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Uno dei punti fondamentali del programma per la lista Infermiere In Ordine è la lotta al demansionamento.

Un problema diffuso e  dal forte impatto nelle strutture Sanitarie della Provincia, un problema strutturale e cronico nell’AOR San Carlo. Qui mancano un adeguato organico, una definizione del lavoro per obiettivi, una presenza di personale dedicato all’assistenza domestica alberghiera h 24, un modello di orario adeguato.

Ricordiamo che l’infermiere può compiere compiti propri dell’operatore sociosanitario o dell’infermiere generico (il primo categoria D del contratto, i secondi B) in situazioni eccezionali e contingenti e per determinati periodi. Se diventa una funzione stabile si configura il demansionamento.

Vediamo il quadro normativo:

1) La legge 739/94 cambia radicalmente la figura dell’infermiere: il profilo professionale la definisce, ne riconosce il campo d’azione, sancisce le responsabilità di tipo penale, civile e disciplinare. Introduce così due nuovi concetti: l’autonomia e la responsabilità professionale.

2) Con la legge 42/99 l’infermieristica si trasforma da professione sanitaria ausiliaria del medico in professione sanitaria. Il mansionario abolito lascia spazio a una professione intellettuale. L’infermiere, in quanto responsabile dell’assistenza infermieristica, adesso può valutare, pianificare e attuare gli interventi in autonomia.

L’art. 2103 C.C. recita: “Il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte, senza alcuna diminuzione della retribuzione…”

L’abolizione del mansionario dà vita una nuova figura d’infermiere, competente, responsabile ed autonomo. I mezzi per riscattarci ci sono: il profilo professionale, le sentenze favorevoli, lo stesso codice deontologico.

L’orgoglio professionale, la conoscenza delle leggi che regolano la nostra professione, la voglia di ottenere i riconoscimenti negati devono essere la benzina per preservare l’Infermieristica, una scienza così bella – l’arte più bella tra tutte – in Italia ancora poco conosciuta, rispettata e considerata.

Rafforza questa tesi il nuovo Codice Deontologico del 2019. E’ abolito l’ex articolo 49 che di fatto legittimava il demansionamento. Ora il l’articolo 36 prevede che “L’infermiere ai diversi livelli di responsabilità clinica e gestionale pianifica, supervisiona, verifica, per la sicurezza dell’assistito, l’attività degli operatori di supporto presenti nel processo assistenziale e a lui affidati”.
In molti casi si parla di “mantenere al centro la persona” ma è solo un intento dichiarato. Se invece si adotta una logica multi professionale non penseremo più in termini di uso improprio di una determinata “figura professionale” ma di esercizio di attività improprie. Un infermiere non ragiona in base a un singolo atto ma sulla persona, sulle condizioni cliniche, sui livelli di autonomia, sui bisogni di assistenza infermieristica e, in particolare, sulle condizioni organizzative in cui l’infermiere stesso opera. La differenza tra “bisogni di assistenza infermieristica” e “bisogni” in senso generico va evidenziata. Quest’ultimi, da soli, possono richiedere attività assistenziali non qualificate in senso infermieristico. Le leggi italiane fissano i parametri per distinguere l’assistenza infermieristica da quella sociosanitaria e socioassistenziale e così definiscono le strutture in cui operano gli infermieri e gli altri operatori.

Il concetto di “bisogno di assistenza infermieristica” non permette di definire a priori singole prestazioni: la guida del professionista è il suo profilo professionale. L’organizzazione dovrebbe offrire gli strumenti necessari per applicare la norma vigente da molti anni. Il D.M. 739 del 1994 attesta all’infermiere la competenza e la responsabilità dell’assistenza generale infermieristica: “l’infermiere è l’operatore sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante e dell’iscrizione all’albo professionale è responsabile dell’assistenza generale infermieristica. (…) per l’espletamento delle funzioni si avvale, ove necessario, dell’opera del personale di supporto”. Nel processo assistenziale l’infermiere, valutata la sua complessità (stabilità/instabilità clinica dell’assistito; complessità della prestazione e relativo grado di standardizzazione; competenze acquisite dall’OSS), attribuisce attività all’operatore socio-sanitario rispettando il suo profilo. All’Organizzazione spetta la responsabilità del rendere possibile la corretta attribuzione.

La presenza del personale di supporto è, quindi, necessaria nel servizio affinché l’infermiere, “responsabile dell’assistenza generale infermieristica”, gestisca gli interventi assistenziali ed anche igienico-domestico-alberghieri. Ma al San Carlo e nella provincia di Potenza le attività di programmazione aziendale (che pratica sistematicamente il demansionamento) e di tutela dell’immagine professionale fanno capo a un’unica persona: un evidente cortocircuito.

Su questa disamina la lista Infermiere in ordine lavorerà a tutela del professionista Infermiere mentre l’attuale Ordine provinciale non ha dato nessun segnale di presenza al fianco degli Infermieri Potentini.

L’unica soluzione è il cambiamento.

Comunicato Stampa Lista Infermieri in Ordine – Potenza