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La professione dell’Operatore Socio Sanitario all’indomani della Pandemia da Coronavirus. Ne parliamo con Alessandro Pini dell’associazione UnitOSS.

Il Coronavirus ha messo in ginocchio anche gli Operatori Socio Sanitari, negli ospedali, sul territorio e nelle Residenze Sanitarie Assistenziali. Ieri ne abbiamo parlato con Antonio Squarcella, dirigente nazionale del sindacato SHC, oggi ne parliamo con Alessandro Pini, presidente di UnitOSS. Vediamo come e cosa ha risposto alle nostre domande.

Il Coronavirus ha messo in ginocchio l’intera Sanità Italiana. Da tempo UNITOSS, anche se non è un sindacato, si sta battendo per il rispetto delle regole, quelle del lavoro, a cui devono sottostare datore e lavoratore. La non programmazione da parte delle Aziende sanitarie nell’approvvigionamento di Dispositivi di Protezione Individuale idonei ad una Pandemia come quella contingente ha portato migliaia di operatori ad ammalarsi e, a volte, a morire di Covid-19. Cosa non ha funzionato finora? Come mai le vostre richieste sono state ignorate in passato?

In una fase come questa, in cui ci troviamo ancora a rimettere insieme i pezzi di un meccanismo che per prevedibile debolezza non ha retto al colpo della pandemia di Covid-19, non disponiamo di tempo per individuare le colpe e le responsabilità. La fase 2 ci vede ancora tutti quanti impegnati nel lavoro di contenimento di una nuova diffusione del virus e tutte le energie devono andare verso la direzione comune di un atteggiamento utile al non ripetersi di quanto accaduto, forti di una lezione imparata a nostre spese. Quando l’emergenza sarà finita avremo lo spazio e il tempo per capire dove abbiamo mancato noi Operatori e dove invece hanno influito pesantemente le carenze organizzative: abbiamo notizia di Oss che si sono dovuti improvvisare esperti di isolamento dei pazienti infetti in tempi brevissimi rispetto alla disponibilità di dispositivi di protezione e alla organizzazione delle strutture sanitarie e che ci sono riusciti con ottimi risultati; ma conosciamo anche la realtà, per citare l’esempio più doloroso, del Pio Albergo Trivulzio in cui nulla è valso l’allarme dato dagli Operatori nel momento in cui la diffusione del virus si faceva sempre più preoccupante. Quest’ultimo caso dimostra come pesi sulla salute degli assistiti la sottovalutazione del parere degli Operatori socio sanitari e delle loro richieste più volte disattese. Sappiamo che l’Oss è la figura sanitaria che passa più tempo a contatto col paziente, ne conosce i bisogni ed è capace di prevedere i rischi per la sua salute. Vorrei che non venisse mai più dimenticato, adesso che un Virus ha insegnato a tutti qualcosa in più su quello che facciamo ogni giorno.

Il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro degli Operatori Socio Sanitari e degli altri lavoratori del SSN è sempre un grosso scalino da superare e spesso mette in contrasto le organizzazioni sindacali con i Governi del momento. Crede come associazione che dopo quanto accaduto, sta accadendo e accadrà con il Covid-19 cambierà l’atteggiamento della Politica nei confronti dei professionisti socio-sanitari?

Sono molto fiducioso circa l’atteggiamento di nuova attenzione anche nei confronti degli Operatori socio sanitari da parte della Politica. Se c’è la volontà di operare riforme per la Sanità a tutela della salute di tutti, questo è il momento. E non si può prescindere dalla revisione degli inquadramenti normativi della figura dell’Oss, già timidamente tentata con la L. 3/2018 (Legge Lorenzin). Simultanemente dobbiamo sperare in una rivalutazione professionale a livello nazionale di tutte le professioni sanitarie, in proporzione alla riscoperta considerazione che i destinatari dei servizi sanitari hanno per Medici, Infermieri e Oss impegnati al lavoro a difesa di tutti dalla minaccia del Covid-19.

Gli operatori colpiti da Covid-19 o quelli che ne saranno colpiti in futuro hanno subito seri danni dal punto di vista fisico, psichico ed emotivo. Già si parla di Sindrome da Stress Post Traumatico. Crede che le Aziende sanitarie si debbano già organizzare per venire incontro a questa problematica? E come?

Riteniamo fondamentale la risposta al bisogno di assistenza psicologica degli operatori sanitari colpiti dal Covid o coinvolti emotivamente dalle conseguenze della loro professione a contatto col virus. Conosciamo tutti quanti molto bene i rischi piscologici di uno stress così grande e tutti quanti noi apprezziamo moltissimo quando ci viene messo a disposizione un supporto psicologico. E’ quello che molte Aziende sanitarie stanno facendo, con buona cura per la salute dei professionisti sanitari. Vorremmo che questo strumento diventasse una regola e non un supporto per le contingenze eccezionali: il ricorso al professionista psicologo è la soluzione migliore di prevenzione e cura per i rischi professionali di stress e crisi.

Le ferie estive probabilmente salteranno per una mancata o impossibile programmazione da parte delle aziende sanitarie, mentre è sempre più difficile reperire operatori socio sanitari liberi o disoccupati. Crede che salteranno o ci sono i margini per garantire il giusto riposo ai professionisti dopo mesi di guerra al Covid-19?

Sarà garantito, ne sono sicuro, il giusto riposo a tutti gli operatori. Ne va della qualità dell’assistenza e del benessere di tutti. E’ ancora presto, in questo momento non definito per il pericolo ancora incombente, per parlare di ferie estive. Domando anticipatamente scusa per le reazioni che la mia risposta potrà suscitare ma, secondo noi, questo è ancora un momento in cui dobbiamo lavorare tutti quanti con grande impegno a difesa proprio di quel benessere che meritiamo.

Ritornando al rinnovo contrattuale e al necessario aumento degli stipendi per gli OSS, pensa che ci sia fattibile in una crisi economica come quella che ci appresteremo a vivere?
Non possiamo ancora sapere se ci sarà veramente una crisi economica capace di arrestare a lungo lo sviluppo del nostro paese. Preferiremmo essere ottimisti.

I processi di crescita della nostra professione sono stati avviati da tempo e la Politica conosce il nostro impegno per il riconoscimento del ruolo sanitario dell’Oss prima di tutto e del conseguente inquadramento economico: non ci fermeremo per lasciare spazio a nuove occasioni di rinvio del problema.

Grazie e buon lavoro.

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