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Nell’antica mesopotamia i farmaci erano già diffusi come una cosa seria: lo testimoniano le prime “ricette”.

Oltre ai riferimenti nella letteratura, le ricerche archeologiche ci hanno restituito vere e proprie ricette  farmaceutiche.

Il termine accadico che indica questi medicamenti, šammu, sta ad indicare non solo la pianta da cui viene estratto, ma anche il principio attivo alla base del rimedio.

I rinvenimenti coprono un’area molto vasta che comprende anche l’Elam e l’Anatolia, sintomo di una esportazione di quella che era la tradizione medica mesopotamica.

Parlando invece di datazione, questo genere di documentazione copre un arco temporale assai esteso: difatti le ricette più antiche risalgono addirittura al XXI secolo a.C., mentre le più recenti sono fatte risalire al III secolo a.C..

Le conoscenze farmacologiche erano state organizzate in liste tematiche. Un primo tipo di lista riporta la  classificazione degli ingredienti rispetto al regno di appartenenza:

  • vegetale (caratterizzato dai determinativi Ú per le piante, GIŠ per gli alberi, ŠIM per le piante aromatiche, SAR per le leguminose, GI per le canne);
  • minerale (in particolare NA4 per le pietre, IM per la terra, MUN per il sale, URUDU per il rame);
  • animale (MUŠEN per gli uccelli, KU6 per i pesci e così via).

Le liste šammu šikinšu e abnu šikinšu restituivano una definizione dell’ingrediente, descrivendolo e fornendo  indicazioni circa le proprietà terapeutiche.

Infine troviamo dei veri e propri compendi medici, ad esclusivo uso pratico del medico curante, riportanti il nome di una pianta e indicazioni di somministrazione.

Esiste anche una lista bilingue, sumero-accadica, che cataloga gli ingredienti fornendo al lettore alcune equivalenze, anche in altre lingue il cassita o l’elamita. Nelle quattro tavolette che la compongono troviamo anche indicazioni circa impiego e somministrazione.

L’identificazione di numerose sostanze incontra delle difficoltà a livello etimologico: questo scoglio limita le ricerche circa l’efficacia dei trattamenti.

La presenza di farmacie, nel senso moderno del temine, pare improbabile soprattutto per la conservazione dei preparati. Inoltre la preparazione del medicamento avveniva al momento in cui il medico aveva visitato l’ammalato e stabilito la diagnosi.

Esistevano però delle drogherie, luoghi di immagazzinamento delle riserve degli ingredienti necessari per la preparazione dei medicamenti: è accertata a Nippur la presenza di una drogheria gestita a livello centralizzato.

La letteratura ci restituisce un testo inventariale, interpretabile anche come una manuale su come immagazzinare gli ingredienti. In esso, viene esplicitata con dovizia di particolari la precisa collocazione dei diversi prodotti su scaffali di legno, oltre ad indicare lo specifico recipiente specifico adatto per ciascuno. In particolare, le drogherie servivano per assicurare una giacenza minima di prodotti rari o importati da terre lontane, di difficile approvvigionamento.

Nonostante la scientificità straordinaria di alcuni aspetti della medicina mesopotamica, occorre sottolineare la forte componente rituale, ancora molto presente sia nella selezione degli ingredienti, sia nei procedimenti di realizzazione.

Ne sono un esempio indicazioni quali “una melagrana di un ramo che cresce a nord”. Nelle ricette il dosaggio degli ingredienti non sempre riporta una quantità di misura precisa: talvolta vengono usate espressioni come un pugno.

Fondamentale per l’efficacia del rimedio era la presenza di tutti i componenti, per la sinergia del loro effetto, altrimenti compromessa. L’azione terapeutica del medicinale era ritenuta influenzabile anche da alcuni fattori esterni: alcuni giorni erano ritenuti propizi o nefasti per lo svolgimento dell’attività medica, oltre all’influenza celeste della dea Gula, nella sua manifestazione astrale nella “stella della capra” (la Lira).

Esistevano già vari tipi di somministrazione:

  • internamente, la quale poteva avvenire per via orale, per via rettale (tramite supposte o clisteri), per via vaginale (tramite tamponi) o per via uretrale (tramite iniezione/insufflazione);
  • a livello topico esterno, per mezzo di creme e lozioni, oltre a fasciature e polveri, gocce oculari o auricolari e inalazioni.