Infermieri e Professionisti Sanitari chiedono gli 8 giorni per la formazione facoltativa.
Infermieri e Professionisti Sanitari chiedono gli 8 giorni per la formazione facoltativa.
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Emergenza Coronavirus. All’Ospedale “Santa Maria della Scaletta” di Imola mancano Dispositivi di Protezione Individuale. Medici, Infermieri, Ostetriche/i, OSS e Professioni Sanitarie sono ad alto rischio di ammalarsi di COVID-19.

Il segretario aziendale della FIALS, Stefano De Pandis (Infermiere), protesta per la mancanza di Dispositivi di Protezione Individuale per Medici, Infermieri, Ostetriche/i, OSS e Professioni Sanitarie presso l’ospedale “Santa Maria della Scaletta” di Imola. Lo fa inviando una segnalazione alla Direzione Generale, alla Direzione Amministrativa e alla Direzione Infermieristica e Tecnica dell’AUSL imolese.

De Pandis è chiaro con AssoCareNews.it: “qui si rischia il contagio tutti i giorni e gli operatori sono da una parte spaventati, dall’altra delusi e rassegnati; non è possibile lavorare in queste condizioni e garantire le cure ai Pazienti e la sicurezza ai lavoratori; occorre intervenire nell’immediato”.

La lettera della FIALS imolese.

Spettabile

  • Direzione Generale USL Imola
  • Direzione Infermiristica e Tecnica
  • Direzione Amministrativa

E p.c.

  • Dipendenti Ausl Imola
  • Organi di Stampa
  • Studio Legale Fials Nazionale

Oggetto: EMERGENZA CORONA VIRUS COVID-19 AUSL IMOLA.

Spettabili dirigenti in indirizzo, la scrivente, in nome e per conto dei propri iscritti e dei dipendenti tutti, lamenta una carenza dei Dispositivi di Protezione Individuale, DPI.

Considerato che effettivamente le mascherine (chirurgiche – ffp1 – ffp2 – ffp3) non vengono consegnate in dotazione agli operatori sanitari che prestano servizio in modalita’ ordinaria o per l’assistenza a pazienti Covid-19, ma centellinate e custodite sotto chiave nei vari uffici dei coordinatori infermieristici di tutti i reparti di degenza, la scrivente Organizzazione Sindacale non intende tollerare questi atteggiamenti che mettono a rischio la salute degli operatori e della cittadinanza tutta. Non ultima la nota protocollo pervenuta a firma del Direttore Sanitario, il quale consiglia un uso parsimonioso dei camici idrorepellenti TNT, utilizzando gli stessi per tutta la durata del servizio ed indossando sopra a questi, dei camici monouso del del tutto incapaci di adeguata protezione, aumentando cosi il rischio di contagio del personale e la potenziale diffusione del virus ai degenti.

Vi ricordiamo, quindi come l’art. 2087 C.C. imponga al datore di lavoro di adottare le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, siano necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro. “Non appare, a questa Organizzazione Sindacale, che delle mascherine possano essere considerate presidi impegnativi ed esosi che non possono essere affrontati dalle amministrazioni pubbliche per tutelare la salute di chi sta offrendo la propria vita e le proprie capacità per il bene collettivo”.

Si informa, peraltro, che la giurisprudenza in materia, giustifica il rifiuto di prestazione l’obbligazione contrattuale sanitaria se si pone a rischio, concretamente e imminentemente, la salute del prestatore di lavoro anche per il semplice pregiudizio.

Inoltre vista la “mobilità coatta” dei dipendenti da e tra Unità Operative, Reparti/Servizi, si chiede di intraprendere il percorso relativo all’erogazione dell’incentivo, ex post Emergenza COVID, la cosidetta Indennità Corona Virus, da pagare a tutti gli operatori che hanno assistito o sono venuti a contatto con pazienti a rischio.

Di riflesso erogare un periodo di formazione per il personale che viene spostato a tutela della sicurezza dei pazienti e dei lavoratori, non ultimo riconoscere economicamente tramite progetto incentivante l’impegno e la disponibilita’ per lo spostamento succitato.

Riguardo alla chiusura della mensa, come tra l’altro richiesto da codesta Organizzazione per motivi di sicurezza, riteniamo con urgenza che l’Azienda debba utilizzare metodi alternativi, come ad esempio l’erogazione di buoni pasto, a garanzia del diritto contrattuale in capo a tutti i dipendenti.

In fine riteniamo che ad oggi, gli organici in dotazione alle varie U.O. che si stanno facendo carico del fardello Covid, siano del tutto inadeguati ed insufficienti a garantire la sicurezza, per tanto urge implementare tale fabbisogno con assunzioni straordinarie di Infermieri e OSS, per dare ossigeno a chi e’ gia’ da tempo sottoposto a carichi di lavoro eccessivi e stress psico-fisico notevole.

Si ribadisce l’esigenza, ancor piu’ urgente, di garantire le dipendenti-madri attraverso l’interdizione dal lavoro durante il periodo di gravidanza e fino a sette mesi di età del figlio. E’ notoriamente vietato adibire le donne che allattano ad attività che comportano rischi di contaminazione, come nel caso emergenziale in questione.

La situazione di perdurante inerzia verrebbe inevitabilmente segnalata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e della Salute, oltre che al Comando dei Carabinieri NAS di Bologna.

Facciamo anche notare che un eventuale propagazione interna alla Ausl Imola del virus, favorita direttamente o indirettamente da questa inerzia sarebbe da ricondurre a responsabilità esclusiva dell’Azienda.
In attesa di riscontro porgo cordiali saluti.

Dott. Stefano De Pandis
Segretario Territoriale Fials Circondario Imolese