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Antonio De Palma (presidente sindacato Nursing Up): “stop ai Concorsi-farsa in sanità, aumenti di stipendi e contratto unico autonomo; le cose devono cambiare anche per gli OSS, le Ostetriche e le Professioni Sanitarie”.

Continuano le interviste di AssoCareNews.it ai presidenti, ai dirigenti e ai segretari dei principali sindacati italiani. Dopo Michelangelo Librandi (Uil Fpl), Paolo Palmarini (Uil Fpl Emilia Romagna), Mimma Sternativo (FIALS Milano) e Adamo Bonazzi (FSI Usae), ora è la volta di Antonio De Palma, presidente del sindacato infermieristico Nursing Up.

Vediamo come e cosa ha risposto alle nostre domande.

Di recente il nostro quotidiano ha lanciato la proposta di bloccare tutti i concorsi pubblici in sanità e di passare a metodi più moderni ed affidabili di selezione del personale, così come avviene in altre realtà d’Europa e del mondo. Rispetto a questa proposta come si pone il suo sindacato?

Si tratta di un punto dolente della pubblica amministrazione italiana, che è stato spesso oggetto di nostre riflessioni. Come organizzazione sindacale abbiamo più volte stigmatizzato la farraginosità e la scarsa efficacia delle procedure concorsuali attualmente in vigore nel nostro Paese, legate a modelli anacronistici e disfunzionali per la pubblica amministrazione. Ci sono invece modelli come quello britannico dello “Job Interview”, procedura elastica ed efficace valida anche per gli enti pubblici, che una volta ottimizzata rispetto alle esigenze del sistema italiano ed a quelle di legge, consentirebbe di evitare le problematiche burocratiche in cui siamo ingabbiati, snellendo notevolmente i tempi di assunzione . Un modello che consentirebbe anche di offrire risposte tempestive in particolari contesti temporali, per quanto riguarda quindi la carenza di personale in specifici frangenti o circostanze, ivi compreso il caso attuale del Covid, in cui non ci possiamo permettere di perdere tempo prezioso, avendo l’esigenza di poter disporre di personale qualificato in ogni territorio per far fronte alla precaria situazione pandemica in corso.

Dopo il rinvio del mega-Concorso per Infermieri in Puglia sono in forse anche altre selezioni. Il pericolo di assembramento e di contagio è spesso troppo elevato e i Governatori regionali non se la sentono di rischiare e far rischiare i professionisti. Da oggi è anche in vigore il Nuovo DPCM del premier Conte che sconsiglia gli spostamenti e che fa da preludio ad un nuovo possibile lock-down. Le sembra esagerata la scelta di Michele Emiliano?

La questione è direttamente collegata a quella precedente. In frangenti particolari come questo, in cui il pericolo di assembramento mette a rischio la consueta procedura di svolgimento di un mega concorso, pensiamo a una prova scritta e all’impossibilità di contenere in un’unico ambiente tanti aspiranti senza esporli al contagio, occorre naturalmente trovare strade alternative ed efficaci ma non bloccare le indispensabili assunzioni . Insomma bisogna adattare alel circostanze anche il modello concorsuale, intervenendo con norme innovative da applicare subito , prendendosi poi il tempo di “aggiustare il tiro” andando avanti . Pensiamo alla possibilità di colloqui con i candidati attraverso i più moderni strumenti telematici, atti a garantire la certezza della preparazione dell’interlocutore che chiede di essere assunto e a fornire tutte le garanzie di legge per ottenere risultati idonei. Già gli esami universitari a distanza ci stanno dimostrando che tutto questo è possibile, le preclusioni sugli esami a distanza sono state superate, e allora perché non attuarlo anche per i concorsi della sanità pubblica senza per questo dover bloccare la macchina delle assunzioni ? La problematica quindi anche per la Puglia potrebbe essere superata consentendo alle pubbliche amministrazioni in un frangente così delicato di dotarsi del personale necessario ad affrontare l’emergenza. In via transitoria quindi si potrebbe pensare a selezioni in modalità telematica che possono essere svolte fornendo ogni più ampia garanzia e che ci permetterebbero di non bloccare la macchina concorsuale.

Migliaia di Medici, Infermieri, OSS e Professionisti Sanitari provenienti dal Sud vogliono tornare a casa attraverso il comando o le mobilità, ma le aziende, con la scusa del Covid, bloccano di fatto i trasferimenti in entrata e in uscita. Come si potrebbe risolvere a suo avviso questa “impasse”?

Bloccare la mobilità di professionisti della sanità che operano in aziende di regioni diverse, adducendo le motivazioni della pandemia da Covid, è a nostro avviso, come sindacato, una azione che cela una ben diversa volontà delle aziende sanitarie, e cioè quella di mantenere il più possibile integra la propria forza lavoro. Da tempo come organizzazione sindacale mettiamo in evidenza che debbono essere eliminati i vincoli contrattuali che precludono possibilità di trasferimento in carenza dell’assenso della asl di provenienza. Si tratta di una limitazione enorme, che alla fine assoggetta il trasferimento unicamente alla, peraltro scontata, discrezionalità della Azienda sanitaria cedente. Stiamo parlando di una limitazione notevole che stronca sul nascere occasioni di lavoro che possono essere decisive nella carriera del professionista, oltre che privare quel determinato territorio ( quello di destinazione) di una figura che potrebbe apportare benefici notevoli: anche se si trattasse di un solo posto vacante, la presenza di un medico o di un infermiere qualificato rappresentano sempre un vantaggio per la comunità dei pazienti a cui tutti dobbiamo guardare come obiettivo primario, senza farci ingabbiare in quella burocrazia che non fa altro che rallentare la qualità del servizio sanitario pubblico e di conseguenza limitare la sua efficienza. Gli infermieri che desiderano avvicinarsi al proprio territorio di origine vanno perciò messi nella condizione di ottenere l’agognato trasferimento. A giovarne sarà la loro condizione psicologica ed operativa , e di conseguenza la qualità del loro lavoro (siamo pur sempre uomini e donne cn esigenze familiari e personali). Occorre pertanto la re introduzione di normative contrattuali sulla materia, questa volta finalizzate a non limitare le possibilità di un trasferimento al “previo assenso dell’asl di provenienza” , sia che si parli di un trasferimento intra-regionale che extra-regionale. Bisogna pensare anche ad eliminare i vincoli che impediscono la mobilità tra Enti di comparti diversi, si tratta di limitazioni amministrative assurde. Poniamo l’esempio di un infermiere, egli è in grado di esercitare al meglio la propria professione sia nel comparto della sanità che in comparti diversi, come quello dei poteri centrali o nella scuola, ma allora che senso ha, se ci sono posti disponibili nell’ente di destinazione, limitare il trasferimento solo al personale che opera nello stesso comparto?  Da tempo stiamo lavorando per questo e la materia sarà oggetto di nostre proposte in occasione del prossimo rinnovo contrattuale.

I premi Covid promessi dal Governo e dalla Regioni sono arrivate spesso a singhiozzo agli operatori sanitari e socio-sanitari. Perché secondo lei è così difficile in Italia premiare chi lavora e rischia sulla propria pelle?

Smetterei finalmente di parlare di premi. Si tratta di risorse ridicole e vergognose. Solo questa parola sminuisce il nostro lavoro e i nostri sacrifici. Come sindacato nazionale di infermieri abbiamo sempre messo in evidenza come i professionisti e gli operatori sanitari, che hanno messo a disposizione le proprie competenze contro la pandemia, e che ancora sono pronti a farlo in questa nuova pericolosa esplosione di contagi, mettendo a rischio anche la propria vita e la propria serenità familiare, devono essere trattati come tali. Non ci interessano i premi una tantum. Combattiamo contro il coronavirus, mettiamo a disposizione le nostre competenze per la salute pubblica, sospinti da conoscenze e competenze professionali, che vengono agite sulla base di importanti principi etiche e morali . I nostri sacrifici vanno perciò remunerati come quelli di professionisti che lottano contro la morte. Siamo scesi in piazza a Milano e a Roma e, tra i tanti temi caldi trattati, abbiamo urlato al Governo la necessità di rivedere al rialzo le indennità per i contagi da malattie infettive che i professionisti rischiano di contrarre durante il loro servizio e il riconoscimento delle stesse. Ricevere premi ridicoli una tantum non ci interessa, anzi dequalifica la portata del nostro impegno. Abbiamo guardato in faccia il mostro e lo abbiamo affrontato. Chiediamo un compenso continuativo ed esaustivo. La professionalità degli operatori sanitari è meritevole di quel desiderato e congruo aumento in busta paga che chiediamo da tempo. Poi, come mera integrazione, non rimanderemo certo al mittente eventuali incentivi e i premi, ma prima di tutto occorre rivedere quelle cifre di una busta paga che ci mette nella condizione di essere, ahimè, tra i professionisti meno pagati d’Europa, rispetto a conoscenze e qualità che sul campo dimostrano invece che siamo tra i più preparati e più richiesti. Insomma, le risorse “aggiuntive” saranno ben accette da noi che,  in questo momento, siamo a disposizione del nostro  Paese in una battaglia costante contro un nemico così agguerrito, ma prima di tutto vogliamo quell’aumento in busta paga fisso, ricorrente e valido anche ai fini pensionistici che da tempo meritiamo di ottenere.

Da tempo gli Infermieri, le Ostetriche e le altre Professioni Sanitarie chiedono di uscire dal Comparto Sanità e di essere trattati professionalmente ed economicamente come dei veri dirigenti. Qual è la posizione del suo sindacato in merito?

Noi senza dubbio siamo, come Nursing Up, il primo sindacato che ha posto la pietra miliare dell’idea di un’area contrattuale autonoma per gli infermieri e per le altre categorie di operatori sanitari che possiedono requisiti professionali analoghi ai sensi di legge. Noi, a differenza di altri, abbiamo provato da subito a far introdurre delle norme che liberassero gli infermieri dalla gabbia del comparto sanità. Riteniamo che occorra investire immediatamente in risorse atte a creare un’area contrattuale autonoma per il mondo infermieristico, finalizzata a costruire una valorizzazione economica di una professione, la nostra, che non può essere messa sullo stesso piano di quella dei medici, per le competenze , che sono palesemente diverse, ma nemmeno di operatori sanitari che non vengono certo da un percorso di laurea e che non possiedono le nostre conoscenze e di conseguenza non potrebbero assumersi, sul campo, le nostre medesime responsabilità nei confronti del paziente. Siamo noi i titolari dell’assistenza, siamo noi che prendiamo in carico il paziente nelle aziende sanitarie italiane, monitorizzando e consentendo il regolare dispiegarsi del complesso procedimento  diagnostico terapeutico. Interveniamo professionalmente in tale dinamica con atti di elevata qualificazione professionale. I medici hanno ottenuto tutto questo e il loro stipendio è aumentato negli anni come diretta come conseguenza dell’ottenimento dell’area autonoma a cui noi stessi come infermieri legittimamente auspichiamo.

Sono nostre, da tempo, come sindacato, iniziative concrete finalizzate a integrare specifiche disposizioni di legge e anche a introdurre proposte ex novo che portino presto alla creazione di un’area contrattuale autonoma per il mondo infermieristico italiano. negli ultimi giorni, dopo gli ennesimi faccia a faccia con il Comitato di Settore e con il Ministro della Salute, abbiamo finalmente ottenuto l’apertura dell’istruttoria per l’avviamento della creazione dell’area autonoma. Rimaniamo perciò in attesa di nuove risposte concrete su quello che rappresenta uno dei fulcri della nostra battaglia, uno dei nostri specifici obiettivi, che ci ha portato in piazza a Milano e a Roma e che ci porterà all’annunciato sciopero del 2 novembre prossimo, auspicando di ottenere finalmente il risultato sperato.

Tra non molto ci si ritroverà in campagna elettorale per il rinnovo degli RSU e successivamente del CCNL. Quali sono le proposte del suo sindacato agli iscritti e ai simpatizzanti per migliorare la loro vita lavorativa?

Siamo stati tra i primi a presentare una specifica ipotesi dinanzi alla Commissione Paritetica ex articolo 12 del CCNL vigente, che avrebbe dovuto avanzare proposte per revisionare l’attuale organigramma contrattuale della sanità pubblica : nella nostra proposta abbiamo declinato in maniera dettagliata  quella che deve essere, per noi,  l’organizzazione professionale nell’ambito del servizio sanitario locale e nazionale. Riteniamo imprescindibile la valorizzazione economica degli infermieri e dei professionisti sanitari che rispondono a norme  facenti capo alla medesima base giuridico normativa.  Questo è ancora più vero e impellente da realizzare dopo che il Covid ha dimostrato che gli infermieri italiani sono in grado di sorreggere con la loro competenza un sistema deficitario che a malapena resta a galla, un “macigno” pesantissimo che, nonostante tutti i suoi deficit, non crolla solo e grazie all’impegno e alla competenza della nostra categoria ed a quella dei colleghi  delle altre professioni sanitarie. Va pensata e costruita, per tanto, una ricollocazione economico-contrattuale degna di tal nome con riferimento al mondo infermieristico, viaggiando di pari passo con un miglioramento indispensabile delle condizioni organizzative e strutturali della sanità nazionale e locale. Per cui i punti fondamentali della nostra proposta, di fronte alla Commissione Paritetica, toccheranno a grandi linee gli otto aspetti che abbiamo già enunciato prima e durante la manifestazione nazionale dello scorso 15 ottobre al Circo Massimo e che saranno anche alla base dello sciopero del prossimo 2 novembre, tra cui ovviamente spiccano la nascita dell’area autonoma infermieristica e il necessario  aumento in busta paga, beninteso fisso e continuativo. La nostra proposta  è molto ampia e complessa , ma per dovere di brevità riassumiamo solo alcuni dei temi che ci stanno a cuore:

  • un alveo contrattuale autonomo, con risorse economiche dedicate ed avulse dal resto del comparto, che riconosca peculiarità, competenza e indispensabilità ormai evidenti della categoria infermieristica, che rappresenta oltre il 41% delle forze del servizio sanitario nazionale e oltre il 61% degli organici delle professioni sanitarie. analogamente accada per le professioni sanitarie ostetrica e tecniche;
  • risorse economiche dedicate e sufficienti per il riconoscimento di una indennità professionale infermieristica mensile che, al pari di quella già riconosciuta per altre professioni sanitarie della dirigenza, sia parte del trattamento economico fondamentale, e che riconosca e valorizzi sul piano economico le profonde differenze rispetto alle altre professioni, rese ancor più evidenti, da ultimo, proprio dalla pandemia covid-19;
  • risorse economiche per il contratto della sanità finalizzate e sufficienti per conferire un’indennità specifica e dignitosa per tutti i professionisti che si occupano ai vari livelli di funzione di assistere pazienti con un rischio infettivo;
  • individuazione di uno specifico contratto/convenzione nazionale di lavoro per l’infermiere di famiglia, immediato adeguamento delle dotazioni organiche del personale operante nella generalità dei presidi ospedalieri e sul territorio, calibrato tenendo conto dei reali bisogni dell’assistenza con coevo aggiornamento della programmazione degli accessi universitari posto che, allo stato, mancano più di 53 mila infermieri. nuove norme in grado di agevolare, concretamente, la mobilità del personale tra gli enti del servizio sanitario nazionale, anche eliminando il “previo placet” al trasferimento dell’ente di appartenenza in caso di disponibilità di posto vacante nell’ente di destinazione;
  • superamento, per gli infermieri pubblici e per gli altri professionisti non medici, il vincolo di esclusività, riconoscendo loro il medesimo diritto già esistente per il personale medico, di svolgere attività intramoenia, anche per far fronte alla gravissima carenza di personale in cui versano le strutture sociosanitarie, le rsa, le case di riposo, di cura e le strutture residenziali riabilitative;
  • direttive e risorse economiche finalizzate a sostenere l’aggiornamento professionale dei professionisti sanitari oggetto della presente, riduzione del debito orario settimanale degli stessi (orario di servizio) pari ad almeno 4 ore settimanali, da utilizzare per le attività di aggiornamento, come già avviene per i medici;
  • direttive e nuove risorse economiche finalizzate all’immediato e stabile riconoscimento degli infermieri specialisti e gli esperti in applicazione della legge 43/06 e per la valorizzazione economico giuridica della funzione di coordinamento, valorizzazione delle competenze cliniche e gestionali degli interessati;
  • riconoscimento della malattia professionale e correlato meccanismo di indennizzo in caso di infezione, con o senza esiti temporanei o permanenti.

Parliamo di Operatori Socio Sanitari. Da tempo sono in cantiere alcune proposte di riforma del settore a partire dalla formazione degli OSS, dal loro ruolo di subalternità agli Infermieri e dell’aggiornamento necessario del Profilo (Accordo Stato-Regioni del 2001). Qual è la posizione del suo sindacato rispetto a questi operatori?

E’ sicuramente indispensabile una revisione delle disposizioni che regolano le mansioni degli operatori socio sanitari, presiedute al momento dell’accordo Stato-Regioni del 2001 ed a svariate discipline regionali . Siamo disposti, come sindacato, a sederci ad un tavolo, per trattare la delicata materia, cercando di rendere l’esercizio professionale di questo personale il più possibile funzionale alle esigenze del sistema e, per quanto direttamente ci riguarda,  dell’assistenza infermieristica nell’ambito della quale la loro attività si dispiega per la maggio parte del tempo di lavoro.

Qual è il suo sogno nel cassetto per fare del suo sindacato il punto di riferimento di tutti i professionisti sanitari e socio-sanitari?

Più che sogno nel cassetto direi che è un sogno che sta diventando poco alla volta realtà, a fronte di tanti sacrifici, battaglie da combattere e ostacoli da superare che continueranno a frapporsi tra noi e i risultati a cui auspichiamo. Se mi guardo indietro penso che dieci anni fa la voce degli infermieri non aveva certo la forza o il potere di arrivare nei luoghi dei bottoni come accade oggi.  Dieci anni fa un infermiere che rappresenta sindacalmente gli altri colleghi non avrebbe mai ottenuto di incontrare un Ministro, un Vice Ministro o un Presidente della Conferenza delle Regioni. Quella che vedevo io stesso coma una sorta di chimera da raggiungere, oggi è un obiettivo concreto che ci porta, come diretta conseguenza, ad aspirare legittimamente ad andare oltre, a continuare a combattere fino a raggiungere i nostri obiettivi. Dieci anni fa non avremmo pensato che saremmo riusciti a entrare, da protagonisti al Ministero della Salute, per essere ascoltati dai responsabili del Dicastero sulle problematiche del mondo infermieristico. Grandi e incredibili passi in avanti sono stati fatti, frutto di sacrifici e di lotte che adesso non possiamo smettere di portare avanti. Il nostro prossimo sogno nel cassetto è certamente quella creazione della già citata e desiderata area contrattuale autonoma, che rappresenta una leva fondamentale per dare agli infermieri italiani quella valorizzazione economica che ci spetta e che meritiamo di ottenere.

Grazie presidente e buon lavoro!

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