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L’Italia sta invecchiando, nel nostro paese la popolazione sempre più anziana.

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La popolazione italiana invecchia sempre più velocemente. E’ emerso dal meeting di Rimini nel corso della tavola rotonda dal titolo ‘Sanità per tutti: un sistema con data di scadenza?’

Nella cornice del meeting di Rimini, si è tenuta la tavola rotonda dal titolo ‘Sanità per tutti: un sistema con data di scadenza?’ con l’obiettivo di discutere sulla sostenibilità del Sistema sanitario nazionale.

L’incontro, che ha visto la partecipazione di Giorgio Bordin (presidente Medicina e Persona), Raffaele Donini (coordinatore della commissione Salute della conferenza delle Regioni), Fabio Pammolli (professore ordinario di economia e management presso il Politecnico di Milano) e Riccardo Zagaria (amministratore delegato di DOC Generici), ha delineato le caratteristiche che il Sistema sanitario dovrebbe avere: sostenibile, amico, sussidiario, solidale e soprattutto che ponga al suo centro il paziente, chiunque esso sia.

Alla tavola rotonda ha voluto partecipare anche il ministro della Salute, Orazio Schillaci, inviando una lettera a commento dei temi trattati.

LA CORSA DELLA POPOLAZIONE ITALIANA VERSO L’INVECCHIAMENTO.

La popolazione italiana invecchia sempre più velocemente: secondo i dati Istat riferiti all’anno 2021, quasi una persona su quattro (23,5%) ha dai 65 anni in su, e si prevede che il dato salirà al 34,9% nel 2050. Alla base del fenomeno concorrono la minore natalità e la maggiore speranza di vita, che nel 2070 potrebbe arrivare a 86,5 anni per gli uomini e a 89,5 per le donne.

Questo cambiamento demografico fa emergere nuove necessità non solo di supporto sociale, ma anche di politiche sanitarie che possano soddisfare i bisogni di questa crescente fetta di popolazione.

L’aspetto che più determina le esigenze sanitarie dell’anziano è rappresentato dall’accumulo persistente di patologie croniche: oltre la metà della popolazione ultrasessantenne a livello globale presenta più di una condizione cronica (multimorbilità) e sta crescendo anche la prevalenza di polifarmacoterapia, ovvero l’uso cronico di almeno 5 farmaci al giorno.

Anche per questo il Ssn ha bisogno di un giusto finanziamento, per contare su professionisti preparati e adeguatamente motivati, in grado di garantire a tutti l’accesso alle cure e alle terapie secondo i tempi definiti dal bisogno, dall’emergenza, dall’acuzie e dalla cronicità.

Un servizio sanitario che persegua senza esitazioni il diritto alla salute dei suoi cittadini. “Uno degli elementi fondamentali per la sostenibilità del sistema sanitario- afferma l’amministratore delegato di DOC Generici, Riccardo Zagaria – riguarda l’aspetto economico: l’invecchiamento della popolazione e il conseguente incremento nell’assunzione di farmaci impatta sia sulle tasche dei cittadini che sul sistema sanitario“.

“DOC è da sempre in prima linea nella formazione- prosegue- con l’obiettivo di incrementare la cultura della salute sostenibile anche economicamente, attraverso l’uso del farmaco generico, che per il suo costo più contenuto favorisce una maggiore aderenza alla terapia farmacologica prescritta”.

I DATI DEL RAPPORTO OSMED.

A questo proposito, gli ultimi dati del rapporto OSMED appena pubblicato mostrano che in Italia nel 2022 più di 6 cittadini su 10 hanno ricevuto almeno una prescrizione di farmaci. È stata osservata una crescita della spesa pro capite e dei consumi con l’aumentare dell’età.

In particolare la popolazione con più di 64 anni ha assorbito oltre il 60% della spesa e delle dosi. Nella popolazione anziana la spesa media per utilizzatore è stata di 556 euro (601,5 negli uomini e 520,8 nelle donne). Quasi l’intera popolazione (98,4%)ha ricevuto nel corso dell’anno almeno una prescrizione farmacologica.

I FARMACI EQUIVALENTI

Tra gli aspetti che potrebbero favorire il raggiungimento di questi obiettivi rientra l’uso dei farmaci equivalenti. Secondo l’Agenzia Italiana del Farmaco, il farmaco equivalente è definito come “un medicinale che, oltre a contenere nella propria formulazione la stessa quantità di principio attivo, ha anche una bioequivalenza, dimostrata da studi appropriati di biodisponibilità, con un altro medicinale di riferimento (meglio noto come medicinale “di marca”, “griffato” o “branded”) con brevetto scaduto”.

L’Italia è terz’ultima nel confronto con Austria, Belgio, Germania, Gran Bretagna, Francia, Polonia, Portogallo, Svezia e Spagna, sia dal punto di vista della spesa, sia per quanto riguarda il consumo dei farmaci equivalenti.
In particolare l’incidenza della spesa per gli equivalenti si attesta al 43,4% a fronte di una percentuale media di spesa territoriale per i farmaci equivalenti nei Paesi analizzati del 47,6% (media Ue: 48,3%) e oscilla tra il 34,7% del Belgio e il 68,6% della Polonia. La percentuale dei consumi oscilla invece tra il 50,6% del Belgio e l’81,8% della Gran Bretagna, e si attesta in Italia al 54,9%.

“La riflessione che dobbiamo fare, alla luce della crescente spesa farmaceutica totale- continua Riccardo Zagaria- è come fare in modo che il farmaco, sempre più indispensabile nella nostra società, possa continuare ad essere disponibile e accessibile nei prossimi anni in modo omogeneo”.

“È fondamentale in questo senso- sottolinea- garantire la sostenibilità del sistema produttivo del farmaco, aumentare la spesa farmaceutica, adeguando il tetto di spesa per acquisti diretti, e rivedere completamente i flussi della distribuzione diretta e per conto, puntando ad una uniformità a livello nazionale“.

LA LETTERA DEL MINISTRO SCHILLACI.

“Un servizio sanitario che è, e resta, fortemente ancorato ai principi di universalità, equità e uguaglianza- si legge nella lettera inviata dal ministro della Salute, Orazio Schillaci– ha bisogno di una forte cura ricostituente, per troppo tempo rimandata. L’obiettivo è quello di rendere più attrattivo il nostro SSN, agendo su due leve: quella economica, con stipendi migliori agli operatori della sanità e quella organizzativa, rivedendo un modello che non funziona come dovrebbe”.

“Uno dei fattori chiave per la sanità del futuro– prosegue il testo- è la digitalizzazione. Penso alla telemedicina, su cui siamo in una fase avanzata, che gioca un ruolo essenziale per il potenziamento della sanità di prossimità o al Fascicolo sanitario elettronico che finalmente è entrato nella sua fase operativa”.

“Stiamo lavorando insieme a regioni, associazioni e parti sociali- conclude Schillaci- per una Sanità a medio-lungo termine, ripensando a una medicina pubblica più vicina alle persone e più innovativa“.

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