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lunedì, Giugno 21, 2021
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Fisioterapisti. Tavarnelli (AIFI): “abbiamo traghettato la professione sempre più verso la scienza”.

Tavarnelli (past president Aifi): mio bilancio? estremamente positivo: “Abbiamo traghettato fisioterapia sempre più verso scienza”.

“Ritengo che sia un bilancio estremamente positivo, in quanto ci sono state importante novità per la professione e per la fisioterapia. Ne cito solamente due, le più importanti: la prima nel 2017 con l’approvazione della legge Gelli-Bianco, che ha dato la partenza a questa nostra trasformazione da Associazione rappresentativa del fisioterapista ad Associazione tecnico-scientifica della fisioterapia; la seconda nel 2018 l’approvazione della cosiddetta ‘legge Lorenzin’, che ha finalmente istituito l’ordine delle professioni sanitarie che oggi tutte insieme si ritrovano nell’ordine dei tecnici sanitari di radiologia medica e nelle professioni tecnico-riabilitative della prevenzione. Per questo secondo me si tratta di un bilancio veramente positivo”. Così Mauro Tavarnelli, past president dell’Associazione Italiana di Fisioterapia, traccia un bilancio dopo sei anni alla guida di AIFI nel corso di un’intervista rilasciata all’agenzia Dire.

Lei ha condotto l’AIFI a diventare appunto un’Associazione tecnico-scientifica: quanto è stato complesso questo cammino? Di cosa va più soddisfatto?

“Premetto subito che ho coordinato un bellissimo gruppo di colleghe e colleghi, con cui ho lavorato intensamente e senza I quali non avrei assolutamente potuto fare alcunché. Quindi a loro va tutto il mio ringraziamento, perché questa squadra ha portato alla trasformazione della nostra Associazione attraverso un percorso impegnativo, dal momento che ha chiesto una serie di modifiche del nostro statuto ma soprattutto del nostro agire, proprio per poterci occupare della disciplina della fisioterapia e di traghettarla sempre di più verso l’essere scienza della fisioterapia”.

Questo anno, purtroppo, è stato caratterizzato dal Covid. Come è cambiato il vostro lavoro e quali difficoltà avete avuto?

“Il lavoro è cambiato nel senso che abbiamo dovuto mettere in campo tutta una serie di procedure per la massima vigilanza e per la prevenzione del rischio di infezione; in più abbiamo implementato le attività online che, se prima erano solo una parte parziale del nostro lavoro, adesso spesso rappresentano invece la possibilità esclusiva di svolere attività. Ci siamo dovuti organizzare, certo, ma ne abbiamo tirato fuori qualcosa di positivo, con la possibilità per esempio di riunirci più frequentemente dal punto di vista associativo, riuscendo anche a contenere i costi senza mai ovviamente tralasciare la qualità degli incontri. Abbiamo infine portato avanti diverse procedure di tele-riabilitazione e tele-fisioterapia che possono essere ulteriormente di supporto ai nostri pazienti. Non neghiamo che l’aspetto umano ci manca e speriamo di tornare presto ad incontrarci di persona”.

Secondo lei in cosa deve ancora fare un passo in avanti il mondo della riabilitazione?

“Credo che nella riabilitazione ci sia maggior bisogno di collaborazione tra le diverse professioni, questo perché la risposta ai bisogni di salute dei cittadini passa per forza per un lavoro sinergico. Questo interscambio già esiste, però c’è bisogno di implementarlo sempre di piu’, c’e’ bisogno di avere un’equipe che sia veramente coesa nell’interesse dei nostri assistiti, dei cittadini e delle persone con disabilità, proprio perché dobbiamo dare una risposta personalizzata, come prevede un qualsiasi progetto abilitativo e riabilitativo e non standardizzata. Questo è un passo importante da fare. Da un punto di vista invece strettamente della fisioterapia, sicuramente bisogna andare, come dicevo prima, sempre di più nella direzione di una scienza della fisioterapia. E questo prevede un percorso ancora importante, ma possiamo dire che siamo sulla buona strada”.

Un’ultima domanda: come proseguirà il suo impegno nella fisioterapia?

“Attualmente come past prasident di AIFI sono a completa disposizione, l’ho detto alle colleghe e ai colleghi: non fuggirò, anzi, mi farà piacere mettere a frutto la mia esperienza e, se mi verrà chiesto, ci sarò. Il mio impegno per la fisioterapia e per i fisioterapisti proseguirà assolutamente”.

Cecchetto (Aifi): per futuro puntiamo su ricerca scientifica
“Medici salvano vite, fisioterapisti migliorano qualità vita”

“La ricerca in fisioterapia sarà uno dei punti cardine dell’azione di questo mandato, perché con l’elezione di sabato scorso abbiamo completato l’assunzione definitiva di Associazione tecnico-scientifica”. Ne è convinto Simone Cecchetto, che con 177 voti su 198 è stato eletto da pochi giorni nuovo presidente dell’Associazione Italiana di Fisioterapia-AIFI. Ma intanto, se l’aspettava questa vittoria? “È stata una grande soddisfazione per me ma anche per tutta la lista che rappresento, AIFI SI- Scienza Insieme- racconta all’agenzia Dire- perché è stata la prima assemblea di soci e non più di delegati. La partecipazione è stata consistente e la fiducia che ci hanno riservato i soci è stata alta, quindi sentiamo forte il senso di responsabilità nei loro confronti per fare il meglio possibile in questo triennio”. Tornando però ai punti cardine del suo programma, secondo Cecchetto la ricerca in fisioterapia serve “per migliorare sempre di più le risposte ai cittadini, per dare nuove occasioni di formazione e sviluppo ai soci, in primis, e a tutti i fisioterapisti, con un’attenzione particolare allo sviluppo delle competenze specialistiche nei diversi ambiti: muscolo-scheletrico, neurologico, pediatrico, geriatrico sportivo, del movimento pelvico e così di tanti altri ambiti”.

Un’attenzione particolare sarà quindi rivolta anche allo sviluppo del mondo accademico, perché “diventa sempre più importante posizionare la fisioterapia al posto giusto nel mondo accademico- sottolinea il neo presidente di AIFI- dal momento che si sta collocando sempre di più come scienza autonoma, con le proprie regole e i propri strumenti”. Un altro asse di azione sarà ancora rivolto alle istituzioni, perché “ricerca scientifica significa anche ricercare nuovi modelli operativi per sostenere al meglio il sistema salute, per garantire la sostenibilità, l’efficienza e l’efficacia, e per dare sempre nuove e più appropriate risposte ai cittadini. L’ultimo asse, che ci sta particolarmente a cuore, sono i cittadini: vorremmo far capire loro, quanto più possibile, come in alcuni casi la fisioterapia rappresenti la risposta più appropriata ai bisogni di salute”. Ma come cambierà l’AIFI sotto la sua direzione?

“AIFI già oggi è una grande realtà, con oltre 5mila soci che hanno già scelto di partecipare a questo grande progetto- risponde ancora Cecchetto alla Dire- È una realtà fatta di 18 sezioni territoriali, che portano lo sviluppo della fisioterapia vicino ai territori; è costituita da sei gruppi di interesse specialistico e al momento quattro, ma cresceranno, network di interesse specifico per sviluppare la fisioterapia nei diversi ambiti. AIFI ha un comitato scientifico di altissimo livello che supervisionerà la produzione scientifica di tutta l’Associazione”.

AIFI cambierà soprattutto nella direzione di essere “pienamente un’Associazione tecnico-scientifica, con la produzione di linee guida e buone pratiche. AIFI offrirà eventi formativi di alta qualità e iniziative rivolte ai cittadini, alle istituzioni e al mondo accademico. La fisioterapia- spiega Cecchetto- è una scienza che riguarda la prevenzione, la valutazione, la cura, l’abilitazione, la riabilitazione e la palliazione di disfunzioni di diversi sistemi corporei, e che interviene secondo cinque grandi macro-strategie contenute nella cassetta degli attrezzi del fisioterapista: l’esercizio terapeutico, la terapia manuale, le terapie fisiche, le tecnologie e l’educazione terapeutica per migliorare la qualità della vita. Mentre i medici salvano vite, noi cerchiamo di migliorare quanto più possibile la qualità di vita delle persone, rallentando il progresso di declino funzionale e di malattie cronico-degenerative, potenziando I processi di recupero funzionale. È proprio questo che vogliamo sviluppare: tante acquisizioni scientifiche le abbiamo già ma c’è ancora molto da fare. Per questo siamo in cammino”.

Cecchetto, lei ha una lunga esperienza all’interno di AIFI e anche nel mondo della riabilitazione. Come immagina e come dovrà essere la fisioterapia del futuro?

“La immagino soprattutto come una fisioterapia specialistica in diversi ambiti, perché dopo decine di anni dal profilo professionale e dopo una ventina dall’istituzione del corso di laurea, ci rendiamo tutti quanti conto che tre anni per formare il fisioterapista di oggi sono assolutamente insufficienti per formare quello di cui il sistema sanitario ha bisogno. È necessario sviluppare la formazione di base e quella specialistica, perché essere un fisioterapista delle disfunzioni muscolo-scheletriche richiede per esempio delle competenze totalmente differenti da essere fisioterapista nelle disfunzioni neurologiche. Per rispondere sempre meglio al bisogno di salute dei cittadini bisogna allora sviluppare competenze specialistiche. La fisioterapia, poi, è una scienza che ha bisogno sempre e costantemente di essere incarnata nel quotidiano: ogni paziente è unico e irripetibile e la metodologia della ricerca lavora per macro gruppi di pazienti, di cui cerca le mediane del miglioramento. Ecco, dobbiamo allora trovare il punto di incontro tra quello che la ricerca fa su campioni molto estesi e la risposta giusta per quel paziente.
Questa è la sfida per il futuro: aiutare ciascun fisioterapista a trovare la migliore risposta per quel paziente in quel momento, cercando di calare i risultati della ricerca nella pratica clinica quotidiana”.

La fisioterapia del futuro, insomma, è posizionata nel mondo accademico “per poter fare ricerca laddove si fa ricerca, quindi nelle università- aggiunge ancora il neo presidente di AIFI- perché oggi sempre di più abbiamo gli strumenti culturali: abbiamo tanti dottori di ricerca e tanti colleghi con abilitazioni scientifiche nazionali, per cui abbiamo tutti I presupposti per entrare ancora di più nel mondo accademico. Dobbiamo potenziare questo campo perché è lì che si fa la fisioterapia del futuro e noi possiamo creare i presupposti perché questo si sviluppi. Infine, vorremmo potenziare le pubblicazioni scientifiche con una nuova rivista nazionale per facilitare, al di là della barriera linguistica italiana, la conoscenza di tutti i soci ma in generale di tutti I fisioterapisti, cosi’ come puntare ad una rivista scientifica internazionale- conclude- per proiettarci in un panorama ancora più ampio”.

Redazione AssoCareNews.it
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