Nurse24 | Una Infermiera: non sono una straniera finché non sanno il mio nome.

? Leggi ? Nurse24 | Una infermiera si sfoga; “Non sono una straniera, finché non sanno il mio nome”.

Non scrivo come mi chiamo per una questione di privacy, data la particolarità del nome sarei subito rintracciabile, ma vi posso dire che sono una ragazza “straniera”, se cosi mi si vuol definire.
Sono emigrata da piccola in italia, ho fatto qui il mio percorso di studi, laureandomi con ottimi voti in uno degli atenei più prestigiosi. Ma questo non basta per essere accettata come una “italiana”.

Sono una giovane infermiera, faccio questo lavoro non solo per necessità, ma anche perché per me è una passione.

Vorrei innanzitutto specificare che per me l assistenza va oltre alla singola prestazione infermieristica, l assistenza è corredata anche di gesti, attenzioni, gentilezza o semplicemente sorrisi, che fanno sì che il paziente sia più compliante e che il suo percorso all’interno della realtà ospedaliera sia allietato.

È questo mio approccio verso il paziente che mi fa avere la loro gratitudine, il loro ringraziamento e la corrispondenza di gentilezza… fino a che non arriva quella domanda. Fino a che, non riuscendo a leggere il mio cartellino identificativo, mi chiedono il mio nome. Quello rappresenta spesso il punto di rottura, sono consapevole che da quel momento in poi il nostro rapporto non sarà più lo stesso. Appena pronuncio il mio nome, lo sguardo cambia, si interessano alle origini del mio nome e appena scoprono la mia nazionalità tutto cambia. La fiducia non è più la stessa, la voce cambia tono, le richieste cambiano formulazione. Non vengono mai dette parole dirette ma sempre si nota che quel cambiamento è dovuta all apprendere le mie origini.

Non basta un percorso eccellente di studi fatto in italia e l esperienza lavorativa, no!

Spesso mi chiedono anche se la laurea l ho presa nel mio paese, svalutandola, come se ci fosse qualcosa di male. A volte pensano e mi trattano come se fossi una badante più che un infermiera, svalutando la mia figura e la mia professionalità.

Il rapporto instaurato fino a quel momento decade, si frantuma in un attimo. Ogni cosa lascia spazio al pregiudizio. Un segno da portare addosso. Un etichetta.

Scusate il mio sfogo, ma sento la necessità di denunciare questa realtà da me vissuta, per dare del conforto e sostenere chi come me ogni giorno si trova ad affrontare, non solo i problemi lavorativi, ma anche i pregiudizi e per sensibilizzare chi ha questi comportamenti, facendogli capire come ci si sente dall’altra parte della barriera.

La straniera

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