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Infermieri, strada aperta alla dirigenza

Infermieri, strada aperta alla dirigenza

Riproponiamo un vecchio servizio di Barbara Mangiacavalli sulla Dirigenza Infermieristica.

La dirigenza infermieristica per prima, ma, in assoluto, tutta la nostra categoria professionale deve inquadrare con attenzione e in modo completo, reale ed esaustivo, i possibili sbocchi, come anche le eventuali limitazioni, che possono presentarsi allo sviluppo delle competenze e delle responsabilità manageriali degli infermieri. Per questo abbiamo organizzato a Bologna l’VIII edizione della Conferenza nazionale delle politiche della professione infermieristica dal titolo “La mappa di un percorso. La dirigenza infermieristica gestionale e professionale: focus sullo stato dell’arte e prospettive di sviluppo”.

La nostra dirigenza è nata con al legge 251/2000 e in questi 15 anni non è mai stata oggetto di “manutenzione” normativa, regolamentare, contrattuale, se non con provvedimenti sporadici e a macchia di leopardo. La quotidianità, infatti, ci offre molteplici spunti di riflessione e analisi su una dirigenza che in molte Regioni stenta a decollare, prevista nei piani regionali ma non attivata, cancellata o ridimensionata nei ridisegni degli assetti organizzativi delle regioni, messa in discussione ogni volta che vengono adottati provvedimenti regolamentari. Occorre quindi uscire da questa fase di “prove tecniche” e passare alla fase di messa a regime.

La professione ha fatto passi da gigante in questi ultimi anni ed era necessario fare il punto sulle strade aperte che abbiamo davanti. Una è quella, appunto della dirigenza ed è per questo che abbiamo voluto il focus di Bologna su come stare dentro il sistema, sia dal punto di vista gestionale che professionale.
Un focus che ha colto nel segno, visti anche i relatori intervenuti, dal presidente dell’Aran a quello del Comitato di settore, dal presidente di Agenas a quello di Forum Pa, i dirigenti delle professioni del ministro della Salute e ai massimi rappresentati del mondo accademico.

Un focus ben riuscito anche perché ha dato modo a chi lo ha seguito di persona o in streaming (ed è comunque tutt’ora disponibile in video sul canale Youtube) di scoprire che la nostra dirigenza non è un sogno da realizzare, ma una realtà che sta crescendo e si sta espandendo e che va dalla direzione generale delle aziende sanitarie a responsabilità strategiche, soprattutto nelle direzioni sociosanitarie, particolarmente congeniali alla professione infermieristica perché rappresentano l’anello di congiunzione tra l’organizzazione dell’ospedale e quella del territorio che si devono occupare di sviluppare e perché sono l’esternazione manageriale del concetto di prendersi cura, proprio della nostra professione.

Gli infermieri dirigenti puntano, grazie alla loro sempre maggiore qualificazione professionale, a contribuire a disegnare una riorganizzazione delle strutture e di appropriatezza non solo delle prestazioni, ma anche dei percorsi di cura e dei modelli organizzativi.
Per farlo c’è bisogno di attivare un confronto sugli ambiti in cui l’azione può essere svolta. Infatti oltre alla questione ‘normativo-regolamentare’ c’è anche la questione del significato e dell’opportunità di avere un livello manageriale e di governo delle risorse assistenziali nei nostri sistemi complessi.
A Bologna, il filo conduttore è stato quello di dare risposta a domande precise: quali risultati assistenziali, organizzativi, di sistema, realizza la dirigenza infermieristica? Quali sono gli elementi di forza e di valore che la presenza dell’infermiere dirigente dà al sistema salute?
Durante la Conferenza è stato sottolineato in questo senso il ruolo crescente dell’infermiere, descrivendone una responsabilità trasversale e multidisciplinare, inserendolo nel ciclo strategico delle aziende e trasformandolo nella “quarta gamba” della responsabilità aziendale: sono gli infermieri a sapere più degli altri cosa fare per i servizi alla persona.

Per questo non dobbiamo limitarci ad agire secondo indicazioni altrui, ma presentare idee e proposte, con maggiore responsabilità e titolarità, nella consapevolezza di essere obbligati a fare bene.
Davanti a noi abbiamo un ruolo nuovo, sul quale puntiamo anche la nostra stessa reputazione e che la Conferenza di Bologna, così come le esperienze che abbiamo ascoltato, ci dicono che è possibile conquistare e sviluppare.
E’ una scommessa con cui possiamo diventare i veri garanti della salute dei cittadini e che per essere vinta davvero dobbiamo affrontare con l’occhio pluralista di chi, nella posizione dirigenziale, sa guardare alle esigenze anche di tutte le altre professioni, ma senza mai perdere la nostra identità di infermieri.

Dalla Conferenza di Bologna portiamo a casa molti compiti da svolgere per dare corpo a un’idea e costruire e condividere assieme questo percorso. Dobbiamo farlo e farlo uniti, dal Comitato centrale della Federazione a ogni presidente di Collegio provinciale e con le associazioni e le rappresentanze professionali e manageriali della nostra categoria.
Dobbiamo essere in grado di essere sempre più presenti, visibili e incisivi nel sistema, cercando anche il confronto con il legislatore perché questo tenga conto grazie a noi delle esigenze rappresentate dalla comunità.

Non dobbiamo al contrario difendere a oltranza l’esistente: chiudersi in se stessi non è un modo per mettersi al riparo dalle criticità, ma per restare intrappolati in consuetudini e modelli ormai obsoleti. Il cambiamento è richiesto e ci è richiesto con forza dal contesto sociale, economico, culturale, ma anche e soprattutto dalla domanda di salute dei cittadini.

Barbara Mangiacavalli, attuale presidente FNOPI

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