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martedì, Giugno 28, 2022
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La comunicazione tra infermiere e paziente.

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La comunicazione tra infermiere e paziente. A cura della dott.ssa Monica Cardellicchio.


L’assistenza infermieristica consiste nell’assumere come problema sanitario di propria competenza, non tanto la malattia, quanto le sue conseguenze di tipo fisiologico, psicologico e sociale sul vivere quotidiano e sull’autonomia della persona malata, considerata secondo una chiave di lettura olistica. L’attenzione alla relazione con il paziente è quindi propria della cultura infermieristica ed è per questo che l’infermiere, nelle giuste circostanze, deve saper stabilire delle sane e soddisfacenti relazioni sia con il malato che con i suoi familiari. In alcuni casi però, possono crearsi dei problemi che, a loro volta, potrebbero impedire il fluire della relazione tra l’infermiere e l’assistito. Questi sono dovuti alla presenza di barriere alla comunicazione di frequente riscontro nella pratica infermieristica. Le abilità di costruire una relazione di fiducia attraverso la comunicazione possono essere apprese e, quando sono già una dote naturale dell’infermiere, possono essere raffinate ulteriormente.Il principale ostacolo che l’infermiere ha nella relazione con l’utenza è la carenza di tempo da dedicare alla comunicazione con i pazienti; questo a causa della continua richiesta di prestazioni da erogare, ossia dei tempi e dei metodi, rendendo così l’assistenza sempre meno conciliabile con una relazione assistenziale olistica. Un altro ostacolo alla relazione è dovuto alla scarsa adeguatezza del luogo in cui avviene la comunicazione tra malato e operatore, cioè la mancata organizzazione del setting di cura; solitamente il luogo è poco idoneo alla comunicazione. Un atteggiamento positivo di apertura, una scelta di campo a favore di un autentico rapporto comunicativo infermiere-paziente può generare un vero e profondo cambiamento nel modo di gestire questa professione.

La comunicazione avviene attraverso tre canali:

  • quello verbale;
  • non verbale;
  • paraverbale.

Quando si parla di comunicazione verbale, ci si riferisce a quel tipo di comunicazione che utilizza il canale della “parola parlata”. La comunicazione verbale implica la partecipazione dei meccanismi fisiologici e cognitivi necessari per la produzione e la ricezione del linguaggio. Perché il linguaggio sia fruibile devono essere opportunamente funzionanti tutti i meccanismi psicologici, cognitivi e neurofisiologici che rendono possibile il processo di formazione e d’ascolto della parola.

La comunicazione non verbale non è specifica dell’uomo, anzi, alcune forme di comunicazione presentano grande somiglianza e continuità tra i mammiferi e l’uomo. La comunicazione non verbale nasce dall’incontro faccia a faccia con i propri simili, il quale suscita emozioni diverse:

  • paura,;
  • aggressività;
  • desiderio sessuale;
  • ecc.

La comunicazione non verbale è perciò strettamente legata alle emozioni; attraverso il messaggio non verbale l’animale segnala ai suoi simili, il proprio stato emotivo, affinché essi possano comportarsi di conseguenza. E’ importante che l’operatore sanitario sappia cogliere la comunicazione non verbale. Da una buona capacità di lettura d’essa, derivano, infatti, preziose informazioni sul reale stato emotivo della persona con cui s’interagisce, in particolare quando essa non sa, non può, o non osa esprimere il proprio reale sentire. La comunicazione non verbale esprime, infatti, stati emotivi che possono essere sconosciuti al paziente stesso. Inoltre l’operatore sanitario deve essere il più possibile consapevole dei messaggi che egli stesso invia a livello non verbale. Su questi ultimi, infatti, si gioca la relazione con il paziente.

La comunicazione para-verbale è il corretto utilizzo della voce:

  • timbro;
  • tono;
  • pause;
  • volume.

Il timbro è l’insieme delle caratteristiche individuali della voce gutturale, nasale, soffocata.
Il colore della voce, dipende dalla parte o parti del corpo che fanno da cassa armonica, cioè amplificano e migliorano il suono. Il timbro della voce può influire molto su noi stessi e sugli altri.

Il tono è principalmente un indicatore dell’intenzione e del senso che si da alla comunicazione e può esprimere:

  • entusiasmo;
  • disappunto;
  • interesse;
  • noia;
  • coinvolgimento;
  • apatia;
  • apprezzamento;
  • disgusto.

Il volume riguarda l’intensità sonora, il modo di calibrare la voce in base alla distanza dall’interlocutore, e in base all’importanza dell’argomento trattato.

Considerando la comunicazione, la relazione stessa, risulta indispensabile utilizzare modalità di comunicazione che meglio possono facilitare il dialogo e l’instaurarsi di una relazione terapeutica tra il professionista sanitario e paziente. Nell’ambito del Nursing, la comunicazione può essere classificata in terapeuticamente efficace e terapeuticamente inefficace.

La comunicazione terapeutica porta all’instaurarsi di un valido rapporto tra infermiere e paziente, con l’obiettivo di facilitare la guarigione o il miglioramento del paziente. La comunicazione terapeutica può:

  • Garantire una incondizionata considerazione positiva, o un genuino senso di calore, alla persona che si vuole aiutare.
  • Occuparsi di essa con sollecitudine, evitando di giudicare i pensieri e i sentimenti.

Una comunicazione terapeutica continua richiede:

  • La capacità di comprendere in maniera empatica il quadro di riferimento interiore della persona (mappa).
  • Ciò significa impegnarsi per capire cosa essa prova realmente e rimanere liberi da pregiudizi.
  • La capacità di essere genuini, umani e autentici.

Molte teorie hanno evidenziato il rapporto fra infermiere e paziente . Ad Esempio Lidya E. Hall nei primi anni ’60 sviluppa un modello della professione infermieristica ove l’aspetto centrale è costituito dalla relazione fra infermiere e paziente, utilizza la tecnica Rogersiana della “riflessione” che consiste nel ripetere, con parole diverse, alcune verbalizzazioni del paziente per invitarlo a “chiarire” ed esplorare meglio i propri sentimenti collegati all’argomento. La Hall è inoltre convinta dell’esigenza di un “nursing professionale” agito da persone che hanno studiato scienze comportamentali e tecniche di comunicazione. La Hall fondò il centro Loeb per il nursing dell’ospedale “Montefiore” di New York per applicare le sue teorie specialmente nel campo della riabilitazione. Il centro ebbe un enorme successo e le prove empiriche provarono che i pazienti guarivano mediamente in metà tempo rispetto agli altri istituti. Jean Watson, (1940 – Stati Uniti), sottolinea l’importanza di una relazione di fiducia fra infermiere e paziente che implica congruenza, empatia, comunicazione efficace… Ida Jean Orlando (1926 – Stati Uniti) usa la relazione interpersonale come base per il proprio lavoro, pone l’accento sulle espressioni verbali e sui segnali non verbali, per individuare i bisogni del paziente.

Le teorie di Ida Jean Orlando sono state sottoposte da vari studiosi all’approccio sperimentale per esaminarne l’influenza sul disagio del paziente durante il ricovero e/o prima di un intervento chirurgico con questi risultati:

• Riduzione dello stress durante il ricovero sia per pazienti adulti che bambini che per i relativi famigliari.
• Una indagine pre-operatoria sui veri motivi dell’angoscia aiutava l’infermiere ad agire in modo più appropriato e abbassava l’angoscia del paziente.
• Un livello minore di angoscia prima della operazione corrispondeva a minori complicazioni post-operatorie.
• L’intervento infermieristico era più efficace in condizioni di relazione empatica.

Gli elementi essenziali della comunicazione sono:

  • Empatia: capacità di mettersi al posto dell’altro, di vedere il mondo come lo vede l’altro, nei suoi significati più intimi e personali; sentire insieme all’altro, continuando a mantenere la propria identità. Possiamo sicuramente affermare che “sentire dentro” risulta essere nel campo sanitario un elemento necessario e imprescindibile per il raggiungimento di una soddisfacente comunicazione. È necessario che l’atteggiamento empatico sia presente nell’operatore; questo aiuta la relazione. Entrare nel mondo percettivo dell’altro include il comunicare le nostre sensazioni. Significa anche verificare con l’altro l’accuratezza del nostro sentire ed essere guidati dalle risposte che si ricevono. Essere con un’altra persona in questo modo significa lasciare da parte i nostri valori e giudizi per entrare nel mondo dell’altro senza veli.
  • Fiducia: altro elemento fondamentale nell’ambito medico sanitario. Se la fiducia sussiste, le relazioni saranno il più possibile aperte, prive di pregiudizi, i conflitti saranno ridotti al minimo e facilmente risolvibili.
  • Apertura: condividere con altri informazioni su se stessi, sembra provocare nell’interlocutore uno stato di benessere, in questo caso, alla relazione si assoceranno risposte positive piuttosto che generatrici di conflitti.
  • Conferma e riconoscimento: hanno notevole importanza perché riconoscono all’atro lo status di essere umano meritevole di cure e di attenzione.

Il DM 734/94 concernente il profilo professionale dell’infermiere, afferma che l’assistenza infermieristica erogata è di tipo “preventiva, curativa, palliativa e riabilitativa è di natura tecnica, relazionale, educativa”. Anche nel patto infermiere-cittadino del 1996 viene enunciato che l’infermiere si impegna nei confronti della persona ad ascoltarla con attenzione e disponibilità quando ha bisogno e stare vicino al paziente nei momenti di sofferenza e paura.

Nel rapporto col paziente, i modi e i contenuti della comunicazione hanno una delicatezza e un peso maggiore rispetto a quasi tutte le altre interazioni comunicative di tipo professionale. Gli operatori della salute, infatti, forniscono informazioni che trasformano tutti i giorni la vita di migliaia di persone nel mondo: notizie sullo stato di salute, sulle possibilità di guarigione, sulla morte, sulle aspettative di vita, sul decorso di malattie note o poco conosciute, sull’aderenza alla terapia farmacologia.

Più volte si osservano conflitti tra infermiere paziente che nascono forse per mancanza di tempo, di conoscenze, di pazienza o per stress personale, che si ricade in questo insuccesso sul quale spesso non si ha modo di riflettere presi dal carico lavorativo e dalle responsabilità per le quali il professionista deve comunque proseguire. Provare a capire il punto di vista di un paziente per poi proporre il punto di vista dell’infermiere cercando senza forzature di farlo convenire con il suo a volte non è facile e veloce ma quando ci si accosta ad un paziente c’è un “incontro” di mappe culturali, se le due mappe si assomigliano allora le due persone si capiscono altrimenti no. È necessario, pertanto, una formazione permanente per l’acquisizione delle competenze relazionali e le relative tecniche, così l’infermiere riconoscerà anche se stesso e cercherà di impadronirsi del proprio “essere professionista nella relazione d’aiuto”. Inoltre saprà evitare d’improvvisare tecniche relazionali che se improprie potrebbe arrecare danno alla persona piuttosto che darle aiuto e beneficio. Occorre quindi attribuire la giusta importanza all’aspetto etico-deontologico, valorizzando cioè quegli aspetti che tendono ad essere nascosti (empatia) o che rischiano di essere non considerati perché, pur essendo determinanti e fondamentali sfumano tacitamente in sorta di oblio.

Dott.ssa Monica Cardellicchiohttps://www.assocarenews.it/
Laurea magistrale in Scienze Infermieristiche ed Osteriche Master di I livello in Management e coordinamento delle professioni sanitarie Master di I livello in Wound Care basato su prove di efficacia Master di II livello in Management delle Aziende Sanitarie Professore a contratto presso il Policlinico di Bari della Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche ed Osteriche e della Laurea in Infermieristica . Segretaria della Commissione dell' albo dell' OPI di Taranto
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