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Aderenza terapeutica ed empowerment: squadra vincente infermiere-medico di famiglia.

Aderenza terapeutica ed empowerment: squadra vincente infermiere-medico di famiglia.

Secondo i risultati di una ricerca CREA Tor Vergata-Fimmg. Aderenza terapeutica ed empowerment: la squadra vincente è infermiere-medico di famiglia. Porta aperta alle micro-équipe sul territorio. Parla portavoce Fnopi, Tonino Aceti.

I medici di famiglia lo hanno detto chiaro: la figura professionale che, oltre al medico, può meglio intervenire nel miglioramento dell’aderenza terapeutica (in questo caso nel campo cardiovascolare) è l’infermiere che lavora con il medico di medicina generale (score 4-5 dal 69,0% dei medici che ne hanno disponibilità).

Il dato emerge dall’analisi condotta dal CREA dell’Università di Tor Vergata di Roma assieme al Centro studi Fimmg, Federazione medici di medicina generale e ha avuto come oggetto i problemi di aderenza alle terapie in campo cardiovascolare.

“La squadra vincente è infermiere-medico di famiglia – sottolinea Tonino Aceti, portavoce della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche intervenuto alla presentazione –. L’analisi Crea-Fimmg lo mette in evidenza e questo dato deve guidare le scelte del nuovo ministro Roberto Speranza e della Conferenza delle Regioni a partire dal nuovo Patto per la salute. I presupposti ci sono per avviare un confronto fattivo con i medici di medicina generale. Ciò che va scongiurato è il rischio di interventi regionali e territoriali lontani dai bisogni e frammentati, per avere una politica unitaria e sistemica sull’aderenza alle terapie e la gestione della cronicità coerenti con il nuovo quadro epidemiologico emergente. Con la micro-équipe infermiere-Mmg sul territorio parte davvero il Piano nazionale della cronicità ancora inattuato in alcune Regioni”.

Obiettivo primario dello studio è stato quello di analizzare le principali criticità connesse alla aderenza alle terapie farmaceutiche, mediante l’implementazione di una survey condotta, a livello nazionale, sui medici di medicina generale (Mmg). L’attenzione si è focalizzata sull’ambito cardiovascolare, sebbene per completezza si siano indagate alcune questioni anche in modo più generale.

I punti chiave dell’analisi sono stati

L’aderenza ha una natura multidimensionale e fortemente comportamentale.
Il problema dell’aderenza appare particolarmente significativo in presenza di una popolazione anziana che spesso presenta numerose comorbilità e, quindi, schemi di terapia particolarmente complessi.
Da una meta-analisi effettuata emerge con chiarezza come la semplificazione (in termini di minori somministrazioni giornaliere) incrementi significativamente l’aderenza al trattamento.
Da una survey rivolta ai Mmg emerge che: la fissazione di obiettivi di aderenza a livello regionale o di ASL è fortemente disomogenea
Gli elementi che per i Mmg maggiormente condizionano l’aderenza sono: la presenza di disturbi cognitivi/psichiatrici, la complessità della terapia, una scarsa consapevolezza della malattia, la comorbilità, il livello culturale
Il timore di effetti collaterali o la loro insorgenza condizionano il paziente nella non aderenza
Il software gestionale e la disponibilità di un infermiere assieme al medico sono ritenuti i migliori supporti per monitorare l’aderenza.
Il software gestionale ambulatoriale per la verifica dell’aderenza terapeutica viene considerato dai medici il miglior supporto per monitorare l’aderenza alla terapia da parte dei pazienti; segue la disponibilità di un infermiere, che è la figura ritenuta più importante oltre il medico per l’empowerment dei pazienti.

La maggioranza dei medici, specialmente i più giovani, sentono il bisogno di una maggiore formazione/informazione sul tema (presumibilmente da allargare agli infermieri che sono la seconda figura professionale, dopo il medico, fra quelle ritenute utili per migliorare l’aderenza). Tema che è comunque ritenuto in generale rilevante e, in particolare, nel campo respiratorio e cardiovascolare.

“E’ l’infermiere – aggiunge – che accompagna il paziente durante tutto l’arco dei suoi bisogni sanitari, 24 ore su 24, non solo in ospedale, ma anche sul territorio, seppure in questo caso le lacune del servizio pubblico sono ancora notevoli nonostante la buona volontà dei piani come quello delle cronicità o per l’ospedale di comunità. E il riconoscimento della sua funzione da parte dei Mmg rende evidente anche l’importanza che devono assumere le micro-équipe infermiere di famiglia-Mmg. L’infermiere di famiglia porta il Servizio sanitario nazionale dentro le case delle persone, individuando e prendendo in carico in modo proattivo i bisogni della popolazione e sostenendo le famiglie. Ovviamente tra i suoi compiti rientrano tutte le attività infermieristiche: coordina e integra gli interventi – spiega ancora Aceti -, fa sì che non ci sia una frammentazione del percorso che purtroppo caratterizza il Ssn. Oggi – prosegue – il paziente corre dietro ai professionisti e ai servizi; in questo caso, invece, sono gli infermieri ad andare incontro al paziente, senza aspettare che esprima un problema ma estrapolandolo e offrendogli soluzioni pratiche”.

“Credo – sottolinea ancora Aceti – che quello dell’infermiere di famiglia sia un bellissimo modello di iniziativa di sanità, e non di sanità di attesa, su cui dovremmo investire sempre di più e il giudizio che emerge dall’analisi sui ruoli che questa figura ha nell’aderenza terapeutica che proprio i medici danno, ne dimostra e conferma tutte le potenzialità”.

La sfida – conclude – è certamente garantire aderenza terapeutica per i pazienti, aderenza dei professionisti alle evidenze scientifiche delle linee guida, aderenza della politica alle evidenze prodotte con queste. Sono fiducioso sul principio dell’aderenza anche perché sarà un indicatore di misurazione dei Lea nel nuovo sistema nazionale di garanzia, che entrerà in vigore solo dal 2020 e questo significa che nessuna azienda ne potrà più fare a meno.”

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