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Herpes Zoster, l’Italia tra i primi paesi europei a dotarsi del nuovo vaccino.

Il nuovo vaccino per l’Herpes Zoster disponibile in Italia si identifica come un reale beneficio per l’intero SSN.

L’infezione interessa circa il 95% dei soggetti con più di 40 anni e nell’80% di soggetti over 50 dei casi si verificano complicanze neurologiche con la nevralgia posterpetica.
Necessaria una campagna di educazione sanitaria.

“L’Herpes Zoster ha rappresentato finora, soprattutto nei pazienti immunocompromessi, un’esigenza assoluta. Il nuovo vaccino a sub unità è un passo avanti importantissimo, che permetterà di intervenire anche sui pazienti fragili per prevenirne le conseguenze” sottolinea il Prof. Massimo Andreoni, Direttore Scientifico SIMIT.

Anche negli ambulatori italiani, non appena sarà completato anche l’iter di delibera delle Regioni, sarà disponibile il nuovo vaccino contro l’Herpes Zoster.

Già utilizzato negli Stati Uniti con oltre 38 milioni di dosi somministrate, si prefigura come un’innovazione di cui potrà beneficiare l’intero SSN, vista l’ampia diffusione di questa infezione e le conseguenze che può comportare.

A questo tema è dedicato il webinar “Herpes Zoster in Reumatologia: facciamo il punto”, organizzato per lunedì 8 novembre con il contributo non condizionante di GSK. In questo evento formativo l’attenzione sarà dedicata proprio ai pazienti affetti da malattie reumatiche.

Interverranno il Prof. Massimo Andreoni, Professore Ordinario di Malattie Infettive all’Università di Roma Tor Vergata e Direttore Scientifico Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali – SIMIT; la Prof.ssa Laura Sticchi, Dipartimento Scienze della Salute, Università degli Studi di Genova-Policlinico San Martino, Genova; il Prof. Roberto Gerli, Professore Ordinario di reumatologia presso l’Università degli Studi di Perugia.

IL QUADRO EPIDEMIOLOGICO – L’Herpes Zoster è un virus che provoca una dolorosa eruzione cutanea ed ha la particolarità di restare inattivo nel tessuto nervoso riattivandosi anni dopo con le manifestazioni molto dolorose dell’Herpes Zoster.

La vaccinazione previene 2-3 milioni di decessi in tutto il mondo ogni anno e offre l’opportunità di proteggere anche quei soggetti fragili come anziani, individui immunocompromessi e soggetti con patologie croniche preesistenti (malattie croniche cardiovascolari, polmonari, renali ed epatiche, diabete, disturbi da immunodeficienza etc.).

La percezione e la conoscenza dell’infezione nella popolazione è ancora piuttosto relativa, giacché sono pochi coloro che conoscono cosa sia l’Herpes Zoster, eccetto quelli che abbiano subito le conseguenze sulla loro pelle, mentre la maggioranza conosce cosa sia la varicella e il fuoco di Sant’Antonio.

In tal senso è necessaria una campagna culturale e di educazione sanitaria volta all’identificazione della patologia e alla consapevolezza delle terapie oggi a disposizione.

“L’infezione da virus varicella zoster è estremamente comune – sottolinea il Prof. Andreoni – Si stima che circa il 95% dei soggetti con più di 40 anni sia stato infettato da questo virus: ciò significa che in età più matura possono sviluppare un episodio di herpes zoster.

”Si calcola che almeno un terzo di tutte le persone adulte avrà nella propria vita almeno un episodio di herpes zoster”.

“Questa patologia non solo è estremamente frequente, ma ha anche conseguenze assai gravi – prosegue il Prof. Andreoni –.

Non si connota solo per il cosiddetto fuoco di Sant’Antonio, un’eruzione vescicolare che normalmente decorre lungo un dermatomero, ma spesso presenta una sintomatologia neurologica (nevralgia posterpetica), una grave complicanza che si caratterizza per un dolore ai limiti della sopportabilità.

Da un punto di vista epidemiologico possiamo dire che in soggetti con più di 50 anni con herpes zoster questa complicanza occorre in circa l’80% dei casi, un dato che evidenzia come la gravità e le conseguenze della patologia”.

L’IMPORTANZA DI UN NUOVO VACCINO CONTRO L’HERPES ZOSTER PER I PAZIENTI FRAGILI – “L’herpes zoster ha rappresentato finora, soprattutto nei pazienti immunocompromessi, un unmeet medical needs, ossia un’esigenza assoluta – conclude il Prof. Andreoni -.

Il vaccino disponibile fino ad oggi era a virus vivo attenuato, non utilizzabile nei pazienti immunodepressi.

Il nuovo vaccino a sub unità è un passo avanti importantissimo, che permetterà di intervenire anche sui pazienti fragili e di prevenirne le conseguenze”.

Redazione AssoCareNews.it
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