Coordinatore Infermieristico condannato perché imponeva ferie ai suoi colleghi.

Assunzione Infermieri Roma: è caos per ferie estive!

Il professionista è anche un presidente OPI, ma probabilmente non sarà più eletto. E forse non farà più il Coordinatore Infermieristico.

La notizia era attesa da tempo visto il continuo abuso dell’utilizzo delle “ferie obbligate“, ovvero dell’ausilio improprio di questo strumento senza una preventiva informativa scritta ai dipendenti. Le ferie vanno sempre e comunque concordate con l’interessato. Ad essere punito è un noto Coordinatore Infermieristico di una nota Azienda sanitaria italiana, per giunta presidente di un Ordine provinciale delle professioni infermieristiche.

Oggi si scopre che questo coordinatore ha seguito un Master on line nell’ambito del management e delle gestione delle professioni sanitarie senza. Con l’aiuto del sindacato, e sì perché fino a qualche tempo fa era dirigente Cgil (oggi in procinto di passare alla Uil), è riuscito a diventare presidente del suo Ordine infermieristico e coordinatore nella sua unità operativa. Su tutto ha influito anche la sua appartenenza al Partito Democratico, che sta per lasciare in direzione Lega.

L’abuso nell’utilizzo non consono delle ferie per motivi esclusivamente manageriali interne ad un reparto o ad un dipartimento sono strettamente connesse alle cosiddette “ferie richiamabili” (ti metto in ferie, ma ti richiamo quando e quanto voglio e non ti puoi muovere dalla città), al richiamo in servizio durante il riposo (può essere solo in casi eccezionali, ma è diventato una routine) e il non rispetto del vincolo del riposo delle cosiddette 11 ore (nonostante l’Italia si sia adeguata alle norme europee questa formula viene continuamente usata in barba a qualsivoglia rispetto del dipendente e soprattutto del Paziente).

Coordinatori o Caporali?

Molti coordinatori abusano della loro funzione senza nemmeno conoscere le Leggi o solo per compiacere ai dirigenti di turno. Questo tipo di coordinamento viene paragonato da molti al vero e proprio “caporalato“, tipico di chi viene dal Sud e si afferma al Nord, ma molto presente tra colleghi coordinatori indigeni di realtà interne del Veneto, della Liguria, della Toscana, della Lombardia e dell’Emilia Romagna.

Ora arriva il richiamo disciplinare.

Di fronte alle giuste lamentele del dipendente l’Azienda non può fare altro che richiamare all’ordine l’autore del misfatto, in questo caso questo Coordinatore Infermieristico e presidente di OPI che da tempo in modo piuttosto spacciato si professa difensore della moralità e delle nuove competenze infermieristiche, ma che in realtà anche in questa occasione si dimostra poco ligio ai minimi dettami di legge e perché no al Codice Deontologico dell’Infermiere.

Ora il Coordinatore e presidente OPI dovrà star tranquillo per un po’ nella speranza che abbia capito realmente qual è il problema e che si rinsavisca dalla sua presupponenza e dalla sua megalomania.

E se il dipendente firma la domanda di richiesta ferie che il coordinatore gli propone?

In questo caso il Coordinatore rischia doppio (persino l’abuso di potere e il mobbing) ed è pure stolto perché non si è tutelato prima mediante una richiesta scritta preventiva del dipendete (di prassi almeno 10-15 giorni prima). Nel caso di cui parliamo il collega Infermiere a cui è stato coattivamente assegnato un periodo di ferie aveva sottoscritto la richiesta su pressione del Coordinatore, ma era stato furbo a portare con se un registratore digitale (basta anche il cellulare), con cui ha poi incastrato il suo superiore.

Le ferie non possono essere coatte.

Migrando il contenuto di un servizio pubblicato qualche tempo fa su Laleggepertutti.it possiamo chiaramente stabilire che:

Il Codice civile stabilisce che dopo un anno di ininterrotto servizio il dipendente «ha diritto ad un periodo di ferie retribuito, possibilmente continuativo, tenuto conto degli interessi dell’azienda e del prestatore di lavoro», cioè del dipendente stesso. Lo stesso articolo stabilisce che il datore di lavoro deve comunicare preventivamente al dipendente il periodo del godimento delle ferie. Va da sé che quel «preventivamente» non riguarda il giorno prima e nemmeno due.

Ma ci sono altri due passaggi da non sottovalutare. Uno, è quello che fa riferimento agli «interessi dell’azienda e del prestatore di lavoro». Significa che non si può obbligare il dipendente a fare le ferie (o tutte le ferie) solo quando l’azienda lo decide. Altro discorso è che, per esigenze del datore di lavoro, ci sia un periodo in cui il dipendente non può recarsi in ufficio o in fabbrica (pensiamo, ad esempio, alle chiusure aziendali di agosto o – per chi le adopera – durante il periodo natalizio). In questo caso, il resto del monte ore può deciderlo il lavoratore. Nel caso in cui venga obbligato a smaltire i giorni di riposo in modo coatto, l’azienda può essere condannata a reintegrare il monte ore di ferie maturate.

L’altro passaggio importante dell’articolo del Codice civile in materia di ferie riguarda l’opportunità di godere di quel periodo «in modo continuativo». Sulla questione si è pronunciato il Tribunale di Pordenone, chiamato a pronunciarsi su una società che, ripetutamente, metteva le maestranze in ferie solo per qualche ora al giorno, a ridosso o in sostituzione dell’utilizzo della cassa integrazione, senza accordo con i sindacati e senza preavviso.

Per i giudici, obbligare il dipendente a fare le ferie in questo modo viola il Codice civile perché vengono decise in periodi frazionati e per «l’assenza di una preventiva comunicazione e di un qualche accordo sindacale in materia».

Inoltre, per il tribunale friulano, il datore di lavoro è tenuto a dare al dipendente comunicazione scritta riguardante le ferie, precisando nominativo, le ore di ferie da smaltire e data e periodo in cui devono essere godute.

In conclusione.

Conoscere le Leggi è importante, sia per quanto riguarda i diritti e i doveri del lavoratore che per quelli del datore di lavoro. Ogni abuso se giustamente documentato può essere punito, al di là se sotto accusa finisca l’Infermiere o il suo Coordinatore. Questo vale anche per il resto dei Professionisti Sanitari e per gli Operatori Socio Sanitari.

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