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Tecnico Sanitario di Laboratorio Biomedico: chi è e cosa fa?

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La celata figura del Tecnico Sanitario di Laboratorio Biomedico in Italia: chi è e cosa fa?

Oggi parliamo del Tecnico Sanitario di Laboratorio Biomedico (TSLB). Di cosa si occupa? Quali sono le sue competenze? Perché è così importante nel panorama sanitario e diagnostico-assistenziale?

Pipette monocanale.
Pipette monocanale.

Un po’ di storia.

La Medicina di Laboratorio svolge un ruolo di assoluta rilevanza nella prevenzione, nella diagnosi, nel trattamento e nel follow up di tutte le patologie. Il 60-70 % delle decisioni cliniche nel processo di cura si basa sui risultati degli esami di Laboratorio.

In questo contesto diviene fondamentale il Tecnico Sanitario di Laboratorio Biomedico, una figura versatile ma spesso sconosciuta e sottovalutata nella sua importanza, forse entrata maggiormente alla ribalta in questi ultimi anni a causa della pandemia da Covid-19.

L’evoluzione del Tecnico di Laboratorio inizia con il Regio Decreto del 27 luglio 1934, n. 1265 (Testo unico delle professioni sanitarie) in cui si parla di arti ausiliarie delle professioni sanitarie.

I primi Tecnici provengono dai contesti più diversi e si formano con la pratica lavorativa, ma, con il passare del tempo, con l’aumentare delle richieste e della complessità degli esami di Laboratorio, nascono i primi corsi ospedalieri o regionali per questo operatore sanitario.

Sarà il 1988 l’anno del passaggio della formazione del Tecnico di Laboratorio dalle Regioni all’Università, con l’istituzione di una Scuola diretta a fini speciali, che verrà trasformata a sua volta in Diploma Universitario (con la Legge Ruperti del 19 novembre 1990, n. 341).

Con la Riforma Sanitaria del 1992, l’Università diviene l’unico canale di formazione abilitante non solo alla professione del Tecnico Sanitario di Laboratorio Biomedico, ma anche per tutte le altre professioni sanitarie. Il Decreto Ministeriale 745/94 sarà quello che definisce per la prima volta il suo profilo professionale: stabilisce quali sono le sue attività e sancisce la sua autonomia e responsabilità, ma bisogna attendere altri cinque anni per avere un salto di qualità.

Con la legge n. 42 del 26 febbraio 1999 (Disposizioni in materia di professioni sanitarie) si ha il definitivo superamento della dizione di professione sanitaria ausiliaria, che viene sostituita con professione sanitaria: si ha il passaggio da un percorso formativo eterogeneo, da un mansionario generico e da una mancanza di identità giuridica, ad una omogeneizzazione del percorso di studi ed ad un campo di attività e responsabilità meglio definito.

Il Tecnico di Laboratorio passa dall’essere un semplice esecutore del medico ad un professionista dotato di una grande preparazione, autonomia e competenze.

Dal 13 marzo 2018 anche per questa figura è partito l’obbligo di iscrizione all’albo per l’esercizio della professione, al nuovo Ordine delle Professioni Sanitarie (la Federazione TSRM-PSTRP).

Chi è, di cosa si occupa, ambiti lavorativi.

Dopo questo breve excursus storico chi è però il Tecnico Sanitario di Laboratorio Biomedico?

Il Tecnico di Laboratorio è il professionista sanitario che esplica la sua attività dopo aver conseguito la laurea di primo livello (o titolo equipollente) ed effettua analisi biomediche e biotecnologiche a scopo diagnostico nei Laboratori di analisi e di ricerca, in particolare di biochimica clinica, medicina trasfusionale, biologia molecolare, genetica medica, microbiologia, farmacotossicologia, immunologia, patologia clinica, ematologia, citologia, istopatologia e parassitologia.

Esegue analisi su campioni biologici (sangue, urine, pezzi chirurgici, espettorati, versamenti, liquor ecc.) o ambientali (es. acqua), o si occupa di esperimenti per una ricerca scientifica, ed è inoltre responsabile della relativa validazione tecnica delle analisi svolte e del risultato prodotto.

Test di gravidanza.
Test di gravidanza.

Egli svolge con autonomia tecnico professionale la propria prestazione lavorativa in diretta collaborazione con il resto del personale del Laboratorio.

È responsabile delle procedure analitiche e del proprio operato, partecipa alla programmazione ed organizzazione del lavoro, analizza la richiesta del medico ed individua la tecnica di analisi più appropriata; controlla e verifica il corretto funzionamento della strumentazione utilizzata e provvede alla sua manutenzione e controlli di qualità; concorre direttamente all’aggiornamento relativo al proprio profilo professionale.

E’ un operatore che spesso non viene nemmeno annoverato, ma è indispensabile per la continuità dei servizi assistenziali. Sono molti gli ambiti lavorativi presso cui può prestare servizio:

  • Ospedali (Laboratori e Farmacie);
  • Cliniche (anche veterinarie);
  • Laboratori delle Agenzie Regionali ed Enti Privati della Prevenzione e Protezione dell’ambiente;
  • Forze dell’Ordine (per analisi di sostanze o tessuti, nell’ambito di indagini), Università (ricerca o docenza);
  • Strutture Sanitarie private e convenzionate;
  • Centri di fecondazione assistita;
  • Industrie;
  • Enti di ricerca;
  • Istituti zooprofilattici.

Altri sbocchi professionali sono:

  • procedure analitiche decentrate (Point of Care Testing);
  • metodologie laboratoristiche a supporto della medicina personalizzata o di precisione, della medicina preventiva e del controllo degli alimenti;
  • produzione di farmaci sterili ed in sala operatoria.

Prospettive future.

Ad oggi e sempre più nel futuro il Tecnico Sanitario di Laboratorio Biomedico, una volta conclusa la laurea, ha la possibilità di conseguire molteplici specializzazioni (tra master universitari, lauree magistrali, dottorati e corsi di perfezionamento).

Per questo professionista sarebbe necessario ripensare agli ambiti di attività con modalità professionali interconnesse, pensare ad una ridefinizione ed espansione delle competenze e delle responsabilità acquisite durante il percorso di studi, oltre che ad una rimodulazione degli ordinamenti didattici. Nei contesti, ad esempio, con alto grado di tecnologia ed automazione, che lavorano anche in regime di urgenza, si potrebbero individuare ambiti o fasi del processo diagnostico-assistenziale che potrebbero essere gestiti in maniera indipendente e con grande professionalità dal Tecnico di Laboratorio.

Per il futuro si prospetta anche maggiore importanza e ruolo di questo nella gestione dei Point Of Care Testing, i cosiddetti test al letto del paziente, una nuova modalità organizzativa della Medicina di Laboratorio (si pensi alla figura del POCT Manager).

Il Tecnico di Laboratorio dovrebbe arrivare sempre più a sfruttare le opportunità offerte dalle nuove tecnologie e dagli strumenti di sanità digitale, in particolare dalla Telemedicina.

Nell’avvenire, inoltre, potremmo vedere per questa figura un aggiornamento del percorso formativo universitario che tenga conto di diagnosi di Laboratorio basate sulla matrice di DNA e tecnologie innovative, ed un ruolo più concreto nell’esecuzione dei prelievi ematici.

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Dott.ssa Ilaria Rossini
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Ilaria Rossini è Tecnico di Laboratorio Biomedico e POCT Manager presso il Laboratorio di Patologia Clinica dell’Ospedale di Circolo di Varese - ASST Sette Laghi. Ha la passione per la lettura, la scrittura e la ricerca.
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