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Ecco la Tesi di Laurea in Infermieristica di Marta Piccioli: “vi parlo della formazione dell’Infermiere in Italia e in Inghilterra”.

Ecco la tesi di Laurea in Infermieristica della neo-collega Marta Piccioli, laureatasi in piena Pandemia da Coronavirus presso l’Università degli Studi di Perugia. Ha messo a confronto la formazione dell’Infermieri nel nostro Paese e quella in terra inglese.

Marta si è laureata a 43 anni in Infermieristica ed ha scelto una tesi difficile sul tema “La formazione dell’Infermiere in Italia e in Inghilterra”.

“Sono nata a Terni nel 1977, vivo e risiedo in un paesino nei dintorni di Terni, Montefranco, da alcuni anni. Sono stata contattata da diverse case di riposo per anziani, ma il mio obiettivo, per ora, è quello di entrare a far parte dello staff ospedaliero, sono sicura che può offrirmi molte più opportunità di migliorare le mie conoscenze in ambito infermieristico” – ci spiega Marta.

I tuoi sogni per il futuro?

“Diventare una brava infermiera, capace di ascoltare i pazienti, assisterli nel modo migliore, capire le loro necessità e avere sempre più conoscenze che mi rendano capace di agire nel modo più veloce ed appropriato nelle emergenze”.

L’introduzione alla tesi.

Questo lavoro nasce dalla volontà di cercare di dare una risposta a una domanda: «perché gli infermieri italiani neolaureati sono particolarmente apprezzati all’estero, e in particolare in Inghilterra?».

Trattandosi di infermieri neolaureati, l’ipotesi è che la risposta non possa che riguardare la formazione degli studenti italiani. Per questa ragione ho cercato di analizzare le specificità del percorso universitario di formazione degli studenti italiani di infermieristica, in particolare attraverso il confronto con quello anglosassone.

L’utilità del confronto è anche quella di far emergere non solo gli aspetti in cui la formazione italiana eccelle, ma anche quelli in cui può migliorare.

C’è però anche un’altra ragione per cui ho scelto l’argomento della formazione, ed è perché ritengo importante far riflettere gli infermieri, i medici e quanti altri partecipano alla formazione degli studenti italiani di infermieristica, dell’importanza del loro ruolo all’interno di questo percorso, fondamentale per abilitare figure professionali preparate, competenti e motivate.

Anche per questo ho cercato di mettere in evidenza quelli che sono i bisogni formativi degli studenti chiamati in futuro a esercitare la professione infermieristica, e a immaginare l’evoluzione della stessa formazione.

Il confronto tra i due percorsi di formazione è stato svolto a livelli diversi. Prima analizzando le specificità dei due sistemi sanitari nazionali e il ruolo che in essi ricopre l’infermiere. Poi confrontando i programmi formativi dell’Università di Perugia e King’s College University (Londra). Infine, somministrando agli studenti delle due Università un questionario con l’obiettivo di far emergere la loro opinione riguardo alcuni aspetti fondamentali della struttura e dell’organizzazione del proprio corso di laurea. A tal fine il questionario ha preso in esame le diverse figure professionali coinvolte nella formazione (il docente, il coordinatore dell’insegnamento tecnico-pratico e di tirocinio, il tutor, la “figura guida” del tirocinio ecc.), il sistema formativo nella sua declinazione teorica e pratica, le modalità di svolgimento delle lezioni e il livello di comprensione dello studente.

Nell’ipotesi di partenza il confronto tra i due sistemi avrebbe dovuto prevedere un ulteriore livello di approfondimento attraverso un periodo di osservazione svolto presso l’Ospedale di Lewisham, associato della King’s College University, dove un nostro collega, in qualifica di “resuscitation officier”, si è reso disponibile a contattare i suoi superiori e concedermi la possibilità di acquisire ulteriori informazioni direttamente sul campo facendomi entrare nella routine ospedaliera del King’s College University e del Lewisham Hospital come ospite in visita.

Purtroppo l’esplosione della pandemia ha impedito l’organizzazione di questa internship.

In assenza di alternative, durante il periodo di confinamento dovuto all’emergenza sanitaria da Sars CoV2 (CoViD-19), il sondaggio online si è dimostrato comunque un’utile strumento per la raccolta dei dati.

Per compensare l’impossibilità di effettuare un periodo di osservazione all’estero, è stata effettuata un’intervista al referente a Londra di cui sopra, Luigi Andreoli, infermiere laureato presso la sede di Terni dell’Università di infermieristica di Perugia, trasferitosi a Londra da molti anni. Grazie alla sua esperienza, iniziata in Italia con gli studi e le prime esperienze lavorative e proseguita poi a Londra con il lavoro negli ospedali, è stato possibile rilevare alcune importanti differenze tra i due Paesi.

Differenze relative ai percorsi di formazione, alle condizioni lavorative degli studenti neolaureati, ai sistemi di reclutamento degli ospedali, alle prospettive di crescita professionale. In particolare il confronto con l’intervistato ha consentito di fornire un’interessante chiave di lettura dei risultati ottenuti attraverso il sondaggio.

Scarica l’intera tesi: La Formazione dell’Infermiere in Italia  e in Inghilterra.

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