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Una Operatrice Socio Sanitaria di 32 anni si è tolta la vita impiccandosi nel garage di casa. Aveva rifiutato vaccino anti-Covid e si diceva da tempo in burnout. Perché questo suicidio?

Era una Operatrice Socio Sanitaria precaria, madre di due figlie e moglie di un Infermiere. A 32 anni ha deciso di togliersi la vita in Veneto. Era originaria della Campania ed è al Nord da ormai 10 anni.

Si è impiccata nel proprio garage senza lasciare alcun messaggio. Da tempo si era confidata con i colleghi di lavoro, voleva lasciare il Veneto e tornare al Sud, ma il marito non era d’accordo.

Lei stessa di diceva in burnout. Nella struttura dove lavorava ha dovuto affrontare il Coronavirus in prima linea. Molti dei suoi pazienti e dei suoi colleghi si sono ammalati di Covid-19 e lei ha dovuto salutare per sempre tanti amici deceduti per la violenza del Coronavirus.

Nessuno, tuttavia, avrebbe potuto immaginare cosa covasse dentro e il perché di un gesto così estremo programmato nei minimi particolari.

Qualche sera fa, mentre il marito era impegnato a fare la notte in una nota azienda pubblica, la donna ha messo a letto le bambine, è scesa in garage, ha legato la corda ad una tubatura per il metano e ha compito l’estremo gesto.

Purtroppo è stata trovata già cadavere l’indomati mattina dal consorte, che ha allertato i servizi dell’emergenza pur se inutilmente.

Forse l’OSS covava qualcosa dentro già da tempo, la voglia di tornare a casa e di non vivere più in un territorio a lei spesso ostile per le sue origini meridionali sono alla base dell’idea di farla finita e del suo suicidio. Non si sa.

Il marito non trova pace e si dà colpe per non averla voluta ascoltare e per non aver capito di quale malessere profondo soffrisse sua moglie.

Riposa in pace.

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