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Infermieri e burnout: come rimanere sani di mente al Pronto Soccorso.

Infermieri e burnout: come rimanere sani di mente al Pronto Soccorso.

Gli Infermieri e gli Infermieri Pediatrici che lavorano in Pronto Soccorso, soprattutto quelli che prestano la propria opera al triage, devo rimanere sempre e comunque calmi, anche se a volte è difficile. Come sopravvivere e rimanere sani di mente?

Gli infermieri lo sanno e al di là di ironici modi di dire, le criticità esistono. I veri professionisti sanno che sono il primo punto di contatto clinico per tutti coloro che entrano nel PS e hanno bisogno di aiuto. Lo sanno e cercano di sorridere anche quando vorrebbero piangere o urlare.

Il più delle volte Infermieri e Infermieri Pediatrici restano in turno per più di 10 ore. Il tanto lavoro permette che il turno passi in fretta, ma con esso non passa lo stress e giorno dopo giorno si accumula e porta al burnout.

Ne parliamo con Michele, Infermiere da 12 anni in Pronto Soccorso e da 7 al triage.

“Il fatto è che anche se hai più di qualche anno di attività in PS e nel nostro caso in triage non puoi dire a quell’uomo anziano che è venuto a lamentarsi dei crampi e chiedere degli anti-dolorifici; non puoi dire alla mamma di quel bimbo che suo figlio sta bene e che ha solo mangiato troppa cioccolata – ci spiega Michele – non puoi far finta che quell’utente psichiatrico stia bene. Ti devi adattare a tutte le esigenze, ingoiare tanti rospi, tante offese, tanto dolore e tanta furbizia. E si perché sono convinto che almeno il 50% delle persone che si recano in PS lo fanno per evitare code dal Medico di famiglia o ridurre i tempi per indagini diagnostiche che potrebbero avvenire anche in elezione. In un giorno accade di tutto al triage. L’Infermiere deve rimanere sempre vigile e distaccato, deve capire in tempi rapidi quale codice colore attribuire al malcapitato o alla malcapitata di turno. Ad un certo punto, e dopo tanti, anni tutto diventa robotico, le risposte sono standard. Tutta questa sofferenza, o presunta tale, ti si accumula sulle spalle, cresce giorno dopo giorno, si si fissa alle gambe, alla schiena, al cuore e nel cervello. Lo stress aumenta e il burnout, se lo riconosci, sembra quasi una liberazione. Un tempo avevo voglia di salvare vite umane, oggi dopo 10-12 ore di lavoro non vedo l’ora di stimbrare e scappare a casa a farmi due birre e a vedere un film rilassante”.

“Però mi rendo conto che faccio un lavoro difficile – aggiunge Michele – e che c’è bisogno continuo di accendere il mio vecchio mantra, che mi spingeva e mi spinge a salvare il mondo. Mi riprendo subito e mi rimetto continuamente a disposizione dell’umanità (per così dire)”.

Ma come fa Michele a combattere stress e burnout?

Ce lo spiega lo stesso collega, che da tempo ha adottato delle semplici strategie per non “farsi ammazzare dal lavoro”:

  • corsetta prima del turno (l’adrenalina fa miracoli);
  • stretching fisico;
  • stretching mentale (con la prova del sorriso prima, durante e dopo il lavoro);
  • corsetta dopo il turno (l’adrenalina è un toccasana).

In cosa consiste la prova del sorriso?

“Semplice: penso alle cose che mi rendono felici; mi faccio una sonora risata, poi un’altra e infine una terza. Inoltre, bevo molta acqua e riduco al minimo l’uso-abuso di caffè. Su di me funziona, provateci anche voi”.

Ci proveremo 😉

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