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Associazione Italiana Nursing Sociale: Infermieri sfidano povertà e disagio sociale!

Associazione Italiana Nursing Sociale: Infermieri sfidano povertà e disagio sociale!

Infermieri a sostegno della povertà nel terzo mondo: Associazione Italiana Nursing Sociale, infermieri coraggiosi!

Ci presentiamo: siamo cittadini, Volontari in un’associazione che si chiama AINS onlus, Associazione Italiana Nursing Sociale, e Infermieri. Da quando, nel 2000, abbiamo deciso di aprire un’associazione, da subito il nostro obiettivo è stato quello di occuparci di povertà, disagio e fragilità in Guatemala.

Risale però a due anni prima, al 1998, il primo viaggio nel piccolo paese del Centro America dove ci rendemmo conto di provare un interesse che dovevamo approfondire leggendo, studiando, andando alla ricerca di tutte quelle testimonianze di persone impegnate nel volontariato e nella cooperazione internazionale in Guatemala e in America Latina, un paese che quando lo visitammo erano passati solo due anni dalla firma degli accordi di pace che avevano posto fine a 36 anni di guerra civile. Illuminante fu nei primi anni, un libro, anzi due, che ci scambiammo tra noi soci di AINS onlus:

Mi chiamo Rigoberta Menchú di Elizabeth Burgos edito dalla Casa Editrice Giunti e Santi senza Dio. Storie del popolo dei cooperanti di Nanni Riccobono edito da Dalai Editore.

Per alcuni di noi, se c’era qualche dubbio su come continuare e cosa fare per essere d’aiuto, la lettura di questi due libri ce li tolse completamente e da li partimmo per non smettere più. Leggendoli capimmo quanto era importante, se volevamo dare una mano, conoscere il contesto storico, sociale e politico del paese dove volevamo concentrare le nostre energie. Ma non solo, dopo 20 anni siamo assolutamente certi che se si vuole fare una buona cooperazione bisogna anche conosce arte, cultura, letteratura del paese dove andiamo. In Guatemala, per fare un esempio e capire le difficoltà, il 42% della popolazione è di origine meticcia; questi sono chiamati ladinos e il 18% è composta da discendenti degli europei (soprattutto spagnoli ma anche tedeschi, francesi, inglesi, italiani e scandinavi). Il rimanente 40% circa della popolazione è suddiviso fra diverse etnie: K’iche: 9,1%, Kaqchikel: 8,4%, Mam 7,9%, Q’eqchi 6,3%, altre etnie maya: 8,6%, indigeni di origine non maya: 0,2%, altro: 0,1%.

Fra le etnie di tipo ladino vi sono garifuna, discendenti da schiavi di origine africana residenti nell’area di Livingston e di Puerto Barrios e altri gruppi di colore o mulatti per un totale compreso fra l’1% e il 2% della popolazione. Circa il 3% dei ladinos è di origine araba; in crescita la comunità coreana a Città del Guatemala e nella vicina Mixco (circa 50.000 persone).

Da questi dati si capisce quanto può essere difficile, se non si è pronti e preparati, gestire anche un piccolo progetto di cooperazione. Sono passati 22 anni, siamo ancora qui e il Guatemala rimane sempre e comunque ciò che ci muove e stimola idee, creatività, azioni.

Continuiamo ad andarci e a lavorare con progettualità rivolte soprattutto alle donne, agli anziani e ai bambini che vivono nella Baraccopoli di Santa Gertrudis dove abbiamo aperto il 4 luglio del 2012 una struttura denominata “Comedor Infantil-casa 4 luglio” che eroga servizi sanitari, sociali ed educativi con un’attenzione particolare alla bellezza perché anche chi è povero ha diritto alla bellezza, all’arte, alla cultura, alla conoscenza.

Nel Comedor oltre a garantire il diritto alla salute, all’educazione, all’alimentazione e all’istruzione, le persone che ci lavorano (sono 10 di cui 9 donne e non è poco in un paese machista come il Guatemala) organizzano laboratori di musica e di manualità rivolti ai 40 bambini che quotidianamente lo frequentano e ai 26 anziani seguiti nella struttura. C’è, addirittura, una volta alla settimana il Cineforum. Se si prova ad immaginare cosa significhi un cineforum in un luogo all’interno di una baraccopoli, beh, per noi che lo abbiamo visto è emozionante vedere file di sedie di plastica occupate da bambini, donne, anziane che guardano su uno schermo film d’animazione e cartoni animati. Per noi, è bellezza!!! Questo sinteticamente e semplicemente in Guatemala.

Poi c’è Pavia dove cinque anni fa, scoprimmo la povertà e la fragilità. Una povertà differente da quella incontrata e vista in Guatemala. Estrema al di la dell’Oceano, indefinibile qui a Pavia. Non trovo una parola, mi verrebbe da dire che è una povertà palpabile, che si vede, però con servizi a cui i poveri possono rivolgersi per trovare una soluzione, cosa che ad esempio in Guatemala non succede.

Però, non voglio dare l’impressione che esista una povertà di serie A e una di serie B. No!!!! Non è questo il problema!!!! La povertà è povertà…però….è differente! Cerchiamo di spiegarla attraverso il racconto di quello che stiamo facendo.

Siamo impegnati in solidarietà da 18 mesi con i ragazzi di In&Out che poi, tanto ragazzi non sono avendo un’età che va dai 35 ai 60 anni e anche un po’ di più e sono fondamentalmente senza fissa dimora, con dipendenze da alcool e droga.

Perché abbiamo deciso di passare dal Guatemala anche ai senza fissa dimora? Perché alcuni di noi lavorano come Infermieri turnisti in malattie infettive e volevamo metterci a disposizione di chi non ha nulla e vive situazioni quotidiane di precarietà. Che poi sono le stesse persone che spesso vengono ricoverate dove lavoriamo. Persone difficili, senza regole, pluri patologiche, che non si curano, non assumono farmaci, che sono depresse. Che sono quelle che una volta dimesse ritornano dopo quindici giorni per lo stesso motivo del ricovero precedente e allora ti chiedi perché e cerchi di capire meglio chi sono e qual è il loro mondo.

E qui c’è un mondo fatto di disagio, fragilità, povertà, abbandono da parte delle istituzioni ma anche dagli stessi cittadini che passano davanti a loro, sdraiati per strada o seduti su una panchina e se ne vanno. Piccola digressione: “Si passa e si va. I luoghi della fragilità” è una mostra fotografica che abbiamo commissionato a Giuseppe Dezza, fotografo che vive tra gli Stati Uniti e il Salvador, con l’obiettivo di documentare tutti quei luoghi della fragilità di Pavia (mense, dormitori, centri diurni, piazze, panchine, parrocchie). Sono tanti!!!

A IN&OUT che si trova dietro alla stazione di Pavia all’interno della Comunità Casa del Giovane, collaboriamo con i tre educatori e organizziamo incontri con professionisti della salute, ma non solo, perché questo è quello che ci hanno chiesto gli educatori e gli ospiti della struttura. Abbiamo portato infermieri a parlare della professione infermieristica e dei servizi presenti sul territorio pavese. Medici che si occupano di patologie del fegato, infettivologi, dermatologi, nutrizionisti. Anche un’igienista dentale. Abbiamo cercato di rispondere alle loro domande di salute per creare ponti. Ma non solo: al centro sono venuti e continuano a venire artisti perché per chi vive sulla strada la bellezza, l’arte, la cultura è fondamentale per sentirsi parte della società e uomini. Tutti gli incontri sono stati interessante ma ce ne sono stati alcuni che hanno emozionato come quello con il coreografo Ivan Manzoni che ha raccontato il suo lavoro e il suo girare per il mondo creando coreografie volanti.

L’incontro in musica con il Maestro di chitarra Massimiliano Alloisio e le sue mani che magistralmente muovendosi sulle corde hanno creato emozioni. Abbiamo portato il maestro Liutaio Marco Brunelli che dopo un primo incontro continua ad andare dai ragazzi lavorando con loro il legno per creare oggetti unici che si vendono nella bottega “Presi nella rete” che si trova in Corso Garibaldi a Pavia. Si continua mischiando prevenzione, risposte ai bisogni, educazione alla salute, cultura, arte, musica, letteratura. Ma anche Volontariato con interventi di chi fa solidarietà tutti i giorni per spiegare a chi non ha nulla l’importanza del dono, della solidarietà del tendere una mano.

Prossimamente porteremo Filippo Ticozzi, regista pavese e alcuni scrittori con la capacità di raccontare e creare storie. Questi incontri sono importanti perché, se ci pensiamo bene, per chi è fragile sono occasioni di confronto dove c’è qualcuno che va da loro a raccontare che la vita, anche per loro è stata difficile e c’è sempre una seconda possibilità. Non è poca cosa se ci pensiamo bene. Abbiamo addirittura organizzato un incontro che doveva durare un’ora ma si è prolungato per due, con Carlo Gariboldi che ha raccontato il lavora da giornalista, da capo redattore de La Provincia Pavese.

E’ stata un’occasione per ascoltare come si scrive un articolo, cosa è notizia, come si fa un’intervista, cosa è una buona notizia. Emozionante. Ma non c’è solo IN&OUT. Per esser sinceri, questo nostro interesse alla fragilità nasce da un “Kit della solidarietà” dove ad un certo punto, stanchi di vedere persone ricoverate che non avevano un cambio di biancheria, abbiamo deciso di copiare, adattandolo al nostro contesto, un piccolo progetto di un’associazione piemontese che aveva creato un kit contenente biancheria intima, dentifricio, saponetta e spazzolino da consegnare a chi, ricoverato, non aveva nulla. E anche qui si è aperto un mondo dove dall’altra parte c’è gente che vive sola e non ha nulla: neanche un paio di mutande pulite. E poi ci sono le collaborazioni con altre associazioni come Cuore Clow dove stiamo portando avanti un progetto nelle scuole elementari e medie andando a raccontare quanto è importante lavarsi le mani, il corpo, i denti.

Questo è quello che facciamo e continuiamo a fare dal 1998. Ci piace, serve soprattutto a noi, ci fa star bene , cerchiamo di far stare bene glia altri e, parere nostro, è quello che un Infermiere dovrebbe fare essendo la nostra una professione sociale. Grazie dell’attenzione, del tempo che ci avete dedicato e continuiamo a rimanere solidali perché ce né bisogno in quanto nessuno si salva da solo.

A cura di AINS – dott. Ivan Santoro.

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Dott. Ivan Santoro

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