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Emergenza Coronavirus. Lucia, Infermiera di 30 anni, costretta a tornare in RSA nonostante segni e sintomi di Covid-19. La Coordinatrice Infermieristica glielo ha imposto perché non ha personale per coprire i turni.

Lucia (nome fittizio) ha 30 anni e fa l’infermiera a tempo determinato in una nota residenza per anziani (struttura pubblica) in Emilia Romagna. Ci ha contattati per un parere, noi le abbiamo suggerito di rimanere a casa. Nella sua struttura si è registrato di recente un caso di Covid-19 positivo in un Paziente, alcuni suoi colleghi e lei stessa hanno segni e sintomi di Coronavirus. Le è stato intimato di tornare al lavoro e lei, nonostante il parere contrario dell’Igiene Pubblica, ci è andata.

“La coordinatrice mi ha imposto di tornare al lavoro, ma l’Igiene Pubblica mi ha imposto di rimanere a casa, io sono andata, ma non riesco a reggermi in piedi e tossisco di senza sosta, non so cosa fare, ho paura di perdere il lavoro, mi sento la febbre addosso ed è come se mi fosse passato addosso un Tir” – ci spiega l’interessata per telefono.

Lucia è precaria, lavora in una struttura pubblica ma tramite agenzia interinale. E’ da tempo che non lavorava, ma da circa un anno aveva trovato questa occupazione, che le piace tanto perché in fondo in struttura si sta bene. O meglio si stava bene fino ad una settimana fa quando un Paziente di ritorno dall’ospedale è poi risultato positivo. Ora molti operatori e altri pazienti hanno segni e sintomi di infezione da Coronavirus, ma l’AUSL ritarda ad effettuare i tamponi.

Quella delle residenze per anziani è un problema serio che riguarda un po’ tutta l’Italia. I morti e i contagi in queste realtà sono state finora trascurate e sicuramente daranno vita a delle indagini da parte della magistratura competente.

Tornando a Lucia le abbiamo suggerito di ascoltare ciò che dice l’Igiene Pubblica e di rimanere a casa, nonostante ciò significherà probabilmente la sua sostituzione e la perdita del lavoro. Purtroppo non ci ha dato retta ed è andata al lavoro.

Quella dei precari è una situazione al limite, quando si trovano coordinatori infermieristici che hanno conseguito il Master in Coordinamento “on line” i risultati diventano poi questi. Alla base di tutto manca la cultura professionale e molti datori di lavoro approfittano del fatto che manca l’occupazione e che chi è a fine contratto è facilmente ricattabile, come in questo caso.

A Lucia un forte abbraccio, sperando che non sia infetta e che soprattutto non abbia infettato nessuno.

Se capita anche a voi cari colleghi lettori restate a casa in quarantena, costi quel che cosi!

PS = Ovviamente Lucia non ha capito che un datore che si comporta in questo modo è passibile di denuncia e di sberleffi mediatici, tutti meritati.