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Maria, Infermiera: “quando mi hanno mandata in reparto Covid ho deciso di licenziarmi, non ne posso più; avevo chiesto un periodo di aspettativa, dopo la lunga esperienza in Rianimazione con Pazienti affetti da Coronavirus”.

Oggi raccogliamo e raccontiamo la storia di Maria (nome di fantasia), Infermiera di 44 anni che si è licenziata dopo essere stata spedita in reparto Covid. Un ordine di servizio le imponeva di presentarsi l’indomani mattina dalla Coordinatrice Infermieristica della Medicina e di prendere servizio nell’area riservata ai Pazienti con Coronavirus. Lei non ha retto e ha deciso di andar via sbattendo la porta.

Maria, in chiaro burnout da stress lavorativo, ci ha contattati via mail raccontandoci la sua vicenda e pregandoci solo di tener nascosta la sua vera identità.

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Lei lavora nel Milanese e ha vissuto tutta la prima fase della Pandemia da Coronavirus in una Terapia Intensiva, a stresso contatto con il Covid. Tra le sue mani sono morti decine di assistiti. Sono gli ammalati della prima ora, quelli su cui non si sapeva bene come intervenire e si andava a tentativi.

“Sono chiaramente in burnout, ho chiesto anche di andare in aspettativa non retribuita per qualche tempo, ma l’azienda per cui lavoro non mi ha mai risposto, rinviato alle calende greche quello che avrebbe potuto decidere subito e non ha ancora fatto – ci spiega Maria – ora non è possibile andare oltre. Quando ho ricevuta, per giunta tramite WhatsApp, l’ordine di servizio che mi intimava di presentarmi in quel reparto con Pazienti Covid mi sono ribellata, sono andata in Direzione ad urlare e mi sono licenziata subito dopo. Non mi interessa di lasciare un indeterminato nel pubblico, mi interessa solo non impazzire. Quei morti, quegli occhi tristi, quelle mani senza forze di coloro che stavano morendo di Coronavirus mi hanno segnata per sempre. Non potrò mai dimenticare. Alle dirigenze però non interessa il benessere psico-fisico degli Infermieri e degli altri Professionisti della Salute, interessano i numeri e avere personale da spremere al lavoro”.

Quello del burnout da lavoro è una piaga che in Italia viene spesso sottovalutata, come pure continua ad essere ignorato lo stress lavoro-correlato, che spesso porta ad episodi come quello oggi raccontatovi, ma che può portare anche a gesti estremi, come quello che ha condotto al suicidio di un collega a Rimini qualche giorno fa.

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A Maria non possiamo offrirle altro che la nostra vicinanza e la nostra considerazione. Ai suoi dirigenti diciamo di respingere le dimissioni e di trovare una soluzione che possa mitigare lo stress e portare questa collega ad affrontare in modo differente la sua vita e la sua professione.

Speriamo bene.

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