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Intervista a Ciro Maraniello: “ai giovani infermieri dico investiamo nella professione, nella clinica e nella ricerca”.

Ciro Maraniello, classe 1991, infermiere in Chirurgia D’urgenza e nel Trauma Center presso il Dipartimento di Emergenza e Accettazione dell’AORN Antonio Cardarelli di Napoli, risponde a qualche domanda sul futuro della nostra professione, condividendo con noi e con i suoi giovani colleghi alcune riflessioni a riguardo.

Qual è, secondo te, la priorità per la tua categoria professionale?

ll Sistema Sanitario Nazionale ha la fortuna di avere professionisti capaci e motivati: è tempo di valorizzare gli infermieri, anche economicamente, viste le crescenti responsabilità che sono loro affidate e le competenze richieste. Serve un nuovo contratto (sia nel pubblico che nel privato), oltre ai bonus per la pandemia, in grado di valorizzare le peculiarità della professione infermieristica e il percorso clinico, formativo e organizzativo. Mi rivolgo ai giovani infermieri: vivete maggiormente la politica sanitaria anche attraverso un rinnovamento della stessa, siate artefici delle scelte partecipando attivamente alla vita sindacale e alle iniziative dell’Ordine professionale.

Occorre puntare nelle nostre strutture a un rapporto infermiere-paziente che garantisca la certezza delle cure e la qualità dell’assistenza (1 infermiere ogni 6 pazienti nelle degenze, 1 ogni 4 in area pediatrica e 1 ogni 2 nelle terapie intensive o nelle situazioni di particolare complessità assistenziale). Il paese sta raccogliendo i frutti di anni di sacrifici e determinazione. È tempo di fare un balzo in avanti, tutti insieme, verso il futuro.

Cosa rappresenta per te la tua professione?

Questa professione per me rappresenta molto. Lavoro nell’emergenza da ormai qualche anno e fin dal primo giorno ho appreso che l’unione fa la forza, che il gioco di squadra è essenziale e che gli indicatori di processo e di esito si attestano su valori di buona qualità solamente quando si entra in un’ottica inter-professionale, con un approccio patient centered.
La professionalità infermieristica si basa su principi e valori etici e deontologici, sulla difesa della salute e della vita. L’infermiere cura e si prende cura: è un agente morale che persegue il bene prima di ogni altra cosa. Ogni giorno rinnova la promessa fatta con l’iscrizione all’Ordine onorando il codice deontologico della professione: assistere i malati con l’umanità, la scienza e la competenza tipiche della nostra identità, per la quale l’essere umano e la vita vengono prima di qualsiasi altra cosa.
Il futuro è pieno di difficoltà, anche in ospedale, la vita a volte è densa di ostacoli ma niente può essere più importante di quella promessa fatta ai cittadini e a noi stessi.

Non tutti conoscono il lavoro degli Infermieri: come lo si può spiegare ai cittadini?

Siamo nell’era della digitalizzazione: i social network possono aiutarci a raggiungere questo obiettivo. Penso che come professionisti dovremmo cercare di capire che chi legge i nostri post sui social media – ciò che condividiamo online – sono i cittadini che domani troveremo nelle nostre degenze, nei nostri reparti di terapia intensiva, nei nostri pronto soccorso, nel nostro territorio. Uso l’aggettivo “nostro” perché credo che la Sanità abbia bisogno di professionisti che la sentano propria. I nostri cittadini, i nostri pazienti hanno bisogno di saperci al loro fianco, della consapevolezza di ricevere assistenza da un vero professionista con competenze umane e scientifiche, in grado di comprendere i bisogni assistenziali, formulare una diagnosi infermieristica e pianificare interventi a breve, medio e lungo termine. L’infermieristica è una scienza: la scienza di assistere, basata sulle necessità della persona e della collettività. Se trasmetteremo bene questi concetti i cittadini si fideranno ancora di più di noi infermieri.

Che pensiero rivolgi ai giovani infermieri che iniziano l’Università e il Corso di Laurea in Infermieristica?

Abbiamo scelto una delle professioni più difficili e belle al mondo. Il futuro è nella clinica, vicino ai pazienti e alle loro famiglie. Abbiamo scelto di prenderci cura di loro, di sostenerli, di assisterli nei momenti difficili. Le organizzazioni sanitarie dovrebbero valutare i professionisti per le loro competenze cliniche e relazionali (e non sulla base di quiz a risposta multipla). Servono tanto entusiasmo, tanta formazione, tanta ricerca e tanta esperienza. Occorrono “maestri di clinica”, infermieri tutor esperti e aggiornati che affianchino i giovani che intraprendono gli studi universitari. Sono necessarie specializzazioni cliniche e una valorizzazione economico-professionale in base alle competenze. Servono collaborazione e complicità con gli altri professionisti della sanità: le partite importanti si vincono sempre in squadra, e per sconfiggere la malattia servono tanti giocatori, uniti, capaci e determinati.

Ai neo-Infermieri consiglieresti di investire nelle attività cliniche e organizzative?

Non ho dubbi: la carriera gestionale è importante per la professione, ma tanto più essenziale è l’approfondimento delle competenze infermieristiche sul “campo”. L’attività clinica per i professionisti della sanità è fondamentale. Essere un infermiere senza aver esercitato la professione è una carenza che peserebbe sempre nel nostro curriculum e condizionerebbe la nostra prospettiva e le future scelte organizzative. La dirigenza, il coordinamento e un buon management sono fattori essenziali in una struttura sanitaria. Un’identità professionale solida va costruita però mantenendo una forte connessione con le sue radici. Conoscere le problematiche dell’assistenza rafforza la propria identità e genera stima, facilita i processi e migliora i risultati. Occorre pianificare, monitorare e valutare continuamente l’organizzazione mediante indicatori e standard condivisi. A volte non basta dire “io sono competente per quel ruolo”, perché “le competenze sono caratteristiche personali causalmente correlate a prestazioni efficaci misurate in base a criteri prestabiliti”. L’azienda può essere vista come sistema di operazioni/processi, fatto di parti tra loro interdipendenti nel quale le buone relazioni umane legano e migliorano il tutto. Ma è prima di ogni altra cosa un insieme di persone, con i loro bisogni, pregi e difetti.

Credi molto nel territorio pur lavorando in Emergenza. Come mai?

Il terreno fertile dove coltivare la professione è il territorio, e nell’infermieristica di comunità è la famiglia: è lì che i giovani dovranno concentrare le loro attenzioni. Con un’organizzazione degli ospedali per intensità di cura è prioritario, oggi più che in passato, rafforzare il territorio (…e l’emergenza Covid lo ha insegnato).

Le RSA, le scuole, le piccole comunità hanno bisogno di professionisti pronti a cogliere i bisogni di salute, investire nella prevenzione, facilitare i percorsi. Gli infermieri sono pronti a prendersi cura degli anziani nelle loro case. Sono pronti a fare educazione sanitaria negli istituti scolastici. Hanno studiato per questo.

Grazie Ciro e buon lavoro!

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