Infermiere vince causa demansionamento: riceverà 70.000 euro.

Operatore Socio Sanitario diventa OSSS, lavora di più, ma guadagna come prima!

Si tratta di una sentenza di primo grado e si dovrà attendere la decisione finale della Cassazione. L’Infermiere non è un OSS.

L’Azienda sanitaria romana per cui lavora è stata condannata a risarcirgli circa 70.000 euro per demansionamento. L’Infermiere di fatto era costretto a fare l’Operatore Socio Sanitario e ad occuparsi di mansioni dimestico-alberghiere. Ora non dovrà più farlo, almeno secondo la sentenza di primo grado.

Ad emanare la sentenza (tra non molto conosceremo le vere motivazioni) è stato io Tribunale del Lavoro di Roma. Per motivi di privacy e per evitare ulteriori ripercussioni sul collega non citeremo il suo nome esatto, ma lo chiameremo Riccardo.

Riccardo, sorretto da un noto studio legale, ha costretto la sua azienda a presentarsi in tribunale. È uno dei pochi casi in Italia. Non tutti, purtroppo, hanno il coraggio di denunciare i soprusi, soprattutto nell’ambito lavorativo-sanitario, dove Infermieri, OSS e Professionisti Sanitari continuano a subire in silenzio.

Riccardo, al contrario, ha detto di no e si è rivolto al tribunale del lavoro della sua realtà, che alla fine gli ha dato ragione. Almeno per ora, perché ci saranno altri gradi di giudizio. Sicuramente la sua azienda sanitaria presenterà ricorso.

Il nostro protagonista era costretto ad imboccare i pazienti, a fare l’igiene a letto, w rispondere ai campanelli, ad occuparsi di ricreazione sociale. Tutto ciò riducendo all’osso le attività proprie della Professione Infermieristica, dalla preparazione e somministrazione della terapia farmacologica alle medicazione delle lesioni cutanee, dal rilevamento dei parametri vitali alla valutazione globale dei problemi di salute degli assistiti.

Insomma ha fatto era tanto tempo l’Operatore Socio Sanitario su indicazione di un Coordinatore Infermieristico non proprio attento alla professione e di una dirigenza Infermieristica e sanitaria che pensavano e forse pensano solo alla quantità e non alla qualità dell’assistenza.

Continueremo a seguire la vicenda e vi terremo informati sugli sviluppi futuri.

Se conoscete casi simili scriveteci a redazione@assocarenews.it.

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