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Ermergenza Coronavirus. Daniela Ammirati è una Infermiera di 43 anni che ha scoperto di essere positiva al virus. Su Facebook si sfoga: “sono positiva al Covid-19, è una montagna da scalare”.

Quando di ammala un Infermiere o un professionista sanitario o socio-sanitario sembra un atto dovuto, nn fa più notizia. Eppure la vita di chi viene infettato dal Coronavirus da quel momento cambia e cambia inesorabilmente. Per la prima volta respiri la morte attorno a te, per la prima volta passi da assistente ad assistito, per la prima volta ti trovi a fronteggiare un male che hai visto solo nei tuoi Pazienti. E’ accaduto anche a Daniela Ammirati, 43 anni, Infermiera. Ecco la sua storia straziante e incredibilmente vera raccolta da Facebook.

Sono positiva al Covid-19!

Già a fine febbraio era iniziata quella che poi si sarebbe trasformata nell’esperienza, forse, più strana e paradossale della nostra vita, infatti, c’erano i primi casi sospetti. 18 giorno us, ahimè la mia vita cambia!

Mi sveglio con cefalea, dolore oculare, malessere generale addosso, dolori muscolari, dolori alle articolazioni e tosse stizzosa.

Vado comunque a fare il mio turno pomeridiano, indossando la mascherina chirurgica. Per chi non lo sapesse, la mascherina chirurgica protegge il paziente dall’operatore sanitario ma NON viceversa. In sostanza, per l’operatore sanitario è come ritrovarsi in mezzo ad un temporale con un ombrello di carta.

Allo stesso modo,la Repubblica DOVREBBE riconoscere e garantire i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove svolge la sua professione e richiedere l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Ma qui la solidarietà dov’è?

Quanto di tutto ciò è stato osservato? Quanto e da chi chi è stato applicato?

Da chi sono stati adempiuti questi doveri inderogabili di solidarietà?

Gli unici a compiere il proprio dovere qui siamo stati e siamo solo Noi, ma in cambio abbiamo ricevuto come unico regalo un Virus inedito che non ci permette di abbracciare i nostri cari, che ci impedisce la solidarietà di chi invece vorrebbe starci accanto e che compromette la nostra Vita nei casi più fortunati. Ce la toglie, in quelli meno fortunati. Quando ho deciso di diventare un’Infermiera sapevo bene in che cosa mi sarei scontrata, quali rischi avrei dovuto correre. E in tutti questi anni l’ho fatto e continuo a farlo perché Amo il mio lavoro, perché credo in quello che faccio, perché ritengo sia ineguagliabile la gratificazione di poter regalare un’occasione a chi, per mille ragioni diverse, combatte la propria lotta quotidiana con la sofferenza.

Ma in questo momento, in questa mia di lotta, mi sento sola. Io come tanti miei colleghi, vittime della mia stessa sorte. E allora chiedo a gran voce: “Dov’è la legge? Dove sono le Istituzioni? Da chi è stato applicato il D.lgs. 81/2008 (Testo Unico per la sicurezza del lavoro) che prevede il rispetto delle norme per la prevenzione delle malattie e degli infortuni? Dov’è la sicurezza sul lavoro? Chi ci garantisce una tutela? Chi promuove le condizioni che rendano effettivo il diritto al lavoro?”.

Ogni Cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. Bene, Noi tutti lo abbiamo fatto, lo stiamo facendo e continueremo a farlo ma…a nostro rischio e pericolo, sprovvisti di ogni arma per difenderci e tutelarci. Perché esser così fiduciosi di poter sistemare le cose solo nel momento in cui si piange il primo morto? E poi il secondo, il terzo, il quarto e via così. Fino ad un numero così elevato da arrivare al collasso. Perché ci si sente sempre e ancora in tempo? No. Non c’è tempo Mai! Non per la vita! Perché sarà sempre troppo tardi!

I miei sintomi iniziano infatti a peggiorare. L’unico che rimane stabile è la febbre. Ferma a 37.5. Mi reco dal Medico Curante che, dopo la visita, decide di lasciarmi a casa per una settimana.

Nell’arco della settimana, il mio quadro clinico continua a degenerare. Arriva l’affanno. Con le ore, aumenta. Si intensifica. Sembra farti la guerra. E tu, impreparata non sai come affrontarlo. Non hai le armi giuste! Ed è il tuo nuovo nemico invisibile.

E ti accorgi quanto le giornate sono infinite! Sembra abbiano 1000 ore. E gran parte di quelle ore, portano con sé la paura. Tanta paura.

In fondo, questo Virus è uno sconosciuto venuto a farci visita, ma senza rispettare bene le regole dell’ospitalità.

È diventato, nel giro di poco, il nuovo ladro delle nostre case, delle nostre strade, dei nostri posti di lavoro, della nostra libertà.

Ma, cosa più importante: dei nostri corpi e dei nostri anni. Della nostra vita!

È arrivato con la spavalderìa e la prepotenza di chi viene, ti saccheggia casa, lascia tutto in subbuglio e, senza alcuno scrupolo, se ne va. E… Se ti va bene, hai la possibilità di ricomporre i pezzi dopo averlo sconfitto.

Se ti va male, è riuscito a rubarti il bene più prezioso e inviolabile che è la Vita! E non c’è riscatto alcuno che possa restituirtela!

Quando non vedi miglioramenti, non sai mai cosa accadrà il giorno dopo.

Terribile questa sensazione che non ti entri mai abbastanza aria nel petto, nemmeno quando sei in videochiamata con i tuoi familiari o rispondi ad una telefonata di un’amica. È come se qualcuno si fosse impadronito di te senza permesso e tu, non riesci a difenderti. E il guaio è che in ogni caso lo sai, ne sei consapevole, sei fin troppo lucido. Ma rimani inerme.

È una montagna che non puoi scalare.

È una scommessa che non puoi giocare. O almeno non con le tue sole forze.

Quando e con chi ho preso il Virus? Non lo so, in quei giorni era tutto un po’ confuso.

Ma in realtà, Io quel Virus so bene come, quando e dove l’ho preso. E rimane la rabbia e l’indignazione, ma ormai….è troppo tardi!

Eccoli, i primi positivi, i primi sospetti.

Che esperienza assurda, continuo a ripetermi. È tutto così surreale!

Un’esperienza che non avrei mai pensato di poter vivere.

Con il peggiorare della sintomatologia mi presento in PS dove mi viene effettuato il tampone, Rx torace,negativa. Decidono allora di dimettermi in isolamento fiduciario. Il giorno dopo, vengo contattata dalla Dott.ssa della Medicina del Lavoro che mi riferisce il risultato del tampone: “positivo”!

Ritorno in PS, dove vengo sottoposta ad una TAC al torace: piccolo addensamento polmonare a vetro smerigliato.

Sono stata ricoverata per 24 ore insieme ai Covid-19, con terapia antiretrovirale. Dopo le 24 ore mi dimettono con la terapia da continuare per altri due giorni.

Sono in isolamento da giorni.

Mi ritengo fortunata? Sì, molto.

Poteva andare molto peggio di un piccolo addensamento polmonare.

Ma vi garantisco che questo Virus mi ha annientata lo stesso. E nulla più sarà come prima. Se c’è una cosa che gli riesce benissimo è quella di rivoluzionarti l’esistenza. E dentro di te, inizia una riflessione così profonda e urgente che cambia ogni tua prospettiva!

Tutt’oggi, faccio ancora fatica a parlare al telefono perché il fiato improvvisamente si accorcia. Mi sento tanto debole, ho ancora dolori e tutta questa solitudine, sta rendendo più fitti anche i miei pensieri!

Ma in mezzo a tutta questa confusione, mi resta ancora una consapevolezza, un obiettivo. E le mie attuali debolezze voglio trasformarle in ancora nuove energie e punti di forza.

È questa la promessa che mi faccio: lotto con tutta la mia forza d’animo, vinco e torno con miei colleghi, che combattono tutti i giorni questa guerra, così inconsueta e diversa, “senza armi”!

In questo momento così difficile e angosciante, mi preme fare un grosso “in bocca al lupo “a tutti i colleghi che lavorano con la paura addosso nei covid -19.

Siete una forza della natura ragazzi!

Siete la speranza in mezzo al caos e all’arresa.

Proteggetevi e vinceremo. In mezzo a questo tumultuoso “naufragare”, voglio però ringraziare dal profondo del cuore la Dottoressa che mi ha visitato per la Professionalità e Umanità riservatemi, senza il cui intervento probabilmente non sarei neanche venuta a conoscenza della mia condizione di salute, continuando a lavorare e infettando inevitabilmente altre persone.
Ringrazio il mio Medico Curante per il prezioso supporto professionale e morale.

E infine, ma non per importanza dico GRAZIE alla mia carissima Amica e Collega per la presenza costante e l’affetto dimostratomi. Ti voglio bene !!

Daniela Ammirati, Infermiera