Suicidio: come e perché si uccidono giovani e giovanissimi.

Infermiere si impicca a Roma: era in cura per depressione.

Siamo oramai in una fase di  emergenza conclamata. Il suicidio è la seconda causa di morte tra i ragazzi under-20. Il 12% dei casi solo in Italia.

Il suicidio è la seconda causa di morte tra i ragazzi sotto i 20 anni e in Italia il 12% dei quattromila decessi annui legati a questo gesto estremo riguardano proprio giovani e giovanissimi. Insomma, quasi 500 giovani ogni anno si tolgono la vita. Ma le cifre diffuse sembra siano inferiori a quelle reali, come ha fatto notare anche Papa Francesco rivolgendosi agli studenti dell’Università Roma Tre, in cui ha legato questo dramma alla “liquidità” della nostra società, che toglie lavoro e speranza ai giovani.

Sicuramente sono indifesi.

Si tratta in parte di vulnerabilità individuali, non tutti i bambini nascono allo stesso modo e spesso la situazione in famiglia è complessa.

La famiglia è cambiata, ci sono uno o al massimo due figli, i genitori investono molto su di loro e questo può creare una serie di problemi nel distacco dei figli al momento dell’adolescenza.

Ciò accade perché sono fortemente inseriti nel mondo dei genitori, i quali tendono ad essere un po’ troppo amici.
In questo modo il processo del distacco è complicato

Già i presocratici dicevano che quando il desiderio non viene incanalato in un limite, non produce vita ma morte.
Oggi un genitore che voglia convincere il figlio a darsi un limite, vive una situazione di impotenza e non può contare sull’alleanza né di altri genitori, né di altre agenzie educative.I genitori devono essere sempre complici, “facilitatori” dei desideri dei loro figli.

Un ragazzo che, da un lato, si impegna nello sport, e poi fa uso di droga, non riesce a capire che le due cose sono in contraddizione. Questo perché, in generale, i giovani non sono educati a cercare il senso autonomo della propria vita, ma semplicemente a cercare di vivere nel modo più gratificante possibile.

Nessuno spiega più loro che ogni méta, nella vita, richiede capacità di sacrificio, impegno, dedizione, sudore, anzi ciò che viene loro fatto credere è che tutte le méte si possono raggiungere senza fare alcun sacrificio.

E’ un groviglio non facilmente districabile.

Il primo mito da sfatare è quello per cui non c’è realizzazione personale senza successo.

Dire a un giovane: “Ti realizzi solo se hai successo” è terrificante, perché porta le persone a inseguire il mito del successo, invece che a cercare di diventare sé stesse.

Le ricerche scientifiche sul tema hanno scoperto quanto segue:

  • Ci sono 25 tentativi di suicidio per ogni suicidio completato, con un rapporto ancora più alto fra i giovani;
  • I più forti fattori di rischio per il tentativo di suicidio in gioventù sono: depressione, abuso di sostanze e comportamenti aggressivi o molesti;
  • I maschi hanno probabilità 4 volte maggiori di morire per suicidio rispetto alle femmine;
  • Le ragazze hanno maggiori probabilità di tentare il suicidio rispetto ai ragazzi.

I fattori di rischio per il suicidio variano a seconda dell’età, del genere, delle influenze culturali e sociali e possono variare nel tempo. I maggiori fattori di rischio sono:

  • Uso di sostanze;
  • Comportamenti impulsivi;
  • Eventi indesiderati della vita o perdite recenti (ad esempio, il decesso o il divorzio dei genitori);
  • Storia familiare di suicidio;
  • Violenza in famiglia, incluso abuso fisico, sessuale, verbale o psicologico;
  • Precedenti tentativi di suicidio;
  • Armi da fuoco in casa;
  • Carcere;
  • Esposizione al comportamento suicidario di altri, inclusi familiari, colleghi, o notizie di suicidio di persone sconosciute.

I segnali di allarme che possono destare sospetti, specialmente se si presentano associati sono:

  • Cambiamenti nelle abitudini alimentari e disturbi del sonno;
  • Perdita di interesse nelle attività abituali;
  • Ritiro da amici e familiari;
  • Tentativi di fuga;
  • Uso di alcool e droghe:
  • Trascuratezza nell’aspetto personale;
  • Assunzione di rischi non necessari;
  • Pensieri sulla morte e il morire;
  • Aumento dei disturbi fisici associati frequentemente a disagio emotivo,come mal di stomaco, mal di testa e stanchezza;
  • Perdita di interesse a scuola;
  • Sentimenti di tristezza e di noia;
  • Difficoltà di concentrazione;
  • Mancanza di piacere nel ricevere lodi;
  • Frasi tipo:“Voglio uccidermi” o “Mi suiciderò”,“Non sarò un problema per lungo tempo” o “Se mi succede qualcosa, voglio che tu sappia …”;
  • Regalare o buttare via i suoi oggetti preferiti;
  • Allegria ingiustificata dopo un periodo di depressione;
  • Espressione di pensieri bizzarri;
  • Tentativi o minacce di suicidio.

Il riconoscimento e l’intervento precoce nei disturbi psicologici adolescenziali (gestione dell’ansia, dello stress e dei comportamenti aggressivi), così come nei comportamenti di abuso di sostanze è il modo più efficace per prevenire il suicidio.

I genitori conoscono il carattere dei figli, sanno che possono essere più o meno estroversi, ma ciò cui devono stare soprattutto attenti è il silenzio, il ritiro dalla vita sociale.

Se si vede che il ragazzo cambia comportamento, diventa aggressivo oppure irritabile, facile al pianto, non bisogna lasciarsi sfuggire l’occasione di tentare di aprire un dialogo e soprattutto ascoltare, senza giudicare. E’ importante mantenere una comunicazione aperta, sia con il ragazzo sia con i suoi amici.

La domanda è banale: che cosa possiamo fare per ridurre i suicidi?

Bisognerebbe che la societa’ facesse un discorso di maturita’, impegnandosi ad adottare iniziative di prevenzione e tutela da situazioni di disperazione psicologica ed economica, rendendo questa vita piu’ civile e meno gravata dallo stress.

E’ stato dimostrato che i disturbi affettivi anche psicotici se ben curati riducono fino ad evitare i comportamenti autolesionisti.
In una sola parola “FORZA RAGAZZI!”

Antonella Perrucci – Assistente Sociale e OSS

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