RCP
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Persero troppo tempo per soccorrere un Paziente in arresto cardiaco durante la fase più dura della Pandemia da Covid-19. L’assistito è deceduto, lo licenziati in tronco.

È accaduto nel mese di marzo scorso in Puglia, in una nota struttura in provincia di Foggia, dove il Coronavirus ha creato anche morti indiretti. Infermiere ed Oss licenziati in tronco per non aver soccorso un Paziente in arresto cardiaco improvviso.

Avevano paura di infettarsi, non avendo a disposizione i dovuti Dispositivi di Protezione Individuale, all’epoca quasi del tutto irreperibili.

I fatti.

L’OSS si è accorta di qualcosa che non andava e ha subito allertato i servizi infermieristici. Il Paziente era riverso a terra esanime, ma non riportava ferite.

L’uomo, ottantenne e cardiopatico, era appena andato in arresto cardiaco.

L’operatrice socio sanitaria ha chiesto più volte all’Infermiere di praticare la Rianimazione Cardiopolmonare, così come erano Stati formati a fare in un apposito corso lo scorso febbraio.

L’infermiere dal canto suo non se l’è sentita di praticare l’RCP, così ha scelto di soprassedere e di chiedere lumi via telefono al medico di struttura. Questi ha subito redarguito il collega invitandolo a chiamare immediatamente il Servizio 118.

Tra la prima chiamata dell’OSS e quella ai servizi di emergenza-urgenza sono passati più di 15 minuti, mentre il tempo limite per iniziare una RCP ottimale sono di 8-10 minuti.

Le conseguenze.

Il Paziente è deceduto e forse si poteva salvare se i due fossero intervenuti in tempo.

All’arrivo dell’ambulanza Medico e Infermiere non hanno potuto fare altro che constatare il decesso dell’Assistito, segnalando l’accaduto all’azienda sanitaria competente.

Il giorno dopo la Direzione ha chiesto un rendiconto scritto e separato ai due dipendenti, immediatamente sospesi dal lavoro.

L’infermiere ha riferito di non aver deciso per la RCP solo perché privo di Dispositivi di Protezione Individuale per il Coronavirus.

L’OSS ha scaricato tutto sul l’infermiere, adducendo la scusante che il suo profilo non le permetteva di intervenire.

Il Paziente è stato sottoposto a tampone post-mortem ed è risultati negativo.

I due operatori sono Stati poi licenziati per giusta causa. Lavoravano in una RSA privata con contratto a tempo indeterminato.