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Storia della medicina: il papiro Smith è uno dei più antichi testi medici. Casi clinici, con tanto di decorsi e prognosi, datati 1600 a.C.!

Il Papiro Edwin Smith è un papiro medico scritto in ieratico, la scrittura geroglifica egiziana utilizzata dai sacerdoti, e risale alla XVI-XVII dinastia del Secondo periodo intermedio dell’Egitto.

A differenza degli altri papiri medici giunti sino a noi, questo testo non riporta riferimenti a incantesimi e formule magiche ma è caratterizzato da un approccio incredibilmente moderno: la malattia e le cure sono trattate con un approccio prettamente scientifico.

Il papiro deve il suo nome all’egittologo statunitense Edwin Smith, che lo acquistò nel 1862 da un rigattiere della città di Luxor.

Smith, geloso della sua scoperta, non ne pubblicò mai il contenuto. Fu la figlia che, ereditato nel 1906, a donarlo alla New-York Historical Society, rendendolo così pubblico. Attualmente è invece conservato alla New York Academy of Medicine.

La prima traduzione del papiro è databile al 1930 ed è il risultato di una collaborazione tra il professore James Henry Breasted ed il Dr. Arno Luckhardt.

Il papiro ha una lunghezza di 4,68 m: inizialmente doveva essere lungo almeno 5 m perché la prima colonna è andata perduta. Fatto salvo questo, il resto del papiro è giunto sino a noi intatto.

In totale è composto da 12 fogli, per un totale di 21 colonne e mezzo scritte con inchiostro rosso e nero. Il testo che compone il recto del papiro, 17 colonne circa, tratta principalmente di traumi e del relativo approccio chirurgico. Sul verso invece troviamo alcuni approfondimenti di ginecologia e alcune indicazioni cosmetiche, che però riportano all’uso di magia e misticismo.

I casi clinici elencati sul recto, 48 in tutto, sono organizzati in modo sistematico e riportano analisi accurate delle ferite sul corpo con moderni riferimenti anatomici. Ogni scenario riporta un titolo esplicito che identifica il trauma e si conclude con un parere medico che lo classifica come “favorevole”, “incerto” o “sfavorevole” alla guarigione.

Quest’ultimo verdetto compare ben 14 volte in tutto il papiro.

E’ impressionante la quantità di dettagli spesi per descrivere il tipo della lesione, la diagnosi, la prognosi, e il relativo trattamento. Oltre a domande dirette rivolte dal medico al paziente, vengono riportati infatti indizi visivi e olfattivi, la presa del polso e la palpazione della parte interessata.
Proprio questo così diverso approccio alla materia, scientifico sul recto e mistico sul verso, porta gli studiosi a pensare che dietro questo papiro ci siano due autori diversi.

Il papiro ci illustra anche numerosi strumenti chirurgici e tecniche di medicazione: garze assorbenti, tamponi di lino, punti di sutura e stecche rudimentali sono solo alcuni dei presidi medici utilizzati regolarmente dai medici del tempo.

Questo è anche il primo testo medico in cui si parla del cervello: nel trattato è infatti contenuta una descrizione delle strutture craniche, comprese le meningi, la superficie esterna del cervello, il fluido cerebrospinale, e le pulsazioni intracraniche.