Nurse24 | Giovane infermiera: la febbre del venerdì sera.

? ? Nurse24 | Una giovane infermiera, un venerdì sera a lavorare invece che a divertirsi e a vivere la propria età. Una cosa che gli altri coetanei comprendono a stento.

Una testimonianza da apprezzare. Dentro alla casacca, siamo persone.

Venerdì sera.
Ore 20.00 timbro l’entrata in servizio.

Una notte come tante altre, diversa solo perché la paziente in camera 50 stasera non sta tanto bene, respira male, l’ansia l’assale, è agitata. Prendo i parametri vitali e chiamo il medico. Gli esami sono andati male, la situazione è critica, capisco già che la mia notte sarà segnata dall’assistenza a questa paziente.

Mentre sono accanto a lei, me ne prendo cura e la assisto, in un attimo di tranquillità penso a domani mattina, quando vedrò le stories su instagram e le foto su Facebook delle mie amiche, dei miei coetanei che festeggiano la fine dell’estate, in una di quelle feste in discoteca al mare. In fin dei conti è venerdì, in fin dei conti è estate, anche se a termine. E abbiamo solo 25 anni.

Le ferie stanno finendo per tutti, tranne che per me che non le ho ancora iniziate.

Già mi immagino i discorsi di domani delle mie amiche, parleranno del ragazzo conosciuto la sera prima o del vestito da mettersi per uscire la prossima volta.

Io invece stasera penserò a quel letto. Penserò alla signora della camera 50, penserò all’assistenza erogata la sera prima, penserò a quanta vita c’è in quel letto.

Proverò a immaginare cosa significhi avere 25 anni, a cosa significa pensare a quale ristorante andare a mangiare o in quale discoteca andare a ballare.

Pensieri completamente diversi da quelli di un’infermiera venticinquenne che il sabato o il venerdì sera sono di turno. Pensieri che sono legati alla vita di una paziente, sono legati a quella che è un’esperienza di lavoro.

Chi fa questo lavoro lo deve fare per passione perché non significa soltanto, come alcuni lo vedono nell’immaginario comune ovvero come un luogo di lavoro sicuro, una busta paga a fine mese. Questo lavoro significa anche tanti sacrifici, tante rinunce.

Una vita dettata dal ritmo di turni che spesso non combaciano con quelli degli altri, di venerdì e sabato sera lavorati, di domeniche passate a lavoro, di pranzo coi genitori saltati, di giorni festivi passati in turno, capodanni festeggiati tra i pazienti.

Una vita vissuta in modo alternativo, diversa, ma altrettanto degna di essere chiamata vita.

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