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Infermieri di Famiglia mandati a casa in Puglia. Furono assunti come Co.Co.Co. e non possono essere stabilizzati.

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Infermieri di Famiglia mandati a casa in Puglia. Furono assunti come Co.Co.Co. e non possono essere stabilizzati. Al loro posto i colleghi del Concorso e della Mobilità.

Non rientrano tra i colleghi che possono essere stabilizzati con la normativa vigente, pertanto devono tornare a casa il 31 dicembre 2022. E’ quanto accade ad un gruppo nutrito di Infermieri di Famiglia assunti in Puglia con apposito Avviso Pubblico durante la Pandemia Covid e a cui è stato sottoposto inizialmente un contratto Co.Co.Co., poi trasformato in tempo determinato. Non sono nella graduatoria del Concorso e della Mobilità. Un guaio serio.

Norme precise sulla stabilizzazione dei precari.

Le norme sulla stabilizzazione di personale sanitario e quindi di Infermieri, Ostetriche, OSS e altre Professioni Sanitarie prevedono che gli stabilizzandi debbano aver matura 18 mesi di lavoro a tempo determinato (sotto qualsiasi forma, ma non quella parasubordinata) presso una ASL o una Azienda Ospedaliera al 30 giugno 2022.

Il caso dell’ASL di Foggia.

In Puglia gli Infermieri di Famiglia, pochi, sono stati indispensabili per far fronte all’assistenza domiciliare soprattutto nelle fasi più cruente della Pandemia da Coronavirus. Colleghi e colleghe si sono messi a disposizione ad esempio dell’ASL di Foggia, dopo aver partecipato ad apposito Avviso Pubblico di reclutamento, per dare man forte all’azienda nell’assistenza casa per casa e a distanza, grazie all’apporto della Centra Operativa Territoriale e della Telemedicina.

L’ASL ha le mani legate.

L’ASL di Foggia non può fare molto visto la concomitanza di personale da stabilizzare (che ha raggiunto tutti i requisiti) e da assumere mediante graduatorie del Concorso e della Mobilità Infermieri (Intra ed Extra-Regionale). Già da tempo è stato chiarito che si proseguirà con la immissione nel ruolo dei precari aventi diritto e degli idonei alle prove concorsuali. Le assunzioni dalla graduatoria del Concorso sono partite proprio qualche ora va.

Ma cos’è il Co.Co.Co.?

Quando si parla di Co.Co.Co. si parla di un Contratto di Collaborazione Coordinata e Continuativa. In pratica si tratta di lavoratori parasubordinati (una sorta di liberi professionisti a metà).

Il Co.Co.Co. è un contratto applicato a lavoratori che si trovano a metà strada tra il lavoro dipendente e il lavoro autonomo, motivo per cui tale tipologia di contratto può non essere di immediata comprensione.

E non è stato contemplato nelle norme relative alla stabilizzazione Covid (18 mesi).

Come nasce l’Infermiere di Famiglia?

L’Infermiere di Famiglia viene istituito ufficialmente in Italia un paio di anni fa e in piena Pandemia Covid con l’avvento del D.L. n.34/2020 (art. 1, comma 5), convertito poi in Legge n. 77/2020.

L’azione legale di rivalsa.

Alcuni Infermieri di Famiglia hanno deciso qualche giorno fa di rivolgersi ad uno studio legale per capire se vi è la possibilità di farsi riconoscere i 6 mesi di Co.Co.Co. e pertanto provare a rientrare nella stabilizzazione dei 18 mesi. E’ una impresa durissima, ma vogliono tentarci, anche per non vedersi vanificare mesi e mesi di duro lavoro in un campo che piace a pochi, ma dove si sono formati tantissimi professionisti, in prima linea durante la Pandemia.

Richiesta di assunzione diretta in base alle disposizioni della Legge 77/2020.

Gli Infermieri di Famiglia pugliesi lamentano anche la mancata applicazione del comma 5 dell’Art. 1 della Legge 77/2022 (ex-D.L. 34/2020), che prevedeva la possibilità di assumere a tempo indeterminato 8 unità ogni 50.000 abitanti.

Cosa dice la legge: “(…) Al fine di rafforzare i servizi infermieristici, con l’introduzione altresì dell’infermiere di famiglia o di comunità, per potenziare la presa in carico sul territorio dei soggetti infettati da SARS-CoV-2 identificati COVID-19, anche supportando le
Unita’ speciali di continuità assistenziale e i servizi offerti dalle cure primarie, nonché di tutti i soggetti di cui al comma 4, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, in deroga all’articolo 7 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, possono, in relazione ai modelli organizzativi regionali, utilizzare forme di lavoro autonomo, anche di collaborazione coordinata e continuativa, con decorrenza dal 15 maggio 2020 e fino al 31 dicembre 2020, con infermieri che non si trovino in costanza di rapporto di lavoro subordinato con strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche e private accreditate, in numero non superiore a otto
unita’ infermieristiche ogni 50.000 abitanti. Per le attività assistenziali svolte e’ riconosciuto agli infermieri un compenso lordo di 30 euro ad ora, inclusivo degli oneri riflessi, per un monte ore settimanale massimo di 35 ore. Per le medesime finalità, a decorrere dal 1° gennaio 2021, le aziende e gli enti del Servizio Sanitario Nazionale, possono procedere al reclutamento di infermieri in numero non superiore ad 8 unita’ ogni 50.000 abitanti, attraverso assunzioni a tempo indeterminato e comunque nei limiti di cui al comma 10 (…)”.

Quell’inutile Master.

Alcuni Infermieri di Famiglia, innamorati della professione, hanno provveduto a conseguire nell’ultimo anno anche il Master di settore, strumento che permette di formarsi sì, ma purtroppo di avere diritti di prelazione su posti di lavoro vacanti.

Le porte in faccia della politica.

I colleghi interessati dal possibile non rinnovo contrattuale si sono rivolti anche alla politica giungendo ai vertici della Regione Puglia, ma finora con esito negativo. Nessuno può andare contro norme nazionali, che prevedono ad oggi l’assunzione mediante stabilizzazione degli aventi diritto (Legge Madia e 18 Mesi Covid, fino al 50% della necessità) e dalle graduatorie vigenti (50% rivenienti da Concorso e da Mobilità).

Nota negativa. E il know how?

La nota negativa di questa vicenda è legata al cosiddetto know how, ovvero alle conoscenze e alle abilità operative necessarie e acquisite dagli Infermieri di Famiglia per svolgere la loro attività lavorativa, che per molti versi resta futuristica e all’avanguardia.

Nota positiva. Troveranno presto lavoro.

La nota positiva di tutta questa storia è che gli Infermieri di Famiglia che torneranno a casa a fine anno saranno subito riassorbiti da Casa Sollievo della Sofferenza e da strutture private della Capitanata e della Puglia. Per fortuna vi è richiesta di Infermieri come non mai in passato, essendo attualmente la disoccupazione pari a Zero.

La proroga di 12 mesi?

Per finire i colleghi chiedono almeno la proroga di altri 12 mesi del contratto, così come accaduto per gli Amministrativi.

Cosa accadrà? Vedremo, nel frattempo vi terremo aggiornati sugli sviluppi della vicenda.

Se avete qualcosa da raccontare o se dissentite su quanto scritto potete contattarci via mail all’indirizzo redazione@assocarenews.it.

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AVVISO!!!

Leggi anche:

Gli Infermieri di Famiglia dell’ASL di Foggia fanno scuola anche su RaiPlay.

Infermieri di Famiglia: cos’è la Distribuzione Diretta dei Farmaci e il nuovo ruolo dei professionisti infermieri.

Concorsi e Stabilizzazioni Infermieri, OSS e Professioni Sanitarie. Palese (Regione Puglia) scarica mancate assunzioni sulle ASL.

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