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Emergenza Coronavirus. Lo chiede Nursing Up Lazio: “mettiamo il naso nelle strutture dedicate a pazienti psichiatrici.

“Forse è arrivato il momento di mettere il naso anche nelle strutture che curano i pazienti psichiatrici, nel Lazio.
Rispettare i diritti del personale che lavora tra i pazienti psichiatrici, è rispettare i pazienti che sono affetti da patologie psichiatriche” – lo chiede Laura Rita Santoro della segreteria regionale di Nursing Up Lazio.

“E’ triste ricordare che per mancanza di formazione, per un approccio adeguato, sono deceduti dei pazienti. I pazienti psichiatrici non sono dei delinquenti, hanno bisogno di aiuto” – aggiunge Santoro.

In Emilia Romagna, i pazienti sono stati aiutati da personale formato, che se necessario, imparava a immobilizzare un paziente, senza nuocerli, ma per fare ciò, si esercitano.

Nel Lazio? Il personale del 118 – spiega la sindacalista – è spesso precario ed esternalizzato, ed ora i colleghi per cui ho scritto. Dobbiamo aiutare questi colleghi e i loro pazienti.

Ecco una missiva di Laura Rita Santoro – Nursing Up Lazio, datata 1 maggio 2020, al Direttore Generale dell’Ospedale San Camillo Forlanini e al Direttore Generale dell’ASL di Roma 3.

OGGETTO: Criticità evidenziate c/o SPDC AO San Camillo – Richiesta interventi risolutivi.

Facendo seguito alle motivate rimostranze degli infermieri impegnati nell’assistenza nel SPDC, ASL Roma 3 presente nell’AO San Camillo Forlanini, un dualismo che fa sentire il personale figlio di nessuno. Spesso le direttive della ASL Roma 3 e l’attività del San Camillo confliggono.

L’emissione di un protocollo operativo per i pazienti (sospetti e non) COVID-19 recentemente diramato dalla Direzione del Dipartimento di Salute Mentale della ASL Roma 3, in cui si dispone l’esecuzione del primo tampone all’interno del reparto SPDC, è chiaramente in conflitto con i protocolli operativi per la gestione del paziente psichiatrico sospetto Covid-19 emanati dalla Regione Lazio, i quali dispongono che il paziente venga sottoposto al primo tampone e rimanga in osservazione fino all’esito del tampone stesso presso la zona pré triage, o diversamente in un reparto pre COVID dedicato alla definizione diagnostica (al San Camillo è presente).

Una delle direttive ricevute dai colleghi mi ha lasciata piuttosto perplessa. Si afferma che l’isolamento è fattibile in SPDC in quanto “i pazienti avrebbero ben note difficoltà respiratorie, connesse all’infezione COVID, che renderebbero le persone affette ‘meno attive’ su un piano comportamentale”. Una considerazione che ha poco di scientifico e molto di semplicistico. Non tutti i pazienti affetti da COVID hanno problemi respiratori gravi, per fortuna.

Inoltre, ho letto la flowchart descritta come indicazioni sui percorsi di ricovero per pazienti psichiatrici, “dopo il primo tampone il paziente dovrebbe accedere in SPDC, in semi isolamento, in attesa del risultato del tampone”. Quindi, già questa frase smentisce l’altro documento, perché il risultato del tampone non è acclarato, ma neanche le affezioni polmonari che annienterebbero la reattività del paziente.

Nella suddetta flowchart è scritto “attrezzare stanza di isolamento e zona cuscinetto per vestizione del personale”. Non ci sovviene quando e come gli infermieri dovrebbero organizzare tutto ciò soprattutto in un contesto sovraffollato. Si consideri che in questo periodo, anche i pazienti sotto controllo, e non solo, stanno perdendo la stabilità faticosamente raggiunta.

L’attuale situazione del SPDC in oggetto è chiaramente inadatta alla gestione di un paziente psichiatrico, sospetto COVID o acclarato, in quanto:

  • il personale non dispone di una stanza di vestizione e svestizione in quanto non è stato dato seguito a quanto previsto nel modulo “Indicazioni e percorsi per ricovero di pazienti psichiatrici in tempo di epidemia Covid-19”. Attualmente il personale infermieristico e ausiliario è costretto a cambiarsi in una stanza al di fuori del reparto senza distinzione di sesso e con un solo bagno a disposizione;
  • il personale stesso non ha usufruito di un’idonea formazione sulle corrette manovre di vestizione e svestizione al fine di evitare il contagio;
  • i D.P.I. sono erogati con estrema parsimonia e a volte risultano essere insufficienti relativamente al fabbisogno;
  • il reparto, attualmente, non dispone di stanze dove poter isolare i pazienti che ne avrebbero necessità, tantomeno sono predisposte per accogliere un paziente psichiatrico sospetto COVID;
  • il reparto è spesso in sovraffollamento; oltre ai 15 posti letto previsti e autorizzati ci sono 5 letti in corridoio i cui pazienti possono utilizzare un unico bagno presente. Quanto descritto rende il contesto inadatto al contenimento di infezioni nosocomiali, immagino cosa potrebbe succedere con un virus come il COVID. I pazienti che giacciono in corridoio non dispongono di punti di erogazione di gas medicinali (ossigeno) ne del vuoto per aspirazione, non viene garantita loro la privacy nonostante l’impegno del personale e non hanno un comodino, un armadietto e altri arredi dedicati. La situazione è tale che ci sembra assurdo parlare di prevenzione della trasmissione di infezioni, qualsiasi esse siano;
  • il reparto dispone di letti non articolati, vecchio modello, che in caso di difficoltà respiratoria non sono articolabili in posizione semi seduta.

Il SPDC del San Camillo rimane l’unico, nella regione Lazio, sovraffollato con letti in corridoio.

Il reparto descritto è carente di personale infermieristico (17/22 unità Infermieristiche ed un OSS, di cui 3 usufruiscono della legge 104 e quindi non vengono garantiti 9 turni giornalieri al mese).

La gestione di un paziente psichiatrico, in fase di acuzie, rappresenta delle gravi difficoltà con conseguente rischio per il personale: i pazienti difficilmente sono in grado di seguire delle regole atte al contenimento di un infezione (confinamento in stanza, mantenimento delle distanze di sicurezza). Non sono infrequenti casi di percosse verso il personale derivanti da gravi colluttazioni, episodi in cui il personale infermieristico si è visto costretto a raggiungere, velocemente, le vie di fuga al fine di proteggere, se stessi, ma anche gli altri pazienti.

Indossare i DPI sarebbe auspicabile, ma costituisce un aumento del rischio di lesioni derivanti da infrazioni o rottura degli occhiali protettivi o scivolamento accidentale dovuto alla vestizione non idonea, a manovre di contenzione (scivolamento a terra dovuto ai calzari):

  • il personale attualmente sta effettuando tamponi esponendosi ad un rischio elevato perché non sempre ha tutti i DPI previsti per tale procedura; inoltre, per assurdo, per il suddetto personale non è prevista la corresponsione di nessuna indennità (malattie infettive; indennità di sub intensiva; indennità regionale per COVID -19).

Si chiede pertanto alle SS.LL. di intervenire con la massima sollecitudine al fine di:

  • far permanere i pazienti psichiatrici afferenti al Pronto Soccorso in zone dedicate (Pre triage del DEA o Reparto pre COVID).

Qualora non fosse attuabile questa scelta, si rende indispensabile:

  • ottenere la messa in sicurezza e la predisposizione di due camere dedicate alla definizione diagnostica pre COVID;
  • abolire definitivamente i letti in corridoio;
  • garantire in tempi brevi adeguato corso di formazione sulla vestizione e svestizione e l’uso dei DPI a tutto il personale del SPDC;
  • integrare la dotazione organica attraverso assunzioni di personale al fine di raggiungere un rapporto equo infermieri pazienti;
  • riconoscere a livello economico l’indennità COVID, di subintensiva e di malattie infettive.

Nell’attesa di un sollecito riscontro e risolutivo.

Cordialmente.

Laura Rita Santoro – Coordinamento Regionale Nursing Up Lazio

Qui in basso la missiva originale di Nursing Up e le direttive dell’ASL 3 Roma (del 17/04/2020) relative al percorso di ricovero per i Pazienti Psichiatrici nell’era del Covid-19: