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Infermieri e Professioni Sanitarie. UIL Fpl: si a Master Specialistici e nuovi modelli organizzativi.

Infermieri e Professioni Sanitarie. UIL Fpl: si a Master Specialistici e nuovi modelli organizzativi.

Gli Infermieri, gli Infermieri Pediatrici, le Ostetriche e i rappresentanti delle altre Professioni Sanitarie (senza dimenticare le figure tecniche) hanno bisogno di nuovi modelli organizzativi e di stipendi adeguati alle competenze.

Il segretario regionale dell’Emilia Romagna della UIL Fpl interviene nel dibattito sui ordini Specialistici per Infermieri e Professionisti Sanitari e sui nuovi modelli organizzativi. Per Paolo Palmarini occorre aprire una vera e propria “Vertenza Sanità” a livello nazionale. Servono stipendi adeguati alle professionalità acquisite e riconoscimenti delle esperienze, delle conoscenze e delle competenze. Ecco il suo intervento nell’ambito del convegno sul tema “Le necessità del Servizio Sanitario – Aree di sviluppo delle Professioni Sanitarie: i Master Specialistici“. All’incontro ha preso parte anche la presidente FNOPI, Barbara Mangiacavalli.

Il Sistema Sanitario Nazionale sta cambiando grazie anche ad Infermieri, Infermieri Pediatrici, Ostetriche e Professioni Sanitarie. Servono nuovi modelli organizzativi, master specialistici e riconoscimenti economici reali e commisurati alle competenze acquisite.

di Paolo Palmarini (*)

Abbiamo già organizzato, sempre qui a Bologna, agli inizi dell’anno, una iniziativa tesa a proporre e sostenere nuovi modelli organizzativi in ragione delle attuali necessità del nostro Servizio Sanitario in grado di rispondere compiutamente alle esigenze delle collettività locali e di garantire quei legittimi percorsi di sviluppo professionale facendo leva sulla legislazione in materia e su diversi contenuti dell’ultimo contratto nazionale di lavoro.

La nostra volontà, oggi come allora è scevra da ogni logica di contrapposizione tra professionisti, non è semplicemente quella di sostenere la legittima aspettativa di valorizzazione di tutte le professioni sanitarie esclusivamente sulla base dell’evoluzione dei percorsi di studi, quanto quella di investire le nostre forze nei contesti di concertazione con le Conferenze Socio Sanitarie Territoriali e di confronto contrattuale con le Aziende Sanitarie dimostrando che le professioni sanitarie sono oggi essenziali per organizzare i servizi con nuovi modelli dove il ruolo e l’apporto di infermieri, tecnici sanitari, ostetriche, fisioterapisti, ecc…deve essere considerato alla pari di altre professioni.

Se tanti sono i contesti nei quali le professioni sanitarie possono contribuire autonomamente o in equipe multi professionali a migliorare la qualità della vita dei cittadini, a garantire con maggiore appropriatezza risposte sui temi della prevenzione, alle condizioni di salute e di cura delle collettività locali, così come abbiamo evidenziato nel Convegno dello scorso febbraio è del tutto evidente che assumono rilievo le norme contrattuali, il confronto a livello regionale e ancor più aziendale che nell’ambito della contrattazione decentrata possono agevolare il percorso di valorizzazione attraverso, ad esempio una corretta declinazione dei regolamenti per l’attribuzione degli incarichi di funzione, nonché della verticalizzazione rispetto all’attuale sistema classificatorio.

Mentre a febbraio ci siamo concentrati sui contesti nei quali nuovi modelli organizzativi possono rispondere alle mutate esigenze dei cittadini oggi possiamo fare una prima verifica di come nella nostra Regione si sono affrontati i regolamenti sulla attribuzione degli incarichi di funzione rispetto alle novità introdotte dall’ultimo Contratto Nazionale di Lavoro e nel contempo valutare le criticità che a nostro avviso vanno superate nell’ambito del prossimo rinnovo contrattuale.

La UIL FPL è infatti profondamente convinta che ciò che interessa alla stragrande maggioranza degli operatori ed influenza la riuscita di importanti riorganizzazioni, che sempre di più, a nostro avviso devono mettere al centro i bisogni della persona, è la possibilità di vedere valorizzato il proprio ruolo e il proprio lavoro.

Se spetta all’organizzazione determinare gli assetti e la chiarezza dei ruoli attraverso i quali le risposte vengono garantite da chi, di volta in volta, in base alla propria conoscenza ed esperienza è in grado di rispondere alle istanze dell’utenza, spetta alla contrattazione, attraverso il confronto sindacale, dare adeguate risposte che abbiano, tra le altre, quelle caratteristiche di chiarezza e trasparenza che spesso non si sono osservate e vedremo più avanti ancora non si osservano in alcune, fortunatamente, isolate realtà. Come spettano agli Ordini elementi di tutela normativa e delle diverse professioni essenziali ad una evoluzione naturale iniziata con la Legge 251 del 2000 e successivamente con la legge 43 del 2006 che ricordo introduceva una prima organica articolazione interna delle professioni con diverse possibilità di carriera sia gestionale che professionale tra le quali veniva individuato il professionista specialista in possesso di master universitari per le funzioni specialistiche.

E oggi, o meglio dire già da giugno del 2018, dopo la malsana idea dei diversi governi che si sono succeduti di imporre un blocco contrattuale per fare cassa a tutto scapito della qualità del lavoro, il contratto nazionale contiene importanti aspetti che vanno però correttamente interpretati e declinati nella contrattazione di secondo livello.

Materie che erano infatti di competenza esclusiva della parte datoriale, oggi sono di nuovo strumento di partecipazione attraverso la contrattazione integrativa aziendale che si era estremamente ristretta attraverso un processo di legiferazione sulla materia del lavoro pubblico iniziata con la riforma Brunetta nel 2009.

Mi preme pertanto rilevare come oggi a fronte di questa importante inversione di tendenza non si debba rischiare di centralizzare il confronto a livello regionale e non si debbano interpretare materie dinamiche come le relazioni sindacali con volontà proprie della burocrazia, che spesso limitano le possibilità di valorizzazione della qualità del lavoro e dei lavoratori.

In sostanza auspichiamo un forte governo regionale che definisca, attraverso il confronto sindacale linee conduttrici per gli accordi aziendali, come auspichiamo di poter concordare che parte dei risparmi ottenuti con oculate politiche regionali si possano tradurre in risorse aggiuntive da investire sulla valorizzazione delle risorse umane.

Così come è avvenuto per i percorsi di stabilizzazione dove, attraverso il forte ruolo di coordinamento della Regione abbiamo riconosciuto al Presidente Bonaccini e all’Assessore Venturi che sono stati tra i primi a cogliere alcuni aspetti positivi del rilancio del dialogo attraverso un importante accordo sottoscritto a dicembre del 2017 con la UIL, la CGIL e la CISL che nel corso del 2018 ha portato i primi risultati positivi in termini di stabilizzazione dei rapporti di lavoro nelle nostre Aziende Sanitarie.

Il valore dell’accordo sulle stabilizzazioni è per noi della UIL una duplice conquista, quella di potere garantire stabilità del rapporto di lavoro a tantissimi giovani ma è anche quella di garantire la migliore qualità dei servizi pubblici ai cittadini, cosa che senza alcun dubbio non si ottiene con il continuo turn over imposto dalla precarietà.

Su questa strada è necessario continuare ad investire per recuperare un gap legato al blocco delle assunzioni e del turn over degli anni passati che oggi pesa sulla qualità del lavoro; i dati delle ore di lavoro straordinario o delle ferie maturate e non godute sono ancora elevati e fotografano una situazione da presidiare con attenzione.
Aggiungiamo altresì che la precarietà mal si coniuga con la valorizzazione professionale – è infatti del tutto evidente che il continuo turn over impedisce e mortifica quelle legittime aspettative di percorsi di carriera dei professionisti alle quali ogni lavoratore ambisce.

Per queste ragioni le dotazioni organiche dovranno sempre di più basarsi sul lavoro a tempo indeterminato, relegando le assunzioni a termine, o ancor peggio il lavoro a somministrazione, per esigenze del tutto temporanee.
Tornando ai temi di oggi e agli strumenti che noi riteniamo debbano essere posti al centro dell’attenzione nell’ambito della contrattazione integrativa per corrispondere a quelle esigenze di valorizzazione delle professioni sanitarie, che come sappiamo e come sicuramente approfondiranno i nostri interlocutori odierni, sono oggi essenziali per lo sviluppo e la qualità dei servizi, evidenziamo come sia opportuno investire sulle novità rappresentate dal nuovo contratto di lavoro, a partire dagli incarichi di funzione.

Siamo fermamente convinti che questo istituto debba essere valorizzato in modo adeguatamente diffuso, anche con il contributo economico della nostra Regione, in tre direttrici fondamentali tali da alimentare quelle necessità di risposte contrattuali che intercorrono tra il livello professionale di base e i vertici organizzativi e professionali.

Professionisti esperti, dove la Regione ha un ruolo fondamentale nel contesto della formazione complementare unitamente a specialisti e incarichi di organizzazione devono quindi poter rappresentare un vero patrimonio del nostro sistema sanitario sul quale investire.

L’attuale Contratto Nazionale introduce infatti la distinzione, non presente nella legge 43, tra professionista specialista e professionista esperto secondo il principio che l’acquisizione di competenze utili alla pratica avanzata possa avvenire sulla base di percorsi formativi valorizzando esperienze già avviate in alcune regioni rispetto alle quali è urgente, a nostro parere, iniziare un confronto di merito nella nostra Regione.

In base agli istituti contrattuali gli incarichi di professionista specialista ed esperto hanno pari valenza giuridica e si possono quindi sviluppare, nell’ambito di un necessario confronto sindacale su regolamenti di attribuzione e pesatura, in funzione della loro rilevanza strategica rispetto alle esigenze aziendali sapendo che a priori non vi è prevalenza dell’uno rispetto all’altro.

L’Osservatorio il 17 dicembre 2018 ha concluso il documento sui Master Specialistici che è stato diffuso con Circolare Ministeriale del 13 marzo 2019 e del MIUR del 1° aprile 2019, il contratto di lavoro aveva già creato le condizioni per dare completamento alla Legge 43 e pertanto oggi vi sono tutti gli strumenti per valorizzare la funzione di professionista specialista attraverso i Master Trasversali, Interprofessionali e Specialistici di ciascuna professione.

Parimenti, come già accennato, si deve dare corso ad un confronto regionale sulle esigenze del nostro sistema salute e le esperienze maturate al fine di dare una risposta omogenea, anche attraverso investimenti di risorse specifiche, nel contesto della nostra Regione.

Professionista esperto e specialista nell’area professionale di riferimento –unitamente a incarichi di organizzazione di natura mono professionale e in aree multiprofessionali devono diventare strumenti diffusi, superando il vecchio concetto delle precedenti posizioni organizzative, spesso viste e vissute come valorizzazione personale più che del contesto organizzativo, perché frequentemente legate a percorsi di attribuzione non sempre sostenuti dalla necessaria condivisione e trasparenza.

Senza essere fraintesi, noi siamo profondamente convinti che ogni forma di appiattimento non genera quelle dinamiche utili alla crescita diffusa del valore delle singole professioni ma siamo altresì persuasi che ogni percorso di attribuzione di responsabilità debba avere il dono, attraverso specifici regolamenti aziendali, della chiarezza e della trasparenza.

Devo dire che nella nostra Regione la situazione stà diventando eccessivamente disomogenea ed in alcuni casi i regolamenti che si stanno definendo non interpretano a nostro avviso correttamente la prospettiva delle nuove norme contrattuali.

Giusto per fare un esempio mentre il regolamento per il conferimento degli incarichi adottato nella più grande Azienda della Regione, l’Ausl della Romagna o dalla Ausl di Reggio Emilia prevede con chiarezza i punteggi attribuiti a titoli, curriculum e colloquio, nell’Ausl di Bologna tutto è lasciato a valutazioni successive.
Quale leale competizione può essere considerata tale senza che in premessa siano chiare le regole del gioco ?

Non solo, visto che a fronte di selezioni è, sempre a nostro avviso, logico formulare graduatorie, l’Ausl di Bologna persevera in una direzione del tutto inusuale e per nulla condivisibile la dove a fronte di selezioni non vengono formulate graduatorie, in sostanza uno vince e tutti gli altri perdono, negando così oltre che quelle caratteristiche di trasparenza anche una prospettiva nei confronti di coloro che partecipano a percorsi volti ad una legittima aspettativa di crescita.

Quanto si osserva all’Ausl di Bologna, che si discosta dalle altre Aziende della Regione, oltre che da una corretta declinazione degli assunti contrattuali riteniamo debba pertanto essere recuperato in un contesto di maggiore armonia ed omogeneità a livello regionale.

Sul tema degli incarichi, a partire da quelli di coordinamento, oggi incarichi di organizzazione è opportuno in ogni caso aprire una riflessione nel prossimo rinnovo contrattuale perché non vorremmo che a fronte delle continue sollecitazioni che l’organizzazione ha riservato e riserva ai coordinatori, ai quali in continuazione vengono attribuite funzioni – anche di natura per lo più amministrativa – vi sia una distorta lettura della funzione orientata a logiche di precarietà del ruolo là dove si è in presenza di valutazioni positive.

Per queste ragioni, in vista del confronto per rinnovo contrattuale del triennio 2019/2021, iniziato con gli incontri delle commissioni paritetiche, ribadiamo la necessità che alcuni istituti e contenuti del contratto del comparto debbano tendere a quelli del contratto della dirigenza, a partire dagli articolati riferiti agli incarichi.

E’ infatti logico pensare che dopo il rinnovo del Contratto della Dirigenza si debba garantire una minore incertezza di prospettiva agli incarichi a fronte di valutazione positiva del professionista, nonché la semplificazione della retribuzione strutturando nel sistema classificatorio il sistema delle indennità.

Per dirla in termini più chiari – è innaturale che il comparto sia sottoposto a gogne selettive costanti e continuative, compreso il sistema indennitario, quando la stessa cosa non si osserva nei contratti della dirigenza.
Le linee direttrici, esperto, specialista e incarichi di organizzazione, vanno pertanto affrontate con la volontà di sostenere contrattualmente le diverse rimodulazioni organizzative, rispondere alle realtà di maggiori responsabilità, che oggi alcuni intendono non vedere, dando contestualmente maggiore diffusione e spazio anche alla Dirigenza delle Professioni Sanitarie oggi a pieno titolo inserita nel CCNL della Dirigenza.

Sia perché oggi sono ancora molte le posizioni ricoperte attraverso incarichi a tempo determinato sia perché una maggiore diffusione dei ruoli dirigenziali libera risorse nei fondi contrattuali a favore di maggiori possibilità di valorizzare gli istituti contrattuali quali gli incarichi di funzione.

Spesso infatti nei tavoli di contrattazione il limite è imposto dalle risorse disponibili nei fondi contrattuali e allora ci piacerebbe, a partire da oggi, condividere alcuni principi di prospettiva.

Ad esempio, considerato l’investimento della Regione sul versante occupazionale ci aspettiamo una sensibile diminuzione delle risorse spese per lo straordinario, eventuali necessità “ordinarie”, derivanti da dotazioni organiche insufficienti vanno prioritariamente affrontate con assunzioni a tempo indeterminato e in seconda battuta con prestazioni aggiuntive a carico dei bilanci; le risorse contrattuali non spese per straordinario vanno investite per la valorizzazione del personale.

Sempre sul tema delle risorse, come detto in precedenza, ci auguriamo di poter concordare con la nostra Regione, entro il 2019, risorse aggiuntive che riteniamo possano dare un ulteriore impulso alla diffusa e legittima aspettativa del personale, a partire dalla valorizzazione delle professioni sanitarie.

Se il contratto di lavoro apre spazi al confronto e amplia le possibilità di dare risposte alla evoluzione delle professioni e alla esperienza maturata sul campo non abbiamo mai negato che l’attuale contratto, scaduto a dicembre 2018, per noi rappresentava un momento di transitorietà.

Una risposta maggiormente diffusa in tema di valorizzazione nei confronti di quella che noi vogliamo definire la grande famiglia delle professioni, riteniamo possa essere costruita nel Contratto di Lavoro per il triennio 2019/2021, anche mutuando i contenuti dei contratti dirigenziali in tema di libera professione.

Viste le diverse normative che nel tempo si sono rafforzate a sostegno dello sviluppo professionale degli esercenti le professioni sanitarie, appare infatti evidente come si stia assistendo ad una palese contraddizione e ad una evidente penalizzazione del ruolo di autonomia.

A partire dalla Legge 251, la continua evoluzione che ha contraddistinto i servizi sanitari e quelli alla persona, il fondamentale contributo offerto dalle professioni sanitarie per il mantenimento e la qualificazione del sistema salute, i nuovi modelli orientati alla integrazione ospedale/territorio, l’organizzazione delle strutture ospedaliere per intensità di cura e tanto altro, ci convincono nel ritenere sia giunto il momento di garantire a tutte le professioni sanitarie l’esercizio della libera professione autonoma, così come da tempo avviene per medici e dirigenti sanitari.

Non si può più infatti pensare che operatori, a cui vengono conferite responsabilità proprie di chi esercita in termini autonomi una professione, possano esclusivamente svolgere, in tema di libera professione, attività di supporto a professioni altrui.

Sulla necessità di superare quella che oggi appare come una evidente distorsione chiediamo che la nostra Regione, e tutti coloro che possono contribuire a dare una svolta in questa direzione, si facciano partecipi di questa istanza con l’auspicio di poter garantire quelle legittime aspettative a completamento di un percorso che riteniamo debba trovare anche la propria definizione, così come a suo tempo avvenuta per altri professionisti, nel contratto nazionale di lavoro per il triennio 2019/2021.

Anche per questo pensiamo all’esigenza di caratterizzare nel Comparto della Sanità la disciplina normativa e contrattuale delle professioni sanitarie, anche attraverso l’istituzione di una apposita Sezione contrattuale nella quale poterne riconoscere adeguatamente le specificità rispetto ad istituti fondamentali del rapporto di lavoro, come pure poter armonizzare con altre professioni sanitarie la disciplina di istituti comuni quali, ad esempio, l’esercizio della libera professione anche attraverso l’introduzione dell’indennità di esclusività del rapporto di lavoro.

Al cospetto delle legittime aspettative degli operatori e dei bisogni emergenti i nostri servizi si devono adeguare alle necessità dei cittadini con la consapevolezza di risorse economiche sottostimate per un servizio sanitario che conferisce sempre maggiori responsabilità ai propri professionisti continuando ad investire poco rispetto al Prodotto Interno Lordo Nazionale e sul quale, diversamente, si dovrebbe investire molto di più.

Penso sia venuto il momento di aprire una vera e propria vertenza Sanità che vada ben oltre il semplice adeguamento della retribuzione tabellare.

Oltre le sostenibilità economiche esistono infatti le sostenibilità sociali e i necessari adeguamenti alla crescita professionale e queste tre componenti vanno considerate in un’unica dimensione.

E’ da questa consapevolezza che dobbiamo affermare che non è possibile disgiungere la produzione di ricchezza dalla promozione della socialità e dal giusto riconoscimento del lavoro degli operatori i quali non sono un freno allo sviluppo quanto un patrimonio per le nostre collettività.

Da qui una semplice riflessione, oltre all’eliminazione del limite dei fondi del salario accessorio previsto dall’art.23 della L.124/2015, nella legge di bilancio 2020 devono essere garantite le risorse utili al rinnovo del Contratto Nazionale in misura utile al riconoscimento dell’evoluzione professionale attraverso la riclassificazione del personale che corrisponda alle effettive attività oggi svolte, alle attuali responsabilità conferite ed alle nuove competenze necessarie per il miglioramento del nostro servizio sanitario nazionale.

Trasformazioni organizzative orientate a corrispondere agli attuali bisogni, presa in carico delle cronicità, indiscutibile aumento delle responsabilità alle quali oggi si affiancano strumenti contrattuali concreti per la valorizzazione delle professioni sanitarie necessitano di investimenti importanti e probabilmente anche di ulteriori interventi come ad esempio le lauree specialistiche nel contesto della clinica.

Dobbiamo altresì considerare che il sistema sanitario è forse il settore lavorativo più ricco di professioni e lavori nel nostro Paese.

Ciò che va quindi parallelamente garantito è lo sviluppo e il giusto riconoscimento a tutto il resto della componente lavorativa, che garantisce il buon funzionamento dell’organizzazione e dei servizi.

Non si tratta pertanto di suddividere l’esistente, quanto, come già detto, di investire maggiori risorse, pena o l’impossibilità di dare corso ai buoni propositi di reale valorizzazione o creare contrasti e conflitti tra lavoratori a tutto vantaggio delle nostre controparti.

Sappiamo quanto la collaborazione tra diversi ruoli e lavori è fondamentale come dobbiamo essere consapevoli che sempre di più i nuovi modelli saranno fondati su risposte multiprofessionali.

La collaborazione tra professionisti e tra le diverse istanze di rappresentanza dovrà prevalere sulle logiche di contrapposizione affinchè si possano cogliere in modo equilibrato, ma soprattutto coerente ai bisogni dei cittadini, quelle aspettative di crescita di tutti gli operatori, sapendo che in alcune situazioni, contrattualmente parlando, la concertazione e la contrattazione avviene su tavoli distinti quando spesso, senza nulla togliere alle specificità contrattuali, l’insieme delle conoscenze potrebbe portare a risultati di maggiore valore complessivo.

Le grandi opportunità oggi perseguibili e le altrettante opportunità che si potranno cogliere attraverso una nuova stagione contrattuale necessitano di fronti comuni di intervento che valorizzino i ruoli e le sinergie tra corpi intermedi la dove ogni componente possa dare un proprio contributo nella dialettica e nel confronto per obiettivi comuni che per noi rimangono la qualità e l’universalità del nostro sistema sanitario e le legittime istanze di valorizzazione del personale.

Spiace quindi osservare Sindacati che ritengono gli Ordini terreno di conquista, oggi non vi è nulla da conquistare se non cercare di interpretare al meglio ognuno il proprio ruolo, ricordando come in genere i migliori risultati si ottengono dalla sintesi delle diverse proposte e non certo attraverso il pensiero unico.

Termino quindi con un paio di proposte che a nostro avviso possono essere utilmente approfondite sempre nell’intento di creare quelle condizioni di crescita, possibilmente omogenea, in coerenza con le necessità organizzative che, come detto più volte, devono corrispondere alle esigenze delle collettività locali.

Nell’Area Metropolitana di Bologna abbiamo la presenza, peraltro con livelli di eccellenza nazionale, di quattro Aziende Sanitarie che oggi, a nostro avviso hanno necessità di una risposta forte in termini di direzione dei servizi infermieristici e tecnici o, come dir si voglia, delle professioni sanitarie.

Ci si può limitare a dotare ogni singola Azienda di una Direzione di struttura complessa, cosa peraltro urgente non essendo logico mantenere incarichi di facenti funzioni per tempi così lunghi, oppure, ancor meglio pensare a quattro direzioni che compongano un’area dipartimentale interaziendale, così come già fatto per altre funzioni, con la possibilità di una maggiore e più certa omogeneità di valorizzazione dei professionisti.

Sempre nella consapevolezza che percorsi di crescita, come quelli che sono avvenuti negli ultimi anni potranno essere rallentati ma non fermati, sarebbe il caso di iniziare a pensare ad una vera e propria direzione delle professioni sanitarie nella nostra Regione che affianchi le Direzioni dei servizi territoriali e ospedalieri, nonché direzioni dei servizi infermieristici che siano, formalmente, il quarto pilastro della composizione delle direzioni aziendali, posto che sarebbe anche logico valutare se siano ancora attuali i requisiti oggi richiesti per ricoprire l’incarico di Direttore Sanitario.

Queste proposte, come quelle relative alle aree di sviluppo per le professioni sanitarie attraverso master ed esperienza, sulle quali certamente saranno più precisi i nostri interlocutori odierni e la nostra rappresentanza professionale del S.Orsola, non solo non invadono competenze di altri professionisti, rendono più ricco il nostro sistema sanitario nazionale e valorizzano complessivamente tutti coloro che ne fanno parte.

Noi pensiamo siano atti doverosi e in ogni caso siamo certi siano argomenti sui quali si può riflettere, ma si deve poi agire, perché per difendere e valorizzare un sistema che a nostro avviso è socialmente tra i più avanzati al mondo oltre agli aspetti contrattuali e formali sono fondamentali quei sentimenti positivi e di collaborazione affinchè tutti i professionisti e tutti gli operatori si sentano attori della medesima rappresentazione o, come il lessico attuale consiglierebbe, della stessa narrazione.

(*) Segretario UIL Fpl Emilia Romagna

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