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Oggi parliamo de “Il miglio verde” (Pickwick, 2013). Viaggio introspettivo in una delle opere maggiori di Stephen King. Continuano gli appuntamenti con la rubrica “Book: libri & letture” curata da Giovanni Maria Scupola.

“Sono stanco soprattutto del male che gli uomini fanno a tutti gli altri uomini”

Ecco la trama.

La storia è raccontata in prima persona da Paul Edgecombe, capo delle guardie del braccio della morte, il Blocco E, del carcere di Cold Mountain, che la scrive in un ospizio dove ricorda la sua passata avventura negli anni trenta. Il corridoio che dalle celle del Blocco E conduce alla sedia elettrica (soprannominata “Old Sparky”, la “vecchia scintillante”), che di solito è chiamato “l’ultimo miglio”, a Cold Mountain è chiamato, per via del colore del pavimento, “il miglio verde”. Il compito di Paul e del suo team è quello di badare ai prigionieri del blocco E e di eseguire materialmente l’esecuzione.

La vicenda comincia quando viene giustiziato un criminale e al suo posto arriva il piromane e assassino Eduard Delacroix, chiamato Del. Del viene subito preso di mira dalla guardia Percy. Insolente e crudele, a Percy piace picchiare e insultare i prigionieri, è incurante dei consigli dei colleghi, che lo odiano. Delacroix trova un topo che chiama Mr. Jingles, di cui diventa amico. Sostenendo che il topo gli parli, gli insegna anche alcuni piccoli giochi. Alle guardie la presenza del topo è gradita anche perché sembra tranquillizzare il prigioniero, solo Percy tenta, vanamente, di schiacciarlo. Nel frattempo, al blocco arriva un nuovo prigioniero, un gigantesco uomo di colore di nome John Coffey, accusato dello stupro e dell’omicidio di due bambine. Coffey ha una scarsa intelligenza, tant’è che ha paura del buio e non riesce ad allacciarsi le scarpe, e si dimostra un buon prigioniero che non fa notare la sua presenza. Inoltre, è dotato di poteri soprannaturali: cura una terribile infezione alle vie urinarie di Paul, che decide di non far parola del miracolo a nessuno.

Arriva un terzo prigioniero, il demoniaco William Wharton, il quale ama paragonarsi a Billy the Kid. Paul intanto ha indagato sull’omicidio delle sorelline e crede che Coffey è innocente, anzi comprende che egli avrebbe voluto curarle con i suoi poteri, ma erano già morte quando è arrivato sulla scena del delitto. Non potendo fare nulla per dimostrare la sua innocenza, Paul comunque decide di affidarsi a Coffey per risolvere un problema: la moglie di Moores, direttore del carcere, è malata terminale di un tumore cerebrale e non può neppure muoversi, quindi Paul e il suo team fanno evadere Coffey di notte per poterla curare. Coffey, dopo aver convinto Moores a tentare la sua cura, risucchia il male dalla moglie e la guarisce, quindi le guardie e John tornano in carcere. John getta un “surrogato” del tumore dentro Percy, facendolo uscire di senno e portandolo ad uccidere Wharton, che Paul, grazie anche ad una visione donatagli da Coffey, capisce essere il vero omicida delle sorelline. Di conseguenza, Paul e il suo gruppo cercano un sistema per salvare Coffey. Ma ormai è troppo tardi e l’uomo sarà giustiziato dagli stessi che sanno della sua innocenza.

Terminato di scrivere la storia nel presente, Paul la fa leggere alla sua amica Elaine Connelly e poi le mostra Mr. Jingles giusto prima che quest’ultimo muoia dopo 64 anni di vita. Paul spiega che i poteri curativi di John hanno l’effetto di prolungare innaturalmente la vita di coloro che ne sono guariti, ovvero il topolino e lui stesso. Poco tempo dopo anche Elaine muore, a 104 anni Paul è ormai rimasto solo e l’uomo la vede come una punizione per aver ucciso un miracolo vivente di Dio.

Ecco perché va letto.

“Il miglio verde” nasce come una serie di racconti pubblicati settimanalmente, perché fin da subito l’intento di Stephen King è quello di aumentare la curiosità del lettore ed immergerlo nella storia di ogni personaggio. È un libro abbastanza consistente con circa 550 pagine, ma King ha una abilità stupefacente a catturare l’attenzione del lettore, descrivere dettagliatamente ogni cosa dall’aspetto fisico dei personaggi, gli edifici, le cose, ai sentimenti e alle emozioni, rendendo la lettura chiara e fluida.

Questa storia riesce a trasmettere ogni tipo emozione: felicità, suspence, terrore e sofferenza. Pagina dopo pagina King ci fa vedere i detenuti del Blocco E per ciò che sono, uomini che hanno commesso crimini, ma che non per questo hanno smesso di avere paura ed emozioni. Ci sono pagine che ti strappano un sorriso, come la storia di Mr. Jingle, altre che ti lasciano impietrito, come la morte di Delacroix, e altre che ti fanno scappare una lacrima, come la fine di Coffey.

Infine, questo libro contiene in sé molte riflessioni. Spesso si attribuisce il “male” a qualcuno solo perché ha un determinato aspetto, però la cattiveria risiede nelle azioni che compiamo, nelle scelte che facciamo. Si ritrova così un contrasto tra bene e male, tra umanità e malvagità. King trasforma anche il Miglio Verde in una sorta di metafora della morte, di quel viaggio che ognuno di noi è destinato a compiere, prima o poi.

Martina Dorini, LaAV – Lecce

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