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Infermiera perde causa contro Azienda Sanitaria, dovrà risarcire 84.000 euro.

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Una Infermiera è incappata in un grosso guaio. Dovrà risarcire l’Azienda Sanitaria di appartenenza dopo aver perso una causa di lavoro che sembrava vinta in partenza. Impugnò Mobilità. Protesta la FIALS, che la difendeva. Il riso di Cgil, Cisl e Uil.

Una Infermiera di Frosinone dovrà risarcire di ben 84.000 euro la sua Azienda Sanitaria dopo aver perso una causa in Tribunale che sembrava vinta in partenza. Nello specifico dovrà ripagare 54.600 euro di spese legali più costi accessori, per un ammontare che supera i poco la prima cifra. Lo ha deciso la Corte d’Appello. Protesta sonoramente la FIALS, che la difendeva mediante l’avv. Giuseppe Tomasso.

L’Infermiera, a quanto si è appreso da una prima lettura della sentenza, aveva impugnato la graduatoria stilata dalla Asl di Frosinone a seguito di un concorso per la mobilità che dava la possibilità a chi lavorava presso Asl di altre regioni di ottenere il trasferimento presso quella di Frosinone. E’ quanto riferisce il collega Pierfederico Pernarella su Leggo.it.

Dopo le selezioni, in graduatoria erano finiti 60 lavoratori. Ma appunto l’infermiera, assistita dall’avvocato della Fials Giuseppe Tomasso, aveva impugnato le procedure contestando i criteri di selezione che davano 60 punti per i colloqui e 40 per i titoli e l’anzianità.

In primo grado, era il marzo del 2021, il ricorso dell’infermiera era stato accolto: il giudice aveva ritenuto che non andasse inserita la prova orale, che riconosceva un punteggio giudicato eccessivo rispetto a titoli ed anzianità. Nelle more del contenzioso i 60 lavoratori inseriti in graduatoria sono transitati nella Asl di Frosinone, ma 20 di loro, oltre all’azienda sanitaria, per impedire che gli atti del concorso venissero annullati, hanno fatto ricorso in Appello. E in secondo grado il verdetto è stato ribaltato. Il giudice del lavoro in questo caso ha ritenuto legittime le procedure della Asl. Quindi ha condannato l’infermiera a rifondere le spese legali a favore dei 20 colleghi e della Asl: 84mila euro, appunto.

Un importo oggettivamente alto per una causa di lavoro. E la vicenda è andata a rinfocolare le ostilità tra i sindacati: da un lato Cgil, Cisl e Uil; dall’altro la Fials.

La Fials, forte della sentenza di primo grado che le dava ragione, in una nota stampa era andata giù duro contro i sindacati confederali (ribattezzati “banda bassotti”). Questi ultimi infatti avevano espresso dubbi sulla fondatezza del ricorso e timori sulla sorte dei 60 lavoratori.

Ora Cgil, Cisl e Uil, dopo la sentenza di Appello, non si sono lasciati scappare l’occasione per replicare a distanza di due anni: «Occorre rammentare, che chi aveva intrapreso tale battaglia giudiziaria era già una dipendente assunta da azienda pubblica ed ubicata all’interno della Asl di Frosinone. Noi sindacati confederali siamo responsabili nell’iniziare cause che possono esporre le lavoratrici e/o lavoratori in modo così significativo in tribunale, auspichiamo che chi ha intrapreso questa battaglia giudiziaria non sia lasciata sola nel pagamento delle spese legali».L’auspicio è rivolto alla Fials che attraverso l’avvocato Giuseppe Tomasso ha seguito la causa. Tomasso replica che il pagamento delle spese legali, come previsto dalla regole processuali, spetta a «chi perde la causa». Dunque in questo caso all’infermiera.

Ma secondo il legale il problema è un altro: «Il giudice di Appello avrebbe potuto compensare le spese, come aveva fatto il giudice di primo grado nei confronti dei contro-interessati condannando la sola Asl a 3mila euro. Sarebbe stato legittimo non condannare al pagamento delle spese la dipendente che è colpevole solo di aver vinto la causa di primo grado. I contro-interessati a mio parere non avrebbero avuto diritto al riconoscimento delle spese non fosse altro perché il codice prevede che il giudice possa compensare le spese in caso di novità o complessità della questione giuridica, come può ritenersi quella dei punteggi che non ha precedenti giuridici».

Secondo l’avvocato Tomasso «una pronuncia del genere va contro i diritti dei lavoratori. Una sanzione così pesante rischia di avere un effetto domino perché può intimorire altri a fare ricorso, anche se questo è un caso limite con 20 parti costituite in giudizio. Le organizzazioni sindacali avrebbero dovuto contestare la sentenza perché colpisce tutti i lavoratori».

Sul fatto poi che la dipendente sarebbe stata strumentalizzata, Tomasso replica che il «la Fials si è comportata come qualsiasi altro sindacato a tutela dei propri iscritti».

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