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Sembrava una cosa veloce, solo un prelievo…

Sembrava una cosa veloce, solo un prelievo…

? ? Sembrava una cosa veloce. Solo un prelievo. In più, conosco la paziente, conosco le sue vene, anzi, la vena: piccola, contorta ma accessibile facilmente con un aghetto azzurro, pediatrico, che ho già preparato nel suo sacchettino insieme alla provetta, anch’essa azzurra, della coagulazione.

Parcheggio dietro al solito trattore. Il cancellino fa “click” non appena apro la portiera e appoggio i piedi sul selciato: probabilmente la nuora, una signora sui 50, mi stava osservando da dietro una tendina di pizzo della cucina.
Entro, mi saluta, mi accompagna nella stanza dove la mia paziente vive sdraiata da anni. Bella, con un viso ancora da bambina… sì, con l’espressione fanciullesca di chi ha sempre amato la vita. Le parlo di qualcosa, eseguo la tecnica, ci sorridiamo. Mi fa male la schiena, il letto è basso, di legno, sono quasi rannicchiata in terra.
La saluto, raccatto tutto dal comodino e mi dirigo in cucina. E lì la vedo.  Col grembiule a quadri, con un dipinto tutto diverso sugli occhi e sulla bocca, intrisa di lacrime…
Abbandono in un lampo provetta, laccio e antisettico sul tavolo e vado da lei che, tremando, mi racconta dell’arteria, quell’arteria che ha giocato un brutto scherzo a un suo caro la sera prima, e ora lui é ricoverato… è vivo, certo, ma chissà…
Quando risalgo in macchina, sono in ritardo con tutto. In ritardo coi prelievi. In ritardo rispetto a quanto avevo comunicato al paziente successivo.
E in ritardo perché il laboratorio potrebbe chiudere e lasciarmi con tutto il sangue da analizzare chiuso nei vari sacchettini.
Così mi tocca guidare veloce, imboccare in fretta la tangenziale.
Ora che ci rifletto, sapete cosa vi dico, il problema non è che mi avete standardizzato qualcosa, ma l’aver, da parte vostra, conteggiato parzialmente. Siete dei pessimi ragionieri.
Guardo il foglio, c’è scritto… “prestazione domiciliare: prelievo ematico. Tempo: 15 minuti.” È tutto da riscrivere. Mi avete pagato solo per 15 minuti.
Per fortuna sono stata ripagata per i restanti 15 da un sorriso rugoso e preoccupato nonché dalla certezza di aver raggiunto il risultato, il risultato vero, completo, quello che voi avete dimenticato.
E se sarò in ritardo mi piazzerò in seconda fila e farò una corsa a portarle, queste provette.
Silvia Di Pasqua – Infermiera

Dott.ssa Daniela Pasqua

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