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domenica, Febbraio 25, 2024
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Studenti Infermieri? Serve ridurre le tasse, introdurre salario minimo per i discenti e pensare agli sviluppi di carriera.

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L’intervento di Saverio Proia fa discutere. Studenti Infermieri? Serve ridurre le tasse, introdurre salario minimo per i discenti e pensare agli sviluppi di carriera.

Egr. Direttore,

si è palesata in tutta la sua evidenza la questione infermieristica con il calo delle domande di iscrizione al corso di laurea in infermieristica… avendo visto cose che voi umani… in questi decenni sono già avvenuti questi fenomeni di scarto negativo tra posti messi a disposizione e domande presentate; a tal fine ho recentemente proposto di riutilizzare quelle soluzioni che hanno dato risultati positivi aumentando le domande di iscrizione al corso per infermiere, ovviamente contestualizzandole e arricchendole attraverso un complessivo e articolato programma strategico con obiettivi a breve e medio periodo abbandonando la logica delle soluzioni solo tattiche e in particolare si potrebbe prevedere:

  • il rafforzamento e il potenziamento della rete delle sedi della formazione universitaria in infermieristica del SSN convenzionate con gli Atenei ricordando e obbligando in tal senso intendere alle Direzioni Generali Aziendali che la formazione infermieristica e delle altre professioni della salute, non sono un costo ma un investimento e per questo il personale docente e i tutor attraverso gli strumenti contrattuali debbono essere apprezzati nonchè valorizzati economicamente e normativamente;
  • l’esonero o un incisivo abbattimento delle tasse universitarie per l’iscrizione al primo anno di corso di laurea in infermieristica e il suo mantenimento secondo il positivo profitto dello studente anche attraverso una reale rimodulazione della didattica teorica e del tirocinio che permetta di coniugare la migliore formazione con il rispetto del compimento del triennio del corso, consentendo il suo prolungamento solo di fronte a motivazioni di salute o altro di reale gravità;
  • la riedizione di borse di studio a livello regionale per gli studenti infermieri da confermare annualmente in relazione al profitto verificato dello studente;
  • l’attivazione di uno specifico contratto di formazione lavoro per gli studenti del terzo anno, regolato economicamente e normativamente in una specifica sezione contrattuale del CCNL del personale del comparto sanità;
  • l’attivazione di contratti di formazione lavoro, come previsto dal CCNL del comparto sanità, per i neolaureati da parte delle Aziende sanitarie e con la previsione al termine del primo triennio, se in presenza di un giudizio positivo il passaggio a tempo indeterminato, snellendo così le procedure concorsuali;
  • ferma restando l’incremento significativo di assunzione da parte delle università di professori espressione della professione infermieristica, l’emanazione di norme che stabiliscano medesimi diritti e doveri dei docenti dipendenti dagli atenei e docenti dipendenti del SSN;
  • porre tra gli obiettivi da raggiungere da parte dei Direttori Generali delle Aziende Sanitarie la piena generalizzazione del sistema degli incarichi professionali e organizzativi per il personale del SSN e in particolare degli incarichi di alta professionalità di infermieri specialisti e di infermieri esperti con il conseguente pieno riconoscimento economico e normativo per lo svolgimento, da implementare nell’organizzazione del lavoro, di competenze più complesse, avanzate e specialistiche diverse da quelle del profilo di base, in sintesi reale e immediatamente spendibile la carriera professionale e gestionale degli infermieri dipendenti del SSN;
  • la previsione di specifici indirizzi clinici – specialistici nel corso di laurea magistrale quale evoluzione del professionista specialista previsto dall’articolo 6 della legge 43/06 con il loro riconoscimento normoeconomico nell’impianto contrattuale;
  • il riconoscimento di specifiche competenze di competenza avanzata con capacità prescrittiva infermieristica sulla base delle esperienze positive e consolidate degli altri Stati europei;
  • la piena applicazione della normativa sulla libera professione intramuraria prevista dall’articolo 15 e seguenti del dlgs 502/92 da estendere anche ai dipendenti infermieri del SSN e, ovviamente, anche agli altri professionisti di cui alla legge 251/00;
  • una diversa organizzazione del lavoro anche attraverso la digitalizzazione che liberi gli infermieri da competenze che possano svolgere altri professionisti e operatori (non solo realizzando un nuovo profilo sociosanitario evoluzione dell’OSS, ma generalizzando una figura amministrativa, una sorta di segretario di reparto affidandogli competi amministrativi e logistici non sanitarie, esempi di tal tipo si potrebbero fare per far sì che la risorsa infermieristica sia utilizzata al meglio per le proprie specifiche potenzialità di tutela e promozione della salute;
  • infine, ovviamente…sennò tutto il resto è noia…, un incisivo e specifico aumento contrattuale che realmente valorizzi e apprezzi la diversità infermieristica anche attraverso l’implementazione della indennità infermieristica ripristinando la sua graduazione progressiva in base all’anzianità.

Mi sembrano un insieme di proposte in parte innovative e in parte già utilizzate positivamente in passato nel nostro Stato e in altri Stati europei e extraeuropei; constato positivamente che anche il Ministro Schillaci, pur continuando nella soluzione “indoeuropea” cioè l’emigrazione in Italia di infermieri dall’India, ha ammesso che la vera emergenza è quella infermieristica proponendo soluzioni più articolate che, a onor del vero in parte erano state proposte in sede di conversione del decreto PA bis.

Ma, purtroppo, non sono state approvate e, invece, sarebbe quanto mai opportuno che possano essere riproposte e, se del caso ulteriormente ampliate e sviluppate, condivise e votate da uno schieramento politico largo se non unanime perché l’attuazione piena ed estensivo di quanto previsto in materia di diritto alla salute dall’articolo 32 della nostra Costituzione è patrimonio comune e non di uno schieramento.

Ma ammettiamolo, quello che manca realmente è un vero efficace ed efficiente piano strategico relativo all’insieme del personale del SSN e nello specifico delle professioni della salute; si continua a proseguire in maniera disorganica, con proposte ed interventi spot, talvolta in contraddizione tra loro, senza una seria analisi di contesto da cui partire e quale percorso e traguardo individuare.

Non è individuata la vera carenza di professionisti e operatori, quali standard realmente da costruire per superarla, non sono messe in essere tutte le modalità necessarie per far sì che le giovani generazioni percepiscano come attrattive quelle professioni o quelle specializzazioni che registrano il calo di scelte, iniziando da una radicale revisione della formazione, individuando gli strumenti normoeconomici per loro valorizzazione, riformando in positivo le condizioni di lavoro anche attraverso una profonda e discontinua evoluzione dei modelli organizzativi funzionale a rispondere ai nuovi e vecchi bisogni di salute in una società ove il calo demografico, l’aumento di ultrasettantenni con polipatologie e l’entrata massiccia di migranti mutano progressivamente le scelte programmatorie in sanità e non solo.

Invece senza il coraggio e la lungimiranza in grado di elaborare una proposta complessiva e organica individuando i veri obiettivi di sistema, sarà difficile affrontare le sfide attuali ma, soprattutto, quelle future, quanto mai prossime peraltro.

Ci sono Stati, invece, i quali hanno acquisito la consapevolezza che nei prossimi anni la carenza di personale sanitario sarà uno dei problemi che affronteranno non solo quei paesi ma l’intero pianeta, si è iniziato già ad attivarsi in tal senso in particolare ….alcuni governi, tra cui quelli degli USA, del Canada, dell’Australia etc.…è ora, ormai, che in tal senso si attivi anche il nostro Governo, il nostro Parlamento e la nostra Conferenza delle Regioni.

In Parlamento sono state depositate proposte di legge che vanno in questa direzione, il Ministro Schillaci sta sviluppando un’estesa ma difficile azione di consultazione nei tavoli per la revisione dei decreti 70 e 77, molte Regioni stanno sviluppando iniziative innovative, le rappresentanze ordinistiche, scientifiche e sindacali sono portatori di proposte innovative di riforma dell’organizzazione del lavoro in sanità, delle competenze professionali, della formazione pre e post laurea etc…quindi ci sono le potenzialità perché si possa dar vita a quella proposta organica e complessiva che sia condivisa, compresa e concertata al fine di affrontare e risolvere l’emergenza della questione delle professioni della salute…basta aver il coraggio politico da statista che guardi al futuro del Paese e del Pianeta e non alle prossime scadenze elettorali.

Certo se Governo, Parlamento e Regioni convocassero una specifica conferenza degli Stati Generali della Salute articolata in più sessioni, coinvolgendo le rappresentanze ordinistiche, scientifiche e sindacali del personale del SSN e le Associazioni di tutela dei cittadini per elaborare quella proposta organica, complessiva e articolata di come valorizzare i professionisti della salute e farla attuare con un respiro politico unanime e unitario condiviso, compreso e concertato costituirebbe una svolta realmente innovativa e forse determinante per una reale, incisiva e discontinua inversione di tendenza…un ritorno al passato allo spirito entusiasta e riformatore che portò al varo della più profonda riforma realizzata nel nostro Paese quella sanitaria con l’Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale…nel lontano dicembre 1978 con una modifica della stessa legge 833/78 e del dlgs 502/92 che reciti così: “ La Repubblica Italiana considera la risorsa umana e professionale che opera per la tutela della salute, centrale e strategica per l’attuazione dei principi dell’articolo 32 della Costituzione e della presente legge di attuazione; a tal fine ne promuove la valorizzazione e la partecipazione alle scelte di programmazione sanitaria e sociosanitaria a livello nazionale e regionale”.

Saverio Proia
Esperto in ambito sanitario e già dirigente del Ministero della Salute

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