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Infermiere condannato, alla guida sotto effetto di sostanze psicotrope. Lui: “trituravo farmaci per miei Assistiti, non ho assunto nulla”.

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Un Infermiere di 28 anni è stato condannato per essersi messo alla guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e psicotrope. Patente ritirata e 12 mesi di reclusione con condizionale. Lui si difende: “trituro farmaci dei miei Pazienti”.

Un Infermiere di 28 anni, E. M., nato in Svizzera e iscritto all’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Lecce, è stato condannato a 12 mesi di reclusione, 3200 euro di ammenda e revoca della Patente dopo essersi messo alla guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e farmaci psicotropi. Lui si è sempre difeso dicendo che per il lavoro che faceva e il genere di Assistiti che aveva era costretto a triturare la terapia e di fatto ad inalare quelle sostanze.

L’uomo, a quanto si è appreso, si era schiantato e l’esame tossicologico aveva rilevato sei sostanze. Diceva di sminuzzare le terapie degli anziani con il trita-compresse, ma è stato condannato. A nulla è servita l’azione difensiva del suo avvocato, che ha più volte insistito su un “contagio” involontario.

Ad incastrarlo il Laboratorio Analisi di Padova dopo un incidente stradale avvenuto ad Agordo in provincia di Belluno.

L’Infermiere leccese, come dicevamo, è stato condannato per guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope a un anno di arresto, 3.200 euro di ammenda e la revoca della patente. Concessegli le attenuanti generiche, ovvero la tesi della terapia triturata e inalata per sbaglio nella Casa di Riposo dove prestava la sua opera professionale. Ma non doveva mettersi alla guida ugualmente, un professionista infermiere, secondo il giudice Antonella Coniglio, sapeva di non poter guidare in quelle condizioni.

La tesi dell’inalazione involontaria di farmaci prolungata nel tempo e legata all’azione di triturare la terapia da somministrare agli Assistiti anziani e fragili della struttura in cui operava, quindi, è passata parzialmente. Il difensore Jenny Fioraso non è stato convincente al 100%, nonostante la puntuale perizia di parte.

Il problema è che ora anche altri colleghi Infermieri potrebbero trovarsi nella stessa situazione, soprattutto se soggetti a questo genere di prassi professionale.

Il Pubblico Ministero Gianluca Tricoli è stato ben più pesante. Infatti, aveva chiesto di condannarlo a 18 mesi di reclusione, multa e revoca prolungata della patente di guida, seguendo quanto dimostrato dal Perito del Tribunale.

In pratica durante il dibattimento vi è stata una battaglia di perizie durante cui sono state analizzate ben 6 sostanze (5 benzodiazepine e 1 barbiturico) trovate nella provetta di sangue (eseguita subito dopo il sinistro).

L’azione di triturare i farmaci prima della somministrazione degli stessi ai Pazienti della Casa di Riposo è stata testimoniata da altri colleghi. L’Infermiere non indossava mascherina e guanti di protezione durante lo sminuzzamento della terapia. Un errore madornale. Le sostanze probabilmente sono rimaste sotto le unghie delle mani e poi portate in bocca involontariamente o comunque micro-polverizzate ed inalate senza volerlo.

Alla base di questa prassi, va detto, è sempre necessario tutelarsi dall’assunzione involontaria mediante i Dispositivi di Protezione Individuale che ogni azienda fornisce. Ma poi nella vita professionale reale, anche per mancanza di tempo, non sempre si seguono le regole e si bypassa i dettami della Legge 81/2008 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

La guerra tra i due periti è stata evidente durante tutto il dibattimento. Quello di parte ha sempre asserito che la contaminazione è normale per chi effettua questo lavoro, per quello del tribunale no, anche perché i valori riscontrati erano troppo alti. Peccato che nessuno abbia considerato la biodisponibilità della terapia nel torrente ematico in un professionista che tritura compresse per decine di Pazienti per almeno due volte a turno per un periodo prolungato. Il Giudice è stato chiaro: basta una sola sostanza vietata per configurare il reato.

I fatti sono avvenuti nel 2020 in piena Pandemia Covid e durante la prima fase del lockdown. L’Infermiere prestava la sua opera professionale presso una nota Casa di Riposo in Veneto. Allo smonto si è schiantato con il proprio mezzo, senza coinvolgere altri soggetti. Immediatamente soccorso dai colleghi del Servizio 118 è stato trasportato presso il nosocomio di Agordo in codice giallo. Gli esami tossicologici hanno rilevato immediatamente l’assunzione delle sostanze di cui si è detto, tipiche terapie somministrati ad utenti anziani, affetti da demenze o patologie neurologiche di varia natura. Tali sostanza possono portare alla sonnolenza e alla confusione mentale in chi li assume. In pratica, non doveva mettersi alla guida.

Ora l’Infermiere leccese andrà in Appello non appena saranno pubblicate le motivazioni della sentenza, ma resta con l’amaro in bocca perché, a dire del suo difensore, finito nei guai per aver eseguito scrupolosamente le azioni quotidiane per garantire l’Assistenza.

A chi per motivi di lavoro e per l’utenza che assiste è costretto a triturare continuamente la terapia consigliamo a questo punto di proteggersi con gli opportuni DPI (mascherina e guanti, igienizzandosi le mani dopo ogni terapia). O comunque di non mettersi immediatamente alla guida. Non si sa mai!

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