Patto tra Infermieri e Medici a Roma: da oggi si inizierà a collaborare?

Patto tra Infermieri e Medici sul palco del Congresso Nazionale FNOPI

Gli Infermieri Italiani sono sempre stati dalla parte dell'intesa con le altre Professioni Sanitarie, mediche e non mediche. È quanto emerso al Congresso Nazionale della categoria in fase di svolgimento in quel di Roma.

La collaborazione e il lavoro in équipe sono stati al centro di un importante dibattito a cui hanno preso parte importanti relatori. A coordinare i lavori la giornalista Rai Maria Concetta Mattei.

Al talk show messo in scena dalla Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche hanno preso parte:

  • Filippo Anelli, presidente nazionale dell'Ordine dei Medici;
  • Barbara Mangiacavalli, presidente nazionale dell'Ordine degli Infermieri;
  • Ginetto Menarello, vicepresidente Aifec;
  • Fabrizio Moggia, presidente Aniarti;
  • Rocco Pugliese, presidente Simeu;
  • Rossana Ugenti, direttore generale professioni sanitarie e risorse umane ministero salute.

Infermieri e Medici si stringono la mano a Roma e promettono di viaggiare assieme nell'interesse della Persona assistita. È quanto emerso oggi al termine del talk-show condotto dalla giornalista Rai Maria Concetta Mattei nell'ambito del primo congresso nazionale dell'Ordine degli Infermieri.

Thomas Kears, Ceo dell'Internazional Council of Nursing, in una registrazione video mandata in onda in anteprima ieri sera da AssoCareNews.it, il cittadino deve essere al centro della scelta assistenziale. Il Cittadino deve essere il fulcro di ogni attenzione.

Medici e Infermieri devono smetterla di litigare e di iniziare a lavorare assieme, ciascuno con la propria specifica competenza.

I Medici di Medicina Generale hanno aperto la loro struttura agli Infermieri e a tutti i professionisti sanitari che si occupano di assistere il cittadino. Gli Infermieri di Famiglia sono bene accetti in questa famiglia.

Gli Infermieri di Famiglia nel mondo e in Europa sono realtà da un ventennio. In Italia è giunto da poco tempo, è diverso dall'Infermiere delle cure domiciliari è diverso dall'Infermiere di Famiglia, che è colui che prende in carico l'intera struttura famigliare, dalla fase acuta a quella cronica nell'ottica della multi-professionalità.

Gli Infermieri di Famiglia sono pochi in Italia e si sono costituiti in associazione da circa un anno.

L'Infermiere è sempre più specializzato nei vari ambiti dell'Assistenza grazie alla laurea magistrale, alla ricerca, ai master e agli studi di alta valenza professionale.

Alcune regioni in Italia utilizzano gli Infermieri di Famiglia, in altre non ci sono affatto. Il Ministero della Salute sta avviando un serio processo di riconoscimento di questa figura specifica, anche se è difficile e ci vorrà tempo. Per il riconoscimento dell'infermiere di famiglia e/o di comunità occorre coinvolgere le Regioni, senza di loro non si va da nessuna parte.

Anche l'Infermiere di area critica deve essere riconosciuto. Ha un percorso di studi dedicato e il Master in questo settore è molto richiesto e soprattutto riconosciuti all'interno della comunità professionale sanitaria. Il Cittadino guarda alla competenza e non alla divisa e non vede se di fronte a lui c'è un medico o un infermiere, vuole risposte concrete alle sue esigenze di salute.

Assente Antonio Saitta della conferenza Stato-Regioni e quindi un interlocutore importante per l'argomento in essere.

Mangiacavalli, anche a nome del comitato centrale Fnopi, ha parlato di accordo necessario tra Medici e Infermieri. Già nei giorni scorsi i due Ordini Professionali erano usciti con un comunicato congiunto con cui si diceva basta al cosiddetto "tempario".

Patto sancito tra Medici e Infermieri sul palco del Parco della Musica di Roma.

Anelli, presidente della Fnomceo, dal canto suo ha parlato di riflessione della governance del Sistema Sanitario. Gli Infermieri devono entrare direttamente nella gestione e decidere direttamente per i propri ambiti di competenza. Gli Infermieri devono diventare veri professionisti. Medici e Infermieri devono lavorare assieme nell'interesse di chi chiede e ha diritto alle cure.

Medici e Infermieri sono pochi, ha ricordato Anelli, occorre assumere più professionisti negli ospedali e sul territorio.

Per giungere ad un vero accordo tra le due professioni occorre però agire sulla formazione e creare percorsi di studio allineati.

E allora che tipo di professionista hanno bisogno i cittadini? È colui che non è distaccato dai problemi reali del Cittadino.

E soprattutto come i Professionisti della Salute si adattano alla realtà che cambia e alle patologie che allungano a dismisura la loro cronicità. Ci sono sempre più Pazienti che vivono meglio e vivono di più. Oggi è possibile gestire un diabetico e aiutarlo a gestire la sindrome dai 5 ai 105 anni.

Nei piccoli territori e nelle aree logisticamente poco raggiungibili chi gestisce i Pazienti? I Medici del territorio riescono a gestire bene gli Assistiti, gli Infermieri possono intervenire ed aiutarli? Sicuramente si, gli Infermieri possono tranquillamente prendere in carico il Cittadino. L'assistito deve anche saper e poter scegliere da chi farsi curare.

L'Infermiere è però consapevole di quello che può e deve fare?

La vicepresidente Pulimeno, dal canto suo, ha parlato di difficoltà reali, di rapporti non sempre idilliaci tra Medici e Infermieri. Oggi si parte con dei progetti comuni, ma gli stessi si devono basare sulla volontà di chi gestisce la cosa pubblica a livello territoriale. La volontà localistica e territoriale è importantissimo. La Persona, il Cittadino devono scegliere, ma deve scegliere soprattutto coordina le risorse economiche, sociali e politiche a livello particulare.

I contrasti sul territorio devono cessare e da questo ripartire tutti assieme per mettere finalmente la Persona al centro delle attenzioni dei sanitari. Insomma si deve collaborare!

Non solo tra Medici e Infermieri (compreso gli Infermieri Pediatrici) si deve fare sistema, ma anche con gli altri Professionisti della Salute, con gli Operatori Socio Sanitari, con gli Enti locali e con i Sindaci.

Insieme, in équipe, facendo sistema, si possono cambiare la sanità e l'assistenza in Italia.

In tale ottica viaggia anche la riforma del sistema formativo e degli Ecm dei Professionisti Sanitari. Bisogna analizzare gli out-come e non solo i costi.

Per Mangiacavalli il Ministero della Salute deve avere un ruolo di collante tra le varie richieste delle Professioni Sanitarie mediche e non mediche, recependo quello che la gente chiede, indipendentemente da chi offre e da chi richiede cure. E ciò cessando di focalizzarsi esclusivamente sulle questioni economiche.

Per finire, il Ministero della Salute deve interrompere il cosiddetto "minutaggio" e iniziare a pensare alle qualità delle cure. Meno proposte da ragionieri e più progetti di salute mirate alle richieste dell'umano.

Tutto ciò in attesa di capire cosa accadrà a livello politico e chi gestirà in futuro il Governo della Nazione Italia.

Un talk-show veramente ricco ed empatico!

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Dott. Angelo Riky Del Vecchio
Author: Dott. Angelo Riky Del VecchioWebsite: http://www.angelorikydelvecchio.itEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Nato in Puglia, vive e lavora in Emilia Romagna, Giornalista, Infermiere e Scrittore. Già direttore responsabile di Nurse24.it, attuale direttore responsabile del quotidiano sanitario nazionale AssoCareNews.it e di NurseToday.it - Quotidiano FIALS.
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