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Per i Laureati Magistrali delle professioni sanitarie serve un organismo di rappresentanza e tutela.

Laureati Magistrali delle Professioni Sanitarie. Ora serve un organismo di rappresentanza e di tutela per tutti.

Il 12/11/2021 la Direzione Generale Welfare della Regione Lombardia ha costituito, con il decreto n. 15372 [1], un “Coordinamento regionale delle professioni sanitarie”. A fronte di tale titolo collettivo però, nominando con il medesimo atto avente forza di legge i componenti di detta direzione, ha prescelto i membri di un’unica classe delle professioni sanitarie: quelli della professione sanitaria infermieristica. Le preferenze sono peraltro cadute tra i Direttori di Struttura Complessa di Direzione delle Professioni Sanitarie e Sociali di alcune principali ASST e IRCCS della regione.

Tale atto risulta non soltanto discriminatorio verso le altre quattro classi delle professioni sanitarie (Ostetrica; Tecnico sanitaria; della Riabilitazione; della Prevenzione) ove l’impianto complessivo delle leggi sulle professioni sanitarie, sia nazionali che regionali, sia diretto – quasi inutile rimarcarlo – trasversalmente verso TUTTE queste professioni, nonché inidoneo, per assenza di una completa rappresentatività allo scopo cui è preposto, ma appare eccessivamente “autocratico” visto che non si sia operata alcuna selezione (magari “pescando” dall’assai nutrito bacino di laureati magistrali delle professioni sanitarie che non riescono ad esercitare alcuna funzione per cui hanno conseguito una laurea specialistica); infine desta perplessità circa gli “insondabili motivi” per cui si sia giunti a tale sistema di nomine d’imperio.

A fronte di tutto ciò DOVREBBE risultare fisiologico per tutti i professionisti interessati – ossia i laureati magistrali delle professioni sanitarie – iniziare a porsi degli opportuni quesiti:

1. Anzitutto come mai si sia giunti in pochi anni a tali “escursioni di carriera” che vedono professionisti di “pari grado accademico” (che però ancora esercitano la professione “di base”), guardare dal basso verso l’alto ad una loro ristrettissima minoranza di colleghi – la difatti divenuta “èlite infermieristica” – che sono passati (in alcuni casi anche prodigiosamente) dalla dirigenza Sitra di primo livello a quella di secondo, peraltro gestendo aree afferenti alle altre classi delle professioni sanitarie, di fatto suggerendo alla direzione generale welfare Lombarda una prassi che, al solito, diventa incivile metodo.

2. Come si sia passati dalle discriminazioni interdisciplinari insorte verso le professioni sanitarie non mediche (bisogna ancora ricordare “l’assalto alla diligenza” e “gli apprendisti stregoni” del comma 566 della legge di stabilità 2015) a quelle “intestine” che vedono tutt’oggi gli infermieri trasformarsi da professione leader a entità defezionaria, ostile ai vecchi “alleati”.

3. Come si sia potuto – per più di vent’anni e malgrado già esistessero organismi rappresentativi – NON reagire agli inganni tesi in ambito normativo, primo fra tutti quello identificabile quale il fondamentale limite allo sviluppo complessivo della Dirigenza delle Professioni Sanitarie (DPS): ossia il vincolo per cui l’istituzione dei posti per la stessa debba avvenire attraverso modificazioni “compensative” delle preesistenti dotazioni organiche complessive aziendali, senza ulteriori oneri e ad invarianza di spesa (c.2, art.6, l. 251/00); trabocchetto i cui esiti si stanno palesando anche nel disinteresse verso titoli di studio rivelatisi alquanto evanescenti ; inoltre a cascata si possono annoverare ulteriori limiti, quali quelli concorsuali che rendono in Italia più agevole diventare magistrati che dirigenti delle professioni sanitarie: giungono testimonianze che ai concorsi “minestrone” che più frequentemente vengono banditi (ove la domanda che sorge spontanea è: perché convocare tutte le classi delle professioni sanitarie quando il posto a concorso è soltanto uno?), per colmo di danno e beffa non infrequentemente occorra che chi risponda correttamente alle domande non passi nemmeno la prova scritta, mentre chi pure fallisca miseramente i quesiti, ma risulti anche solo informalmente in capo a funzioni di detti uffici Sitra, arrivi fino alla graduatoria finale…

Per rispondere a questi ed altri analoghi quesiti, ma anche per una mera questione di onestà intellettuale, andrebbero riconosciute diverse fattispecie che di fatto “rallentano” il percorso di emancipazione individuale delle varie professioni, che rendono il confronto con la professione infermieristica una gara di velocità con un solo atleta in grado di prestazioni all’altezza della stessa competizione sportiva. Il dato più frustrante è che le differenti tematiche e problematiche dei professionisti non medici potrebbero, anche senza particolari difficoltà, trovare ognuna il loro comune denominatore, ma lo scarso dialogo interprofessionale e l’incapacità di una comune sintesi e della creazione dell’opportuno establishment non consente una uniforme evoluzione delle azioni agite sia nel campo meramente applicativo e tanto più in quello rappresentativo istituzionale.

A maggior ragione risulta quindi davvero indigesto che l’ente che di fatto sostituisca Lo Stato nella organizzazione generale della Sanità non colga l’occasione per avviare – tramite giuste procedure concorsuali, dirette a tutte le classi professionali, nel rispetto di una pari rappresentatività al momento valida soltanto sulle carte – al primo livello istituzionale tale anelato dialogo interprofessionale, ma si limiti con codeste “nomine” a proporre situazioni che non vanno oltre i vari dadaismi di rito, concretizzati nel decreto con gli indicati “Obiettivi prioritari del Coordinamento regionale delle Professioni Sanitarie e Sociali per il biennio 2021-2022” , che altro non sono che obiettivi che dovevano essere, se non già conseguiti, certamente – covid o non covid – in una buona fase di realizzazione.

Pertanto adottare sifatte giustificazioni alla adozione di simili provvedimenti, sembra un metodo – pure sofista ed elegante, ma chimerico – utile soltanto a fornire motivi di spesa di danari che bisogna necessariamente spendere («consentirne la spesa nei tempi previsti»), con quale scopo concreto? A parte rimpinguare stipendi già generosi … sembra proprio nessuno.

Ecco perché sarebbe necessario un vero moto di coordinamento “bottom up”, simile all’ANDPROSAN – Associazione Sindacale Dirigenti Professioni Sanitarie, che – giusto caso – vede tra i suoi fondatori uno dei nominati della lista Lombarda.

Un moto che purtroppo ha già visto dei tentativi fallimentari tra i professionisti sanitari, ma che non è MAI stato tentato dai laureati magistrali, di cui peraltro non esiste nemmeno un elenco nazionale (assenza delle classi A e B negli ordini professionali).

Sarebbe ora di provarci.

[1] Reg Lomb Decreto 15372 12.11.2021

Dott. Calogero Spada
Tecnico Sanitario di Radiologia Medica (Bari, 1992), perfezionato in Neuroradiologia (Bari, 2001), Laureato Magistrale (Pavia, 2015), Master II liv. in Direzione e Management (Casamassima – BA, 2017) e di I liv. in Coordinamento (Castellanza – VA, 2011); dal 2017 guest blogger e web writer in sanità.
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