E' ora di curare la Sanità in Liguria. Incontro-dibattito a Genova.
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Come Infermieri ed Operatori Socio Sanitari possono interagire in una organizzazione perfetta del lavoro in ambito sanitario e socio-sanitario?

Si definisce organizzazione l’insieme di elementi che collaborano tra di loro in maniera dinamica, sia in rapporto all’ambiente interno che esterno, che formano un sistema unitario con una determinata funzione e dotata di autonomia decisionale.

L’armonia di un’organizzazione è garantita dai seguenti fattori:

  • Fattori di ingresso: input(provenienti dall’ambiente esterno);
    Attività di trasformazione (funzione dinamica dell’organizzazione);
    Fattori in uscita: prodotti o output ( prestazioni e servizi finalizzati al raggiungimento di specifici risultati).

L’organizzazione del lavoro in sanità.

L’organizzazione sanitaria è un sistema aperto, cioè un sistema che comunica continuamente con l’ambiente esterno in modo da favorire la trasformazione degli input provenienti dall’esterno in prodotti finali, che vengono erogati sotto forma di servizi e prestazioni sanitarie, finalizzate a un unico obiettivo: la salute. L’organizzazione sanitaria è un sistema complesso, formato da molte variabili:

VARIABILI ESTERNE (INPUT):

  1. Contesto: sociale, culturale, economico, politico;
  2. Mandato: leggi e direttive dell’autorità;
  3. Bisogni e domande: della persona o della comunità.

VARIABILI INTERNE: esse costituiscono la base essenziale dell’organizzazione sanitaria e sono:

  • Aspetto istituzionale: struttura e le sue risorse(persone, locali, finanze e tecnologie);
  • Obiettivi specifici: la concreta finalità di un’organizzazione sanitaria, ovvero la promozione della salute dei singoli e della collettività;
  • Regole e procedure: sono i protocolli e le procedure che regolano la gestione dell’organizzazione;
  • Processi tecnici, gestionali e sociali.

VARIABILI RISULTANTI:

  • EFFICIENZA;
  • QUALITÀ;
  • FLESSIBILITÀ;
  • SODDISFAZIONE;
  • APPRENDIMENTO;
  • CONTRIBUTO AL SUCCESSO AZIENDALE;
  • PRODOTTI E SERVIZI PER L’UTENTE;
  • GRATIFICAZIONE DELL’OPERATORE.

I risultati sono i cambiamenti che l’organizzazione genera attraverso le sue prestazioni. Riassumendo, un’organizzazione è costituita da:

  1. Struttura di base, che specifica i diversi compiti e la disponibilità delle risorse economiche;
  2. Meccanismi operativi, cioè le regole e le procedure che definiscono il corretto funzionamento dell’intero sistema;
  3. Processi sociali: modalità di comunicazione tra i membri dell’organizzazione e l’esterno.

In base alla definizione di organizzazione, possiamo dedurre che l’Azienda USL è un sistema:

  • Complesso: in quanto è organizzato da tanti sottoinsiemi in relazione tra loro;
  • Aperto: tutti i sottosistemi sono in continuo scambio con l’ambiente esterno;
  • Dinamico: poiché varia nel tempo;
  • Orientato: persegue degli obiettivi specifici.

All’interno dell’organizzazione le risorse subiscono dei processi di trasformazione, diretti (alla domanda dell’utente corrisponde l’assistenza), indiretti ( quando l’organizzazione mette a disposizione dei servizi che rendono possibile l’assistenza dei pazienti). Aspetto fondamentale è il fattore umano, cioè la capacità di fornire un’adeguata informazione agli utenti, che in base ad essa possono arrivare a decisioni più consapevoli. L’organizzazione sanitaria è dunque un’azienda di servizi.

Il servizio è il rapporto che si stabilisce tra l’organizzazione che eroga il servizio e il cliente che ne fa domanda. Essendo un’azienda, i prodotti finali (output) saranno: la promozione/tutela della salute del singolo e della collettività, e la prestazione erogata a vantaggio dei clienti, in base alle risorse disponibili. Il servizio erogato presenta le seguenti caratteristiche:

  • Coincidenza tra produzione ed erogazione;
  • Percezione immediata della qualità del prodotto fornito;
  • Supporto al cliente nella risoluzione dei problemi (problem solving);
  • Rapporto dinamico tra azienda e cliente;
  • Carattere pubblico;
  • Aspetto etico.

Tuttavia vi è anche un margine di imprevedibilità dei risultati rispetto alle aspettative e agli input.
All’interno dell’azienda in cui esercita il proprio ruolo l’OSS deve conoscere:

  • L’organizzazione: cioè le modalità di divisione dei ruoli di lavoro;
  • Metodo: in modo tale da sviluppare la capacità di problem solving;
  • Strumenti presenti nelle Unità operative: per svolgere il suo lavoro in maniera competente e soddisfare i bisogni del paziente.

La metodologia sanitaria è un insieme coordinato di tutti i ruoli svolti dalle singole parti, delle modalità in base alle quali vengono divisi i compiti, che sono tutte quelle operazioni volte a definire con chiarezza:

  • L’azione;
  • L’oggetto;
  • Le condizioni;
  • Il livello qualitativo che si vuole raggiungere.

La metodologia sanitaria comprende inoltre:

  • Attività: insieme dei compiti;
  • Prestazioni: decisione di azioni che mirano ad uno specifico risultato;
  • Funzione: insieme di attività.

I vari ruoli formano l’organo, che è un sottosistema dell’organizzazione sanitaria e ha una o più funzioni. L’organigramma esprime la gerarchia tra le varie unità organizzative e le relazioni tra di esse. Il mansionario è la definizione dei compiti assegnati ad uno specifico ruolo o ad un organo; Le norme e le pratiche: definiscono le fasi e le modalità di esecuzione dei compiti.

La procedura, le regole e i regolamenti definiscono in maniera formale i comportamenti da tenere all’interno dell’organizzazione.

I meccanismi operativi sono l’insieme dei processi funzionali del sistema e sono:

  • I processi di comunicazione: sono modalità e procedure di comunicazione standard attraverso le quali i vari operatori comunicano tra di loro per lo svolgimento delle varie mansioni (cartelle cliniche e infermieristiche, etc…);
  • Processi di decisione, coordinamento e controllo: meccanismi di controllo che influenzano l’organizzazione del sistema, che si distinguono in:
    • Individuale: la responsabilità personale che ogni operatore si assume nel proprio ruolo;
    • Comune: la pressione del gruppo sui componenti in base alla norma che lo regola.

Organizzativo: che a sua volta si divide in:

    • Controllo tecnico;
    • Controllo gerarchico: la supervisione di un capo;
    • Controllo quantitativo: attraverso il confronto delle prestazioni e i risultati.

Nel lavoro di gruppo, che si basa sulla divisione dei ruoli e delle responsabilità, è inevitabile che emerga la figura di un leader. Il leader è quel membro che all’interno dell’equipe esercita un potere maggiore degli altri, emanando delle direttive cui gli altri membri devono attenersi. La leadership mira al raggiungimento di determinati obiettivi in collaborazione dei diversi membri dell’equipe.

Vi sono diverse modalità con cui un leader può esercitare la propria leadership, che si possono sintetizzare in quattro stili:

  • STILE AUTORITARIO: in cui è il leader ad imporre le sue direttive al gruppo, proponendosi di dirigere;
  • STILE DEMOCRATICO: il leader esercita il suo potere per addestrare alla crescita, garantendo anche il suo sostegno all’equipe;
  • STILE PARTECIPATIVO: è una via di mezzo tra i due stili precedenti; in questo caso il leader si propone di sostenere le iniziative del gruppo;
  • STILE PERMISSIVO: il leader lascia completa autonomia al gruppo, senza garantire né le direttive né il sostegno necessario.

Un leader capace dovrebbe saper utilizzare le diverse tipologie di leadership a seconda del caso. Spesso il termine leader viene associato a quello di manager. La differenza sostanziale tra i due ruoli è che mentre il manager si limita a pianificare, controllare e governare il lavoro della sua equipe, il leader esercita la propria autorità comunicando e motivando in prima persona i membri del suo gruppo. Nella metodologia di organizzazione del lavoro i momenti fondamentali sono:

  • La divisione dei compiti;
  • La standardizzazione e il coordinamento dei ruoli.

Il coordinamento avviene attraverso determinati meccanismi, che sono:

  • Accordo informale: attraverso la comunicazione informale dei dati, da un membro all’altro dell’equipe;
  • Supervisione diretta: emanazione di precise direttive di un leader al suo gruppo (es. caposala-infermieri);
  • Standardizzazione dei processi lavorativi: in cui vengono specificati i contenuti lavorativi di ogni;
  • Mansione all’interno dell’equipe;
  • Standardizzazione delle specializzazioni: il personale viene adeguatamente addestrato;
  • Standardizzazione delle norme: vengono precisate le procedure che regolano l’attività del gruppo.

L’ORGANIZZAZIONE DELL’ASSISTENZA.

L’organizzazione dell’assistenza sanitaria si ispira ai seguenti principi:

  • La centralità del paziente;
  • La responsabilità della presa in carico del paziente;
  • Garanzia di continuità dell’assistenza;
  • La partecipazione della famiglia al progetto assistenziale;
  • Tutti i membri dell’equipe devono prefissarsi il raggiungimento degli stessi obiettivi;
  • Utilizzo di risorse disponibili nel modo più efficace.

I modelli organizzativi assistenziali possono essere di vario tipo:

  • MODELLO FUNZIONALE (per compiti): si basa sulla suddivisione del lavoro per compiti. Le caratteristiche principali di questo modello sono la struttura gerarchica e la specializzazione. Lo strumento di lavoro utilizzato è il piano delle attività, che velocizzando i tempi, aumenta l’efficacia dell’azienda ospedaliera;
  • MODELLO PER PICCOLE EQUIPE: viene utilizzato quando vi sono pochi malati ( 15 pz) assegnati ad un’equipe di diversi professionisti, che svolgono le loro mansioni sotto la supervisione di un capo che in genere è l’infermiere, il quale ha il compito di coordinare le diverse attività del team. Gli strumenti di lavoro utilizzati sono le riunioni, i piani di assistenza personalizzata e la cartella infermieristica;
  • PRIMARY NURSING: un solo infermiere che si fa carico dell’assistenza di un numero ridotto di pazienti; lo strumento di lavoro utilizzato è il piano di assistenza che viene compilato al momento dell’accettazione o del ricovero, contiene tutte le informazioni sul decorso della malattia e il piano delle dimissioni;
  • CASE MANAGEMENT: è un compromesso tra il modello per piccole equipe e il primary nursing; nello specifico si applica a casi particolari, in cui la cura è a lungo termine. Gli strumenti utilizzati sono il piano di assistenza e la cartella infermieristica.