblico che integra il terzo settore. Questo dovrebbe far riflettere qualcuno….

Molti professionisti e soccorritori ritengono il sistema 118 toscano ancora lontano dalle necessità sanitarie che il mondo odierno, nella sua complessità, esprime. Quali sono a suo avviso i ponti cocenti necessari?

Coloro hanno senz’altro ragione.

Il sistema è fermo al palo da troppi anni, alla mercé di lotte di potere che servono, a volte anche poco, solo a chi le porta avanti.

Sarebbe opportuno che ci si chiedesse cosa ne è stato, ad esempio, di quanto sancito dalla DR.544/2014 in materia di riduzione, a tre, una per area vasta, delle centrali operative 118.

Siamo ancora ben lontani da quel traguardo, sempre che lo si voglia conseguire, e nel frattempo, senza aver dato ancora un assetto definitivo, si sta implementando il sistema 112.

La difformità è ancora presente in maniera importante tra aree vaste e, in molti casi, all’interno delle stesse.

Per quanto riguarda gli infermieri, in maniera non dissimile da altre parti del Paese, si assiste ad un impiego della figura in maniera difforme, senza una reale programmazione e, spesso, a sostituzione di altre figure invece che a giusta integrazione in un sistema di rete.

Gli infermieri nelle centrali operative, sempre più svuotate del ruolo fondamentale di filtro e supporto e sempre più inserite in un vortice di medicina difensiva.

I colleghi di territorio, che si muovono spesso su procedure mal scritte e hanno bisogno, adesso più che mai, di una chiara definizione del loro ruolo nel sistema.

Di queste norme c’è bisogno e lavoreremo, in Toscana come nelle altre regioni, affinché si scriva quello che è necessario.

Nel frattempo sarebbe auspicabile che gli infermieri venissero resi parte maggiormente attiva in tutti gli organismi del sistema previsti dalla Legge e che vi fosse una maggiore condivisione, preventiva, per quello che riguarda i regolamenti che verranno posti in essere.

Grazie a Roberto Romano per la gentile concessione.