Orientamento salutogenico o patogenico: ecco le differenze per infermieri e medici.

vita, malattia

Come un infermiere o un medico approccia al paziente e quindi alla sua condizione, salute o malattia, cambia la relazione e l’impatto delle cure.

Gli orientamenti tra loro opposti di salutogenesi e patogenesi sono un’impronta che definisce l’agire del professionista e il suo modo di intendere questo mestierie.

Entriamo a piccoli passi nel mondo della psicologia clinica e legata alla salute. Antonovsky fu il primo studioso ad elaborare una teoria che si basava sul concetto di salutogenesi. Secondo il sociologo infatti come una persona orientava il suo sguardo sul mondo, guidava positivamente la sua influenza positiva della Salute.

Ora voi vi chiederete cosa centrino queste opposte teorie sulla Salute con l’operare quotidiano degli operatori e soprattutto con il vivere quotidiano di chi si trova dall’altro lato, ovvero il paziente. Ebbene queste teorie non rimasero solo sui libri ma vennero discusse e trattare nel 1986 quando nacque la Carta di Ottawa.

Ecco in sintesi come si contrappongono i due orientamenti di pensiero. Dove la salutogenesi identifica salute-malattia come un eterostatismo (due concetti distinti e opposti), l’approccio patogenetico vede un’omeostasi tra salute e malattia. Mentre la salutogenesi si orienta verso la storia della persona e il suo vissuto personale, identificandolo come un background significativo, la patogenesi vede invece il sintomo del disagio e si concentra su quello.

I due approcci divergono sui fattori costituenti o originari della salute. Per chi segue l’approccio salutogenico si studiano e si approfondiscono i fattori salutari che porta con sé la persona, mentre per chi si orienta alla patogenesi tutti i disagi si riconducono in grandi categorie di rischio. Questo ultimo concetto esplica un altro aspetto fondamentale: per la salutogenesi lo stress non ha un impatto sempre negativo sulla persona ma può essere neutro o anche positivo. Coloro che invece professano la patogenesi come dogma credono che lo stress sia di per sé un fattore sempre negativo.

Questi piccoli spunti sono un seme che vuole mettere curiosità nei professionisti, per farli interrogare su come intendono la malattia e su come la fanno vivere alle persone che hanno in cura.

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