Infermieri e Scompenso Cardiaco: come gestirlo a domicilio?

L'Infermiere è in grado di gestire autonomamente un paziente con Scompenso Cardiaco?

E’ questa una delle fasi più delicate dell’assistenza infermieristica.

In questo servizio parleremo dello Scompenso Cardiaco e di cosa fare per non aggravare le condizioni cliniche di chi ne soffre. L’Infermiere in questo caso è un valido aiuto e diventa protagonista assoluto di un processo formativo/informativo basato sul sapere e sull’esperienza scientifico-assistenziale.

Le patologie cardio-vascolari sono la principale causa di decessi nel mondo e spesso ci si accorge del cuore malato solo dopo la dipartita del malcapitato o della malcapitata di turno. Per questo occorre prevenire, accedere alle visite specialistiche in maniera periodica, seguire una vita sana e senza eccessi, gestire in maniera corretta la malattia a domicilio e affidarsi al Medico e all’Infermiere specializzato e competente in materia.

Questo articolo, nello specifico, ha lo scopo di fornire alle persone affette da Scompenso Cardiaco, ai loro familiari/assistenti personali e perché no ai colleghi Infermieri che masticano poco la materia, informazioni utili a migliorare la conoscenza, la comprensione del problema e successivamente la gestione della malattia e, come conseguenza di ciò, della qualità di vita.

Assistere un paziente che viene a trovarsi all’improvviso in condizione di disabilità e di dipendenza può farci sentire impreparati e non adeguati allo scopo.

All’interno della famiglia è dunque fondamentale individuare una o più persone che si faranno carico del malato e che diventeranno “Caregiver” (colui che presta le cure). Il Caregiver si assume in modo principale il compito di curare e assistere il paziente. Esso può essere individuato tra i familiari, ma, come spesso accade, da persone esterne (spesso straniere).

Come formare correttamente un Caregiver?

Le nozioni che l’Infermiere fornisce al Caregiver (parente o assistente personale) possono essere tante e devono per forza essere focalizzate sul singolo paziente. Per cui nel servizio parleremo del ruolo dell’Infermiere in qualità di educatore.

Il Professionista della Salute (e nel nostro caso l’Infermiere Specializzato o Esperto in ambito cardiologico, l’Infermiere di Famiglia e l’Infermiere Libero Professionista che lavora a domicilio) deve:

  1. accompagnare il Caregiver per mano lungo un percorso di conoscenza teorico-pratica della patologia e dell’assistenza ad essa correlata;
  2. approfondire con lui i concetti poco chiari, ma che spesso posso fare la differenza di fronte ad episodi di emergenza/urgenza.

A tal proposito ci siamo fatti aiutare dalla “Guida per le persone affetta da Scompenso Cardiaco e per coloro che se ne prendono cura”, realizzata qualche anno fa e curata da una nota Azienda sanitaria veneta (attuale ULSS n. 6 Euganea).

Che cos’è uno Scompenso Cardiaco?

Lo Scompenso Cardiaco, conosciuto anche come Insufficienza Cardiaca, si ha quando il cuore non è più in grado di pompare sangue in misura sufficiente per svuotarsi e non riesce ad immettere sangue in tutto il corpo, così come faceva prima della malattia.

Una minore quantità di sangue che circola nell’organismo comporta una minore disponibilità di ossigeno per i vari organi (che di fatto non svolgono più adeguatamente la loro funzione) e la comparsa di segni e sintomi tipici:

  1. difficoltà a respirare (compromissione degli scambi gassosi);
  2. affaticamento (alterazione della motilità e dello stile di vita);
  3. gonfiore arti inferiori (edemi declivi);
  4. altri segni e sintomi specifici (deve valutarli il Medico Cardiologo).

Come si manifesta lo Scompenso Cardiaco?

A causa dell’incapacità del cuore di pompare quantità adeguate di sangue e di irrorare così gli organi, tra cui reni e cervello, possono manifestarsi diversi sintomi.

Ricordiamo tra tutti:

  1. difficoltà respiratorie (fiato corto, fame d’aria); ciò accade dopo uno sforzo fisico o in posizione supina, magari quando si dorme;
  2. edemi lungo caviglie, piedi e gambe;
  3. aumento di peso corporeo per ritenzione idrica;
  4. sonno disturbato per compromissione degli scambi gassosi;
  5. gonfiore o dolore addominale;
  6. perdita di appetito;
  7. tosse con espettorato “schiumoso” o catarro;
  8. aumento della minzione notturna;
  9. senso di confusione mentale;
  10. perdite di memoria.

Nelle fasi più avanzate della patologia i sintomi peggiorano in maniera progressiva per frequenza ed intensità. Si può avvertire difficoltà nel respirare anche dopo semplici azioni fisiche (vestirsi, salire e scendere le scale, allacciarsi le scarpe, muoversi di casa, fare la pasta in casa, portare buste della spesa, ecc.).

La dispnea è segno di congestione e di accumulo di liquidi nel polmone o nei polmoni. Un eccessivo e rapido accumulo di liquidi polmonari può portare ad una condizione molto pericolosa: l’edema polmonare acuto. In questi casi occorre intervenire con estrema emergenza!

Quali sono le cause dello Scompenso Cardiaco?

Lo Scompenso Cardiaco è spesso l’evoluzione finale comune a molte patologie. A cosa può essere dovuto?

Tra le altre cause:

  1. malattia coronarica (infarto del miocardio);
  2. pressione arteriosa elevata (ipertensione);
  3. valvole cardiache mal funzionanti;
  4. cardiopatie congenite (di natura genetica e spesso presenti fin dalla nascita);
  5. cardiomiopatia (cuore ingrossato);
  6. endocardite (infezione/infiammazione del cuore);
  7. miocardite (infezione del miocardio);
  8. diabete;
  9. alterazione del ritmo cardiaco (aritmie).

Come si arriva alla diagnosi di Scompenso Cardiaco?

La diagnosi è sempre di natura medica. Solo il medico specialista è in grado di stabilire se esista una condizione di Scompenso Cardiaco e a quale stadio si trovi (lieve, moderato, grave, gravissimo). A tale scopo l’esperto cardiologo analizzerà l’anamnesi familiare e lo stile di vita dell’assistito.

Nella sua “Indagine Conoscitiva” il medico prenderà in considerazione anche le affezioni passate e presenti.

Durante il cosiddetto “Esame Obiettivo” lo specialista valuterà ovviamente cuore, polmoni, addome e gambe del paziente per verificare l’eventuale presenza di segni della patologia.

Per escludere o confermare una diagnosi di Scompenso Cardiaco il medico potrà prescrivere uno o più esami diagnostici, tra cui:

  1. eco-cardiogramma;
  2. elettrocardiogramma o ECG;
  3. radiografia toracica (RX torace);
  4. esame da sforzo (in appositi ambulatori attrezzati allo scopo);
  5. cateterismo cardiaco (indagine più invasiva).

Se gli studi condotti daranno conferma di Scompenso Cardiaco il medico potrà, inoltre, decidere di monitorare la frazione di eiezione, ovvero la percentuale di sangue che il cuore pompa in circolo a ogni battito. Tale valore è un indicatore fondamentale della salute del cuore e viene spesso utilizzato per stabilire se l’organo cardiaco funziona o meno in maniera adeguata. Lo Scompenso Cardiaco è una malattia cronica che non si risolve mai completamente e che può ritornare anche in maniera repentina, nonostante la perfetta adesione del paziente alle cure.

E’ tuttavia una condizione che può essere stabilizzata e curata, specie se affrontata per tempo, in modo da evitare le fasi di crisi che possono comparire anche a seguito di problemi non strettamente correlati a cardiopatie:

  1. febbre;
  2. influenza;
  3. abuso di alcool e droghe;
  4. uso eccessivo di anti-infiammatori o di analgesici senza controllo medico;
  5. altre cause, anche di non nota etiologia.

Per ridurre i sintomi della patologia ed evitare la riacutizzazione della malattia, spesso causa di ricovero in struttura ospedaliera è prioritario:

  1. assumere correttamente i farmaci (secondo prescrizione medica, mai pensare che siano troppi e che non vanno assunti, occorre fidarsi degli esperti);
  2. correggere l’alimentazione (per esempio il sale in eccesso può provocare o peggiorare l’ipertensione, per cui non salare i cibi, idratarsi con almeno 1,5-2 litri di acqua, usare cibi freschi e non con conservati, evitare spuntini salati, ridurre i grassi, evitare i formaggi stagionati e gli insaccati, evitare il fritto, ecc.);
  3. smettere di fumare (è obbligatorio se si vuole intraprendere un processo serio di guarigione o di mantenimento dello status quo; il fumo indurisce le pareti delle arterie, aumenta la frequenza cardiaca e danneggia l’apparato respiratorio);
  4. controllare costantemente il peso e ad orari sempre uguali (è importantissimo: tutti i giorni lo si deve fare, di mattina, con la stessa bilancia e con gli stessi abiti; l’improvviso aumento di peso di 1,5-2 Kg in 2 o 3 giorni è indice di ritenzione di liquidi e di malfunzionamento della pompa cardiaca);
  5. controllare la pressione arteriosa (la PA e la frequenza cardiaca sono molto importanti e ci danno una esatta indicazione sul corretto funzionamento del cuore; meglio annotare i dati quotidianamente su un quaderno, un diario o un diario elettronico).

Impianto dispositivo cardiaco di risincronizzazione

Per i più sfortunati, ovvero per coloro che non rispondono alla terapia medica e alle indicazioni terapeutiche dell’Infermiere, vi è la possibilità di seguire la strada chirurgica attraverso l’impianto di un dispositivo cardiaco. Si tratta di un Risincronizzatore Cardiaco (CRT), già validato e ampiamente testato con esiti decisamente positivi. Il CRT riesce ad inviare piccoli impulsi elettrici ai ventricoli del cuore (le camere inferiori dell’organo) capaci di migliorare la gittata cardiaca. Il battito torna a risincronizzarsi.

L’intervento chirurgico potrebbe aiutare a ridurre o ad eliminare lo Scompenso Cardiaco?

Se lo Scompenso Cardiaco è direttamente collegato ad una disfunzione valvolare medio-grave non resta che seguire la strada medico-chirurgica.

In questo caso si può:

  1. riparare la valvola cardiaca mal funzionante (mitralica, tricuspide);
  2. sostituire la valvola difettosa.

Quando mettersi in allarme e allertare il 118 o il 112?

Chi soffre di Scompenso Cardiaco deve salvaguardarsi o essere salvaguardato dal precipitare irreparabili della patologia e da eventi avversi che potrebbero portare anche all’estrema dipartita terrena dell’assistito.

Per cui:

  1. attenzione al Dolore Toracico persistente (al centro del vostro torace, come se vi avessero dato un violento pugno);
  2. grave e persistente Mancanza di Respiro (fame d’aria, senso di soff.VVocamento);
  3. Svenimento (sincope cardiaca).

Se compaiono una o più di una condizione appena descritta allertare immediatamente il Servizio 118 (o il 112 per le Regioni Italiane dove il servizio è presente).

E se hai ancora dei dubbi su quanto appena letto puoi contattare direttamente il Tuo Infermiere di Famiglia!

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Bibliografia e Sitografia:

– Lynda Juall Carpenito, Diagnosi Infermieristiche – Applicazione alla pratica clinica, seconda edizione, Casa Editrice Ambrosiana, Milano, 2005;

– Derek J. Rowlands, Interpretazione dell’elettrocardiogramma – Alterazione del ritmo – Terza parte, ICI Pharma;

 AA.VV.,Guida per le persone affetta da Scompenso Cardiaco e per coloro che se ne prendono cura – Azienda sanitaria veneta (attuale ULSS n. 6 Euganea);

Infermiere di Famiglia – La rete nazionale di Infermieri Liberi Professionisti che arriva direttamente a casa tua!

GITIC – Gruppo Italiano Infermieri di Cardiologia.

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