Medici in pensione richiamati in servizio: FNOMCEO non ci sta!

Medici: serve una svolta o sarà default!
Medici: serve una svolta o sarà default!

Federazione contro la misura

Medici richiamati in servizio dalla pensione: FNOMCEO non ci sta e propone u fondo straordinario, per finanziare la formazione dei medici di famiglia e specialisti, per frenare la fuga dei medici dal settore pubblico, per colmare le disuguaglianze di salute. Altrimenti, per il nostro Servizio sanitario nazionale sarà il default.

A lanciare l’allarme e a chiedere alla politica misure risolutive e ormai improcrastinabili è Filippo Anelli, Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri. Lo fa nel commentare la delibera approvata oggi nella seduta di giunta, con la quale la Regione Veneto ha deciso di autorizzare i direttori generali delle Ulss ad assumere a tempo determinato medici in pensione, per garantire i livelli essenziali di assistenza in caso di carenza di specialisti. Una risoluzione che segue quella presa alcuni giorni fa dal Molise, e che, secondo Anelli, non è altro che la ‘cronaca di una morte annunciata’: quella del Servizio Sanitario nazionale.

“Queste delibere non ci stupiscono – spiega il presidente Fnomceo -. Già alcuni anni fa, come Ordine dei Medici di Bari, lanciammo una campagna che, con un pizzico di provocazione, profetizzava che saremmo stati presto curati da medici centenari. Ecco, quel futuro è diventato la realtà di oggi. E, se non si interviene seriamente, l’utilizzo di medici in pensione credo rappresenti il preludio del default del nostro SSN”.

“Non è più il tempo di misure tampone – continua Anelli -: decisioni come queste possono essere accettabili se si ragiona in termini globali, altrimenti diventano pannicelli caldi. La soluzione è una e una sola: mettere ai primi posti dell’agenda politica la sanità”.

“Occorre un finanziamento straordinario, un vero e proprio ‘Piano Marshall’ per sostenere il Servizio Sanitario Nazionale – auspica -, finanziando la formazione post lauream, migliorando le condizioni di lavoro del personale sanitario e colmando le disuguaglianze”.

“Diamo subito diecimila borse ai medici intrappolati nell’imbuto formativo – esorta – e, tra cinque anni, avremo diecimila tra specialisti e medici di medicina generale, risolvendo in parte la carenza che già oggi fa sentire i suoi primi effetti, e che sta per diventare drammatica”.

Saranno infatti, 16.500, secondo le proiezioni del sindacato Anaoo-Assomed, gli specialisti che mancheranno all’appello nel 2025.

“I direttori generali di Asl e Ospedali faticano a trovare personale – continua -: è di ieri un articolo, a firma di Tiziana Frittelli, presidente di Federsanità Anci, che bene illustra come sempre meno medici vogliano entrare nel Servizio sanitario nazionale, che rischia dunque il collasso. Serve più attrattività per il pubblico: occorre il rinnovo rapido del contratto nazionale, maggiore meritocrazia e maggior rispetto per l’autonomia dei medici, anche attraverso la riduzione dell’influenza della politica nella scelta dei ruoli apicali della professione”.

“Il terzo obiettivo specifico del piano Marshall per la sanità, presupposto indispensabile a ogni progetto di autonomia – conclude – è la riduzione delle disuguaglianze tra le regioni e, in maniera particolare, del divario in termini di strutture, personale, mezzi e ricerca. Occorre agire, e agire subito: le risposte non sono più rinviabili, o ci ritroveremo prima curati da medici centenari, poi senza medici e, alla fine, senza Servizio Sanitario Nazionale”. 

 

Fonte: Comunicato Stampa FNOMCEO

Potrebbe interessarti...