Infermieri invidiosi dei colleghi che si evolvono. Come mai?

Infermieri litigano e invidiano. Se uno si evolve viene emarginato e deriso. Perché?

In un volume di Moreno Munari si racconta com’è l’invidia tra colleghi e quanto può fare male.

Gli Infermieri sono la professione più invidiosa dello Stivale? E’ quanto sostiene il collega Moreno De Munari nel suo volume “Noi Infermieri – I supereroi silenziosi della sanità italiana”.

Il volume di Moreno De Munari si legge in un'ora, ma vi resta nel cuore per tutta la vita.

Il volume di Moreno De Munari si legge in un’ora, ma vi resta nel cuore per tutta la vita.

Moreno è nato a Vicenza nel 1966. E’ Infermiere dal 1988. Ha lavorato in vari settori dell’assistenza ospedaliera: dalla Rianimazione al Pronto Soccorso, passando per la Chirurgia Generale e l’Unità Coronarica. La sua storia recente parla anche di Docenze specialistiche al Corso di Laurea in Infermieristica e di ricerca scientifica nell’ambito delle Infezioni nosocomiali. E’ un sindacalista ed un ottimo comunicatore. Da qualche anno ha lasciato il pubblico impiego per dedicarsi alla libera professione.

Ho letto il volume di De Munari in una sola ora, ritrovandomi in ogni riga dei suoi 27 racconti di vita professionale. Ho fatto un viaggio a ritroso riscoprendo episodi che avevo dimenticato e che erano molto simili a quelli narrati in questo libro, che ha lo stile del romanzo narrato.

E’ un volume assolutamente da acquistare. Qui di seguito vi proponiamo il paragrafo dedicato all’invidia.

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Invidia

E’ il terzo “motore” del mondo, dopo il denaro e il sesso. E’ la molla del miglioramento, se presa dal lato giusto, ma è una catastrofe nei rapporti umani. E tra gli Infermieri, dove esiste una strana solidarietà che io definisco “al ribasso”, l’invidia spopola.

Non verso le altre categorie, no, verso i colleghi che in qualsiasi modo si migliorano. Quelli della maturità, dei concorsi per fare qualcos’altro, quelli del master, dei corsi di specializzazione, quelli della Laure, qualsiasi laurea, quelli del corso di fotografia.

Tutti rancorosi verso chi cerca di evolversi.

Gli Infermieri solidarizzano nella sfortuna, nelle lamentele, nel disagio, ma appena uno di loro esce dal turno – trovando una sistemazione o un incarico con orario giornaliero – è guardato con malignità.

“In fondo era uno (a) che non aveva tanta voglia di lavorare”. Perché i veri Infermieri lavorano sodo. Noi siamo i muli e non ci piacciono le volpi…

Io invece non provo invidia ma ammirazione per chi riesce a fare quello che vuole, quello che gli piace, decidere del proprio tempo. Ammiro chi non ha nessuno che gli dice cosa o quanto o quando. Ammiro la mia insegnante del corso di scrittura, in biblioteca, perché sia il suo lavoro sia il suo tempo libero coincidono con la stessa passione, così la sua serenità si trasmette tutt’intorno e alle altre persone. L’esatto contrario dell’essere frustrato. 

Come tanti lavoratori, che magarti hanno scelto il loro ambito lavorativo senza nessuna costrizione, come noi infermieri, ma si ritrovano tra i piedi un sacco d’impedimenti e “saprei come fare” si tramuta in un “non posso”. 

Il mio lavoro è l’emblema di questo assioma, che peccato. Io detesto lavorare male perché l’organizzazione è deficitaria, detesto chi mi costringe a lavorare peggio di quel che vorrei, di quel che potrei, chi riesce addirittura a peggiorare la mia vita privata senza neanche conoscermi; per esempio chi mi ha impedito di uscire dalle 8.00 alle 20.00 quanto ero ammalato. In pratica un’auto aggregazione.

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Potete contattare Moreno De Munari su Facebook per acquistare una copia del volume, che conta ben 150 pagine.

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