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Il buio oltre la siepe: un classico contemporaneo. Un capolavoro di Harper Lee.

Ecco “Il buio oltre la siepe”, un classico contemporaneo (Feltrinelli), un capolavoro di Haper Lee. Continua l’appuntamento settimanale con la rubrica “Book: Libri & Letture” diretta da Giovanni Maria Scupola.

“Noi sappiamo che non tutti gli uomini furono creati eguali, nel senso che molta gente vorrebbe farci credere: sappiamo che vi sono persone più intelligenti di altre, più capaci di altre per natura, uomini che riescono a guadagnare più denaro, donne che fanno dolci migliori, individui dotati di qualità negate invece alla maggioranza degli uomini. Ma c’è una cosa, nel nostro paese, di fronte alla quale tutti gli uomini furono davvero creati uguali: un’istituzione umana che fa di un povero l’eguale di Rockefeller, di uno stupido l’eguale di Einstein, e di un’ignorante l’eguale di un rettore di università. Questa istituzione, signori, è il tribunale.”

La trama.

In una cittadina del “profondo” Sud degli Stati Uniti l’onesto avvocato Atticus Finch è incaricato della difesa d’ufficio di un “negro” accusato di violenza carnale; riuscirà a dimostrarne l’innocenza, ma l’uomo sarà ugualmente condannato a morte. La vicenda, che è solo l’episodio centrale del romanzo, è raccontata dalla piccola Scout, la figlia di Atticus, un Huckleberry in gonnella, che scandalizza le signore con un linguaggio non proprio ortodosso, testimone e protagonista di fatti che nella loro atrocità e violenza non riescono mai a essere più grandi di lei. Nel suo raccontare lieve e veloce, ironico e pietoso, rivive il mondo dell’infanzia che è un po’ di tutti noi, con i suoi miti, le sue emozioni, le sue scoperte.

È una storia di discriminazione, disuguaglianza sociale e ingiustizia. Tutto ruota attorno a un processo su un uomo di colore accusato di aver violentato una ragazza. Ma in tutto questo c’è un pizzico di umanità e giustizia data da Atticus Finch, l’avvocato che è stato incaricato di difendere l’imputato. Atticus nella cultura di massa diventa un simbolo per la lotta contro ogni tipo di razzismo, la sua è una lotta attiva, si pone senza alcun dubbio in difesa del povero malcapitato, senza mai perdere i suoi modi gentili. Inoltre, tutti i personaggi sono tutt’altro che statici, cambiano e maturano nel corso di ogni capitolo, sia quelli “buoni”, che quelli che, almeno inizialmente, si considerano negativi. Si matura un certo affetto nei loro confronti e si viene colpiti dalla straordinaria umanità di alcuni di loro.
La trama intreccia sconfitta e speranza, ma il processo non pone fine all’odio: è impensabile infatti che nell’Alabama degli anni Trenta un nero possa vincere una causa contro un bianco. La vicenda è narrata, però, da Scout la figlia di Atticus, una ragazzina di neanche 10 anni che vede tutto quello che la circonda e lo rielabora con la sua mente, il suo giudizio si adatta e si evolve durante il racconto: gli occhi della bambina sono occhi che hanno visto già la parte brutta del mondo, ma non si arrende ad essa.

Martina Dorini, LaAV – Lecce

Redazione AssoCareNews.it
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