Infermieri di oggi e di domani. Mai più subalterni ai Medici.

Infermieri, OSS e Professionisti Sanitari: ecco lo Statuto dei Lavoratori.

La professione infermieristica si è evoluta e ora chiede più riconoscimenti.

Oggi internet e le riviste di settore sono piene di denunce da parte d’infermieri che lamentano l’insufficiente riconoscimento professionale e/o economico, oppure che richiedono più autonomia. Secondo chi scrive, prima di parlare di tutto ciò bisogna individuare le radici di tutti questi malumori e perché gli infermieri non riescono a uscire dall’ottica di una società che li vede come subalterni del medico, o semplici addetti all’igiene della persona (studio condotto dall’Ordine Professionale Infermieristico di La Spezia, 2017), ignorando quasi completamente che l’infermiere è molto di più.
Infatti negli ultimi 20 anni questa figura professionale è cresciuta, evolvendo attraverso master, lauree triennali, poi magistrali e dottorati di ricerca e prendendo coscienza attraverso propri codici deontologici. Tutto ciò forse non basta per implementare un vero e proprio  cambiamentoall’interno della professione, perché fino a che l’infermiere non avrà preso coscienza del proprio status, sarà difficile che gli altri lo riconoscano.

Basti pensare che la maggior parte degli infermieri in possesso di laurea non si definisce dottore, forse per ignoranza oppure per timore d’invadere un territorio non di loro competenza.

Bisogna ricordare che già nel XX secolo il Regio Decreto 4G Giugno1938 n. 1269, all’ articolo 48, recitava: “il titolo di dottore spetta ac coloroche hanno conseguito una laurea, e ad essi solo”; è utile ricordare cheqd questo decreto non è mai stato abrogato, quindi ha ancora in piena validità.

Il titolo di dottore quindi è semplicemente da anteporre a infermiere, né tanto meno da nascondere, perché fino a quando vi sarà difficoltà nell’accettare ciò che si è, vi sarà anche una seria difficoltà nel far emergere
all’interno della società il prestigio della professione infermieristica. Secondo
il sottoscritto definirsi dottori non è presunzione ma semplice riconoscimento
di una realtà di fatto. Partendo da questa breve riflessione, l’infermiere italiano va considerato un professionista formato a 360 gradi, grazie anche ai corsi di perfezionamento, master, dottorati di ricerca etc.

L’infermiere oggi però non trova la giusta collocazione legislativa che gli permetta di poter esprimere le sue competenze nel pieno della sua autonomia, e questo perché non vi è all’interno delle istituzioni che lo lodano un adeguato riconoscimento retributivo attraverso appropriati codici di riconoscimento prestazionale.

Il non riconoscimento remunerativo attraverso codici codificati rende l’infermiere invisibile agli occhi delle istituzioni e a quelli della società; basti pensare che la neonata figura del Podologo ha già la sua rappresentazione all’interno dei codici di rimborso prestazionali.

Il riconoscimento della professione infermieristica attraverso codifiche regionali non comporterebbero solo un miglioramento della sua posizione sociale, ma anche una riduzione della spesa pubblica sanitaria che, al giorno d’oggi comporta in Italia circa il 75% della spesa nazionale, considerando sia la spesa pubblica sia quella “out of pocket”.

Chi scrive pensa quindi che nell’ambito della professione infermieristica siano necessari specialisti che riescano a creare un anello tra potere legislativo e parti interessate, in quanto la questione dell’infermiere Italiano parte proprio dalle leggi che lo definiscono, elevandolo a titolare di un ordine, ma senza
apportare alcun riconoscimento di tipo prestazionale.

Sembra quindi logico dedurre da tutto quanto sopra che una persona adeguatamente formata sul piano professionale, ma priva di una specifica
bandiera di appartenenza politica possa creare quel corridoio che da anni si cerca di creare con le istituzioni.

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